Genova e’ una citta’ di mare, o almeno cosi’ appare.
Sicuramente fa di tutto per sembrarlo, usando ogni mezzo per richiamare alla memoria immagini sbiadite di uno splendore repubblicano ormai dimenticato.
Riflessi accecanti del sole, raffiche di vento estivo, un galeone ormeggiato al porto antico: ogni cosa ricorda il blu.
La gente fa la fila per salire su un legno bello e falso. Paga il biglietto ed entra dalla pancia della nave finta. Passa accanto a mezzi cannoni che occhieggiano inermi da boccaporti ritagliati nel nulla, facendo fotografie inutili che a casa nessuno guardera’.
Sale, la folla vacanziera, fino al ponte superiore, per vedere dall’ alto i comuni mortali e rivolgere loro uno sguardo sprezzante, pensando di distinguersi dal gruppo di formiche giapponesi sparse sul molo.
Tra le cime che odorano d’ acqua e di stantio, qualcuno sogna di travestirsi da polena
Grottesche statue dorate ammiccano dall’alto.
I turisti sul cassero di poppa si sentono gia’ pirati, e se gli occhiali da sole hanno preso il posto della benda sull’occhio, pazienza: nessuno se ne accorgera’, da lontano.
Il galeone e’ li’ da molti anni, uscito da un set cinematografico di cui serba una gloriosa memoria: piu’ del pappagallo che gracchia felice, godendosi la meritata pensione ai Caraibi.
E ora i bambini si aggrappano alle corde urlando, mentre gli stranieri ispezionano il ponte, cercando all’orizzonte un’isola che, ovviamente, non c’e’.
Venti inutili chilometri di sartie e cordame per un vascello che probabilmente non prendera’ mai il mare, disegnano ragnatele eleganti nell’aria.
Difficile resistere alla tentazione di arrampicarsi fino al limite, sperando che la gomena si divincoli dall’acqua, e porti l’ancora in cielo, per sollevare le sorti di una vita altrimenti confinata entro gli angusti limiti della banale terraferma.
Un Nettuno barocco in cartapesta finge di scrutare il mare.
In realta’, guarda con malcelata noia i palazzi di fronte, seguendo con lo sguardo le ragazze in minigonna.
E la carcassa di legno, che nasconde un’anima di metallo, se la ride.
Un giorno, forse, accendera’ il motore nascosto nello scafo e se ne andra’ via, per una vacanza solitaria.
Ma Eulalia non sara’ a bordo. Portata via da un refolo di vento, a quest’ora sara’ gia’ in vista di Capo Horn.