mercoledì, 25 novembre 2009

Eulalia e il marinaio

“Che serata!
Non bastava quell’ idiota di un Gigi, che mi aveva fatto perdere due ore per finire il suo lavoro.
 
Perche’ lui i lavori li lascia sempre a meta’, come se fosse l’unico a voler tornare a casa presto.
Cosi’ gli altri devono finire al posto suo, se no qualcuno dei passeggeri poi si lamenta e il Capitano…
Bel tipo, quello: lui se ne sta con l’uniforme bianca, e che gli frega, se noi torniamo a casa tardi?
 
Comunque, non e’ stata tutta colpa di Gigi; fatto sta che ieri, finito di pulire, stavamo tutti un po’ sulle nostre, e ce ne siamo usciti io, il Samba, Valerio, e quello nuovo di Civitavecchia che non mi ricordo mai come si chiama. Gia’ che era tardi, tanto valeva farsi un giro al bar, prima di andare a casa, e siamo finiti, come facciamo sempre, al “Bar del Porto”.
 
Quel bar e’ come casa nostra. Il vecchio padron Beccaccio non l’ha mai voluto chiamare in altro modo, e anche adesso che l’ha preso in gestione il Geso, gli e’ rimasta l’insegna bianca con la scritta blu tutta sbiadita, che di sera s’accende come un presepe.
 
Al bar c’erano tutti: era giorno di rientri. Un bicchiere di qui, un giro di Moretta di la’, e intanto ci si raccontava la vita. Nicola, l’aveva appena lasciato la moglie. Nessuno voleva crederci: sembravano proprio una bella coppia.
Cannuggio era sempre li’ a chieder soldi, anche se sapeva che ormai nessuno glie li prestava piu’. Per fortuna c’era Sandro, a raccontare le barzellette come solo lui sa fare: avevo proprio bisogno di ridere.
 
Abbiamo bevuto, abbiamo parlato, si e’ fatto tardi.
Il Geso a una cert’ ora l’insegna di fuori l’ ha spenta, ma noi che eravamo di casa, ci ha lasciati andare avanti.
A un certo punto il Samba mi ha chiesto ancora quando mi sistemavo con una brava ragazza: eppure sapeva come stavano le cose. Ho iniziato a pensare a Marta, e sono diventato triste.
Non so che ora abbiamo fatto: piu’ bevevo, piu’ la faccia di Marta mi tornava davanti agli occhi.
 
Stamattina non ho sentito la sveglia. Per fortuna il Samba mi e’ venuto a suonare sotto casa.
Con la testa che scoppiava ho messo in fretta la giacca e sono uscito.
Ha guidato lui fino al porto, e per un pelo non siamo arrivati tardi.
E col mal di testa che avevo, adesso mi tocca fare doppio lavoro, perche’ tanto per cambiare Gigi e’ in ritardo.”
 
Eulalia ascolta in silenzio.
Un’ onda, un’ altra, poi solo gabbiani.
 
mercoledì, 22 aprile 2009

Eulalia e e lo splendido giardino III

Esercizio di stile di ubaldoriccobono

http://ubaldoriccobono.splinder.com/

Dalla stazione al castello ci volevano tre minuti. Una volta nella hall ti registravano in un battibaleno e poi ti destinavano alla suite. Sul letto c’era ad attenderti un bel costume da bagno e quindi potevi scendere subito in piscina e sdraiarti sul bordo a prendere il sole, con accanto bicchieri, ricolmi di limonata della casa, con il vetro appannato dal ghiaccio. Il conte aveva sfruttato al meglio tutto ciò che proveniva dalla tenuta e soprattutto dalla vicina limonaia.Gli impeccabili camerieri in alta e bianca uniforme passavano e ripassavano più e più volte a riempire i tavoli di enormi fette di torte di mele, mentre in lontananza un grammofono d’altri tempi suonava vecchi dischi, che struggevano l’anima. I miei pensieri vagabondi non m’impedirono però di considerare che avevo troppo poco tempo: invece di rintanarmi nella biblioteca fornita di molti libri, che avevo intravisto in fondo ad una sala all’arrivo, avrei noleggiato una bicicletta che mi avrebbe portato nel centro della deliziosa cittadina, di cui avevo ammirato da lontano le guglie della Cattedrale.

 

martedì, 06 gennaio 2009

Eulalia e il nuovo anno

Eulalia e' in perenne movimento .

Sospesa tra il mondo degli uomini e quello delle creature ultraterrene, viaggia nel piano della natura e in quello del fantastico.

Tra lo spazio profondo e gli abissi dell'anima, danza nelle notti di luna calante, tenendo in mano la torcia perenne della passione e del destino, e sebbene una gelida coltre bianca copra la terra e i sogni, Eulalia, novella Ecate, procede a passo spedito, con sicurezza.

 

Eulalia e' viva.

 

venerdì, 03 ottobre 2008

Eulalia e il treno in corsa

Ci sono persone la cui vita e’ un treno in corsa: partono, prendono velocita’ e viaggiano decise.
Sebbene non sempre si conosca la destinazione del viaggio, e talvolta non si riesca nemmeno a stabilire la direzione precisa in cui stanno andando, il loro procedere lungo binari dritti e lucidi trasmette una sensazione di forza e sicurezza non comuni, e, per questo, piena di fascino.
 
Queste persone possono avere due tipi di amici: quelli che corrono paralleli ai binari e saltano a bordo per condividere il viaggio, e quelli che si aspettano che il treno spenga i motori e il conducente si dedichi completamente a loro.

 
Eulalia appartiene alla prima categoria: per lei l’amicizia e’ fatta di condivisione, partecipazione e solidarieta’, percio’, quando incontra una persona lanciata come una locomotiva, non si aspetta che questa lasci ogni occupazione per dedicarsi a lei.
 
Certo, una pausa ogni tanto e’ salutare, ed Eulalia gioisce dei momenti che le vengono dedicati: l’attenzione esclusiva di una persona cara, il sentirsi al centro del suo universo, sono sensazioni impagabili che la riportano a momenti lontani, quando tutto sembrava piu’ semplice e chiudere gli occhi, isolandosi dal mondo circostante per assaporare un gelato alla vaniglia, era un’esperienza quasi ultraterrena.
 
Tuttavia, conscia dei limiti posti da una societa’ in cui il tempo libero a disposizione e’ il vero indicatore di ricchezza delle persone, accetta di buon grado di farsi trascinare in tourbillon di spostamenti, cene, uscite al cinema, incontri, attivita’ piu’ o meno ricreative, varie ed eventuali.
 
Lo fa con la leggerezza che le e’ propria : il peso di Eulalia in una casa e’ quello di una farfalla che si posa sui mobili senza appesantirli: apre le ali mostrando i propri colori, ma occupa lo spazio di un francobollo.
 
Le piace inserirsi nella quotidianita’ delle persone, anche quando questo comporta risvegli anticipati, notti passate in letti troppo piccoli o case troppo fredde, veglie prolungate, compagnie ingombranti e chiassose, pasti nella migliore delle ipotesi creativi e spostamenti impegnativi.
 
Non le importa del contorno.
Eulalia bada alla sostanza, ed accetta le persone per quel che sono; non pretende di stravolgerne le abitudini, ne’ di monopolizzarne la vita, anche se, a dire il vero, qualche volta ne ha la tentazione: le capita con la gente che vede di rado, e con la quale vorrebbe scambiare una scorta di energia ed affetto, da conservare per i tempi di carestia.



 

Eulalia partecipa fino in fondo alla vita degli altri: lo fa come e quando le e’ possibile, ma con la determinazione di chi vuole restare sul treno fino al capolinea: un po’ per fedelta’, un po’ perche’ e’ sempre curiosa di sapere come vanno a finire le storie.
 
Ora Eulalia e’ ferma alla stazione. Passano troppi treni, e lei non sa bene quale prendere.
Alla fine qualcuno decidera’: sara’ il destino, o il cuore di Eulalia, o forse il vento che spira da Nord.


Salira’ sulla prima carrozza e restera’ col naso incollato al finestrino per guardare il paesaggio e, quando sara’ il momento, portera’ un fiore al macchinista.
venerdì, 27 giugno 2008

Eulalia e la finestra sui ricordi

Post pubblicato su Caffè letterario

Eulalia, seguendo una corrente ascensionale, fluttua fino all’ ultimo piano di una palazzo di citta’.
All’interno dell’appartamento d’angolo, una vecchia signora, intenta da ore ad osservare le lancette dell’ orologio, guarda dalla finestra e, forse sperando in un refolo di vento, apre le imposte.
 
E’ una giornata molto calda: come quella dell’estate del ’46, quando un bel giovane di nome Giovanni si era presentato in cascina, vestito di tutto punto, per chiedere la sua mano.
Inizialmente la famiglia di lui si era opposta, ma poi le cose si erano appianate e il matrimonio era stato felice fin dal giorno della cerimonia, che si era tenuta nella chiesa di campagna del paese, in una mattina di fine agosto.
Gli anni del dopoguerra erano stati incredibili; entusiasmo, fiducia e speranza avevano consentito alla coppia di superare i problemi economici e la difficolta’ di mantenere i quattro meravigliosi figli: sforzi premiati dalla soddisfazione di vederli laureare e formare a loro volta una bella famiglia.
 
Giorno dopo giorno, calendario dopo calendario, il tempo ormai e’ passato, senza rumore, ed 
oggi il mondo sembra diverso, forse perche’ visto attraverso occhiali dalle lenti spesse come fondi di bottiglia.
Giovanni dai capelli bianchi se n’e’ andato gia’ da tre anni, ma la vecchia signora continua imperterrita a guardare dalla finestra, verso l’ora di pranzo, sperando di vederlo rientrare.
 
L’uomo col cappello che ha appena svoltato l’angolo sembra proprio lui: peccato che prosegua oltre il portone.
D’altro canto, nel corso degli anni Giovanni si e’ fatto sempre piu’ distratto, ed oggi potrebbe aver dimenticato di fermarsi nel punto giusto.
 
La donna si sporge leggermente dalla finestra per chiamarlo, ma l’uomo non la sente: del resto, i problemi d’udito di Giovanni sono risaputi.
Presa dall’ansia di attirare la sua attenzione, la donna si sporge ulteriormente dalla finestra, rischiando di perdere l’equilibrio e cadere.
Per fortuna, qualcuno la trattiene per un braccio: e’ la vicina di casa, che viene a trovarla tutti i santi giorni da quando e’ rimasta vedova. 



La vecchia si siede, un po’ delusa, brontolando per la distrazione di Giovanni, per la sua sordita’ e per mille altri motivi.
 
Poi offre alla vicina, che ha gia’pranzato, un paio di biscotti ed un caffe’, e le racconta, per la millesima volta, la storia del suo matrimonio.
 
La vicina ascolta, annuendo ogni tanto: lei sa che l’ anziana signora non si e’mai sposata, ha sempre vissuto sola, e di tanto in tanto vaneggia, specie quando fa caldo, ma non ha cuore di contraddirla.
 
Eulalia, che ha osservato tutto dalla finestra, sente un alito di vento glaciale soffiarle sul collo.
Col cuore trafitto, lascia l’anziana signora alla felicita’ che solo la follia puo’ regalare e vola via, portando con se’ tutti i ricordi del mondo: anche quelli di cio’ che non e’ mai stato e che mai sara’.

 
Cervello: area dei "falsi ricordi"
Studio riportato sul Journal of Neuroscience
"Capita, per lo piu' in eta' avanzata, che ricordiamo d'aver fatto o detto qualcosa o aver vissuto un episodio che non ci e' mai accaduto". "Sono le fantasie create da una parte del nostro cervello che potrebbe essere battezzata: 'sorgente dei falsi ricordi', alla base dei quali - riporta il Journal of Neuroscience - ci sarebbe un 'talento impressionista' che ricostruisce un'impressione d'insieme di un certo evento e che proprio per questo potrebbe farci travisare o scombussolarci i ricordi".
mercoledì, 19 dicembre 2007

Eulalia e i Delfini

Delfini: intelligenti e romantici
Corteggiano l'amata offrendole un mazzo di alghe

LONDRA, 6 DIC - Che i delfini fossero animali intelligenti si sapeva; ora grazie ad una ricerca britannica si scopre che sono anche romantici. Corteggiano l'amata regalandole un mazzo di alghe. Gli esperti hanno analizzato per 3 anni 6 mila gruppi di animali che attraversavano una foresta pluviale brasiliana.
In 221 gruppi vi era un maschio che trasportava in bocca alghe, ramoscelli o grumi d' argilla per persuadere la femmina all'accoppiamento.I delfini romantici erano piu' aggressivi degli altri.
 
 
ANCHE I DELFINI PARLANO E HANNO UN LINGUAGGIO
 
LONDRA – 19 DIC - I delfini sono in grado di parlare e hanno un proprio linguaggio. Lo sostiene l'esperta Liz Hawkins del 'Centro di ricerca delle balene' in Australia, che ha identificato 200 suoni diversi emessi dai mammiferi. Dal momento che i fischi con cui si esprimono sono collegati ad alcuni comportamenti, gli scienziati si sono fatti un'idea di quello che potrebbero dire.

 La Hawkins ha passato tre anni a studiare gli animali d'acqua, registrando 1.647 suoni provenienti da 51 coppie di delfini. I suoni sono stati raggruppati in 186 categorie, a seconda della frequenza con cui iniziavano e con cui finivano e della durata. Di questi, 20 erano molto comuni.

"Si tratta di una comunicazione molto complessa - ha spiegato Liz Hawkins alla rivista britannica 'New scientist' - e contestuale, quindi si può definire lingua". La ricercatrice ha classificato i suoni in cinque gruppi e ha scoperto che per ogni tipo di suono corrisponde un atteggiamento. Ad esempio quando le coppie viaggiano, usano un suono matematico, emesso in maniera simmetrica, cosa che invece non fanno quando si riposano o mangiano. Inoltre la Hawkins ha individuato un fischio che i delfini usano quando cavalcano le onde, riconducibile probabilmente ad un'espressione di euforia, come quelle dei bambini.

 "E' troppo presto - ha detto la ricercatrice - per capire se si dicono cose del tipo: 'dai sbrigati' oppure 'c'é del cibo li", ma è possibile che funzioni più o meno così. La loro comunicazione è molto più difficile di quello che credessimo". 


 
Eulalia corre, salta, vola. Va di fretta, rimbalzando come la pallina di un flipper tra mura di residenze storiche, angoli di quartieri alla moda, case di periferia. Rotola in salita, verso gli abitanti delle montagne, e poi scende, fino alla gente di mare.

A tutti, grandi e piccini, porta un mazzetto di alghe: lo porge con un sorriso, incurante degli sguardi increduli e perplessi, e poi riparte, alla volta di una metropoli o di una frazione di collina. Eulalia viaggia ai Poli e attraversa le fasce tropicali, rimbalza sulla linea dell’equatore e si spinge sopra ai crateri e sulle isole oceaniche.

E’ a buon punto: tra non molto avra’ terminato le consegne, e finalmente potra’ ripartire per lo spazio profondo, sperando che gli esseri umani comprendano il messaggio. Non e’ facile: per quanto chiaramente parli, Eulalia ha la netta sensazione che gli umani proprio non capiscano, eppure non demorde; prima o poi, qualche bipede avra’ un guizzo inaspettato dì’intelligenza, e tutto apparira’ in tutta la sua disarmante chiarezza.

 
Nel frattempo, volando verso Andromeda, Eulalia salutera’ la Terra con un cenno della mano,  sognando di tornare presto, e ritrovare una umanita’ migliore.

"So Long, and Thanks for All the Fish."
martedì, 14 agosto 2007

Eulalia e il mutismo selettivo

Eulalia trova in casa un vecchio giornale. Sta per gettarlo, quando nota un trafiletto:

 "Per dieci anni un bambino della Cornovaglia si e' rinchiuso nel mutismo piu' totale, comunicando solo attraverso i gesti e la scrittura . Il piccolo Ben aveva 3 anni quando promise alla madre: "Obbligatemi a fare l'operazione alle tonsille, e giuro che non parlero' mai piu'". E' cosi' e' stato, fino a pochi anni fa. La diagnosi dei dottori fu 'mutismo selettivo', un raro disordine del linguaggio che impedisce di parlare a persone nelle quali non si riponga la piu' completa fiducia."
 

  


Eulalia legge a notizia.  La rilegge. Ancora.
Eulalia crede che il mutismo selettivo sia una cosa meravigliosa. E’ stupendo, potersi chiudere in un silenzio legittimo e motivato.

Ma sarebbe ancor piu’ bello avere la facolta’ di contagiare altre persone, impedendo loro di dire sciocchezze, almeno per un po.’
Quello si’ che sarebbe un mutismo selettivo.
 
Eulalia tace. Osservera’ un mutismo selettivo fino alla prossima settimana. Forse.

Nel frattempo ci saranno il Ferragosto, le vacanze di massa, il tormentone dell’estate, i V.I.P. veri o costruiti, le previsioni del tempo, i bollettini sul traffico e gli avvisi ai naviganti: giusto il tempo di ritrovare un po’ di fiducia, e la voglia di parlare.
 
mercoledì, 01 agosto 2007

Eulalia e la luna grassa

 
Eulalia guarda il cielo rosso.

Una luna bianca si gonfia come un globo liscio e luminoso, per poi alzarsi oltre l’orizzonte degli umani. E’ una luna piena, percio’ e’ pesante: poco dopo il decollo, sente gia’ la fatica del volo e si deprime al pensiero di ripiegare verso il basso. Per non precipitare dalla malinconia, si appoggia sulle montagne nere e gentili, che le offrono un sostegno, senza chiedere nulla in cambio.
 
 
La luna, adagiata sul fianco sinistro, puo’ finalmente tirare il fiato e godersi il panorama estivo, mentre nuvole grigio piombo le passano davanti in silenzio, formando disegni arcani.
Eulalia, col naso all’ insu’, guarda ad occhi sgranati, e ogni tanto alza ed agita la mano, pensando di scacciare come mosche le nubi che si sono dispettosamente frapposte tra lei e la candida luce del pallido satellite.
 
Come per incanto le nuvole, obbedendo a un arcano richiamo, si spostano e si rincorrono come bambine, lasciando la luna giocare a nascondino dietro di esse, mentre piu’ in la’ le stelle, stanche di aspettare il loro turno, si spingono l’un l’altra per entrare in scena, ognuna al proprio posto.


La luna ride: salta, rimbalza tra le nuvole come la pallina di un flipper incantato e scarta di lato all’improvviso, obbligando Eulalia ad inseguirla, a fatica, con gli occhi.
Ad un tratto, le torna alla memoria un nome antico: Selene. Sorpresa dal ricordo, non si accorge di una montagna troppo vicina, cosi’ urta contro la cima aguzza, e si punge.
 
La luna, come una mano appoggiata per sbadatezza su una piastra bollente, scatta bruscamente all’indietro, e per lo slancio urta le prime stelle della sera, birilli puntiformi che si dispongono a caso, formando costellazioni inedite.
 
E mentre il Grande Carro dispiega nuove ruote e un timone troppo lungo, Eulalia, ferma in riva al lago, si sorprende di non sentire il freddo della sera.
 
 
domenica, 01 luglio 2007

Eulalia e il marciapiede

Eulalia in mezzo al traffico, cammina in equilibrio sul bordo del marciapiede.
Pensa al mare, al rumore delle onde, a un campo incolto che sbuca sull’orizzonte infinito d’estate, e per poco non si avvede di un camion che le passa urlando a pochi centimetri.
Eulalia si ritrae, e per un attimo e’ perfettamente conscia del traffico e dell’aria calda e mefitica che la circondano.
E mentre la polvere le sporca i sandali e il semaforo le fa cenno di affrettarsi, ricorda una cosa che aveva letto qualche tempo prima:
 
 
Due persone camminavano su un affollato marciapiede in una zona commerciale del centro.
Improvvisamente uno dei due esclamo’: “Ascolta questo delizioso frinire di un grillo!”
Ma l’altro non sentiva niente.
Chiese allora al suo compagno come potesse percepire il frinire d’ un grillo in mezzo al frastuono della gente e del traffico.
Il primo, che era uno zoologo, non spiego’ che era abituato ad ascoltare le voci della natura, ma trasse di tasca una moneta e la lancio’ sul marciapiede: subito una dozzina di persone inizio’ a guardarsi intorno.
“Sentiamo” rilevo’ lo zoologo “quello che cerchiamo d’ascoltare”.

 
Eulalia, sospesa sopra al marciapiede, sorride, e, camminando come una funambola, riprende ad ascoltare la canzone dei gabbiani e delle cicale.


mercoledì, 27 giugno 2007

Eulalia e il galeone

Genova e’ una citta’ di mare, o almeno cosi’ appare.
Sicuramente fa di tutto per sembrarlo, usando ogni mezzo per richiamare alla memoria immagini sbiadite di uno splendore repubblicano ormai dimenticato.
Riflessi accecanti del sole, raffiche di vento estivo, un galeone ormeggiato al porto antico: ogni cosa ricorda il blu.


La gente fa la fila per salire su un legno bello e falso. Paga il biglietto ed entra dalla pancia della nave finta. Passa accanto a mezzi cannoni che occhieggiano inermi da boccaporti ritagliati nel nulla, facendo fotografie inutili che a casa nessuno guardera’.
 
Sale, la folla vacanziera, fino al ponte superiore, per vedere dall’ alto i comuni mortali e rivolgere loro uno sguardo sprezzante, pensando di distinguersi dal gruppo di formiche giapponesi sparse sul molo.
Tra le cime che odorano d’ acqua e di stantio, qualcuno sogna di travestirsi da polena
 
Grottesche statue dorate ammiccano dall’alto.
I turisti sul cassero di poppa si sentono gia’ pirati, e se gli occhiali da sole hanno preso il posto della benda sull’occhio, pazienza: nessuno se ne accorgera’, da lontano.
 
Il galeone e’ li’ da molti anni, uscito da un set cinematografico di cui serba una gloriosa memoria: piu’ del pappagallo che gracchia felice, godendosi la meritata pensione ai Caraibi.
E ora i bambini si aggrappano alle corde urlando, mentre gli stranieri ispezionano il ponte, cercando all’orizzonte un’isola che, ovviamente, non c’e’.
 
Venti inutili chilometri di sartie e cordame per un vascello che probabilmente non prendera’ mai il mare, disegnano ragnatele eleganti nell’aria.
Difficile resistere alla tentazione di arrampicarsi fino al limite, sperando che la gomena si divincoli dall’acqua, e porti l’ancora in cielo, per sollevare le sorti di una vita altrimenti confinata entro gli angusti limiti della banale terraferma.
 
 
Un Nettuno barocco in cartapesta finge di scrutare il mare.
In realta’, guarda con malcelata noia i palazzi di fronte, seguendo con lo sguardo le ragazze in minigonna.

 
 
E la carcassa di legno, che nasconde un’anima di metallo, se la ride.
Un giorno, forse, accendera’ il motore nascosto nello scafo e se ne andra’ via, per una vacanza solitaria.
Ma Eulalia non sara’ a bordo. Portata via da un refolo di vento, a quest’ora sara’ gia’ in vista di Capo Horn.
 
 

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