Esercizio di stile di Bierreuno
La mia storia inizia in questo splendido giardino, precisamente sotto la quercia che vedi laggiù, di fianco alla bicicletta gialla di mio fratello.
Ho sempre sentito quella rovere come un albero speciale, mi piace molto leggere o rilassarmi nella luce filtrata dalle sue foglie.
Be', un giorno torno a casa da scuola, lo zaino è così pesante che decido di riposarmi un po' prima di andare a tavola. Salgo sulla scaletta del letto a castello e mi sdraio. Comincio a pensare un po' di cose, soprattutto a un problema bizzarro che la prof di matematica ci ha dato per casa. Parla di una torta di mele nella quale bisogna inserire un triangolo rettangolo formato con tre quadrati, uno su ciascun lato, tutti ottenuti con fette di mela. Comincio a immaginare che la torta sia un cerchio... No, pensarci adesso mi fa venir fame, decido quindi di occuparmi del problema nel pomeriggio, magari dopo essere stato in biblioteca.
Allora accendo la radio e cerco una stazione che trasmetta della buona musica.
Non mi soddisfa niente.
Perciò salto giù dal letto ed esco in giardino per raggiungere la mia quercia.
Arrivo e mi accorgo che mamma ha spostato lì vicino la sedia e il tavolino in ferro battuto. Sul tavolo ci sono alcune stampe di un sito web, il "Teatro della Limonaia", bicchieri e ghiaccio.
Torno in casa per andare a cercare qualche notizia sugli spettacoli di questo teatro. Accendo il pc. Mentre aspetto di collegarmi, noto il curioso accostamento dei profili di oggetti piuttosto diversi fra loro. Il monitor del computer è di fianco a un grammofono e vecchi dischi impilati, li ho sempre visti lì eppure non avevo mai fatto caso prima a questa specie di anacronismo.
Quel grammofono, in realtà, più che un vecchio oggetto, è sempre stato per me come un essere vivente, un animale direi. Forse è proprio per questo che spesso lo accarezzo quando sono in internet, nemmeno con il mio gatto faccio così!
Mi piace la cassa del grammofono, in un certo senso mi sembra rassicurante, mio nonno mi diceva che è in rovere.
Questo ricordo mi fa venir voglia di prendere il grammofono e un disco e di tornare sotto la mia quercia.
Sistemo bene l'apparecchio sul tavolino di mia madre, faccio girare il disco e mi siedo.
Ecco, a quel punto probabilmente mi sono addormentato, anche se in effetti non ricordo di aver sognato.
Al risveglio mi sentivo in forma come se avessi nuotato.
Mi toccai la testa, aprii meglio gli occhi, e mi accorsi di essere in cuffia da piscina e costume da bagno.
Esercizio di stile di molem
La mia storia inizia in questo splendido giardino di nebbia.
Una nebbia fitta e molto densa, di quelle che evocano antiche immagini surreali e fiabesche.
Un arcaico mondo d'altri tempi in cui sembrano intravedersi nella foschia che lievemente vela, gigantesche sagome di imponenti edifici simili a vecchi e misteriosi castelli.
Poi la nebbia attorno al giardino piano piano si dirada e l'immaginazione cede lentamente il passo alla realtà di occhi moderni che riconoscono, al posto della pietrosa fortezza, una moderna biblioteca circondata non da vecchi cavalli, ma da moderni motorini ed una scintillante bicicletta che si rispecchia nei sempre meno timidi raggi di sole che perforano il fosco velo.
L'aria umida e fresca cede lentamente il passo ad una palla di fuoco che sembra voler incenerire il giardino nel quale mi trovo.
D'improvviso vi è già un torrido caldo quasi afoso, di quelli che portano la mente a giochi d'acqua in qualche affollata piscina piena di persone rosse come gamberi indossanti il costume da bagno che rispetta rigorosamente la moda del momento.
Le lancette dormienti del mio orologio si sono svegliate, ed ora corrono impietose.
Mi sveglio di soprassalto dai mie pensieri e lascio il dolce giardino in direzione della stazione ferroviaria, per prendere il cavallo di ferro che mi riporterà a casa.
Mentre cammino con passo spedito verso la meta, vedo gente che mangia avidamente grossi gelati e sorseggia gigantesche granite piene di ghiaccio in grossi bicchieri di plastica.
Senza quasi rendermene conto, torno con la mente ad una caldissima estate in cui sorseggiavo piacevolmente una limonata sotto ad un salice assieme ai miei genitori.
Torno ad un passato un pochino più recente di quello dei castelli ma senza dubbio molto vecchio;
un tempo in cui mia nonna mi offriva sempre una deliziosa fetta di torta di mele e nel quartiere si poteva ascoltare la musica proveniente da vecchi dischi suonati dal grammofono di un vicino della nonna.
Mi ritrovo sul treno con la mente ed il cuore colmi di bei ricordi.
La carrozza è quasi deserta ed io sono comodamente seduto sulla poltrona.
Appoggio la testa allo schienale, chiudo gli occhi e.... tra il mondo dei sogni ad occhi aperti e quello ad occhi chiusi non c'è più nessuna barriera.
Esercizio di stile di IosonoIo
http://esistiamo.splinder.com/
La mia storia inizia in questo splendido giardino, contorno di un antico castello posto in cima alla collina come antica difesa dai saraceni.
Ero lì ad ammirare i peschi e i mandorli in fiore e a sentire l’odore inebriante del gelsomino, ma l’albero mio prediletto ero il melo che mi riportava indietro nel tempo quando impaziente aspettavo che la nonna mi preparasse la sua deliziosa torta di mele
Nonostante questo piacevole ricordo mi apprestavo a passare una notte tormentata, al punto che i rintocchi dell’antico pendolo con la loro monotona cadenza mi avvisavano che il tempo scorreva inesorabilmente.
Ma quella notte i miei nemici non erano i saraceni , ciò che mi tormentava era il suo arrivo di primo mattino alla stazione del paese.
Ciò che un tempo nutriva i miei sentimenti con gentilezza e grazia adesso alimentava un leggero tormento che mi impediva di prendere sonno .
Già immaginavo la sorpresa: io con una bicicletta come unico possibile mezzo di trasporto per via dell’ auto colta da improvviso malore e assolutamente necessaria in quel caso.
Mi sollevai per l’ennesima volta dal letto e andai nella polverosa e monumentale biblioteca cercando qualche magico libro che potesse fornirmi una pozione per avvicinarmi a morfeo.
Alla fine dovetti desistere e preso dallo sconforto andai in piscina a fare un bagno , unica testimonianza dell’era moderna di quel posto, e lo feci con un pigiama promosso a costume da bagno.
Incomincia a nuotare quasi a sfinirmi e dopo qualche tempo, prossimo a quell’obiettivo mi trascinai fuori dalla piscina, ma l’unica voglia che ebbi fu quella di avere a disposizione un bicchiere , del ghiaccio e poter attingere direttamente dalla piscina riempita col succo prodotto da un’immensa limonaia..
Rivolto a pensieri più realistici provai a distendermi con la musica , nella sala da tè sopravviveva ancora un grammofono che sembrava ancora voler fare la corte a dei vecchi dischi .
Provai a farli incontrare e le note che si sparsero per l’aria mi diedero una sorta di carica al punto che decisi di seguire l’ineluttabile destino aspettando il suo arrivo ancora prima dell’alba e con quell’unico e insufficiente mezzo di trasporto.
Sapevo che non sarei stato capito, che non mi sarebbe stato perdonato nulla, che avrei chiuso con la grazia e la gentilezza rimanendo nel vuoto esistenziale più totale.
Mentre finalmente il treno si avvicinava, preso dal panico e dall’insopportabile peso di tutto ciò decisi di farla finita e più il treno nel vedermi ad aspettarlo sui binari fischiava inorridito più ero contento, quando improvvisamente qualcuno mi appoggio la mano sulla spalla , era mia madre che mi disse: svegliati che fai tardi con la scuola.





Ogni tragedia, in fondo, e’ una questione di prospettiva.