giovedì, 30 aprile 2009

Eulalia e lo splendido giardino IX

Esercizio di stile di Bierreuno

http://angoloba.splinder.com/

La mia storia inizia in questo splendido giardino, precisamente sotto la quercia che vedi laggiù, di fianco alla bicicletta gialla di mio fratello.

Ho sempre sentito quella rovere come un albero speciale, mi piace molto leggere o rilassarmi nella luce filtrata dalle sue foglie.

Be', un giorno torno a casa da scuola, lo zaino è così pesante che decido di riposarmi un po' prima di andare a tavola. Salgo sulla scaletta del letto a castello e mi sdraio. Comincio a pensare un po' di cose, soprattutto a un problema bizzarro che la prof di matematica ci ha dato per casa. Parla di una torta di mele nella quale bisogna inserire un triangolo rettangolo formato con tre quadrati, uno su ciascun lato, tutti ottenuti con fette di mela. Comincio a immaginare che la torta sia un cerchio... No, pensarci adesso mi fa venir fame, decido quindi di occuparmi del problema nel pomeriggio, magari dopo essere stato in biblioteca.
Allora accendo la radio e cerco una stazione che trasmetta della buona musica.
Non mi soddisfa niente.
Perciò salto giù dal letto ed esco in giardino per raggiungere la mia quercia.
Arrivo e mi accorgo che mamma ha spostato lì vicino la sedia e il tavolino in ferro battuto. Sul tavolo ci sono alcune stampe di un sito web, il "Teatro della Limonaia", bicchieri e ghiaccio.
Torno in casa per andare a cercare qualche notizia sugli spettacoli di questo teatro. Accendo il pc. Mentre aspetto di collegarmi, noto il curioso accostamento dei profili di oggetti piuttosto diversi fra loro. Il monitor del computer è di fianco a un grammofono e vecchi dischi impilati, li ho sempre visti lì eppure non avevo mai fatto caso prima a questa specie di anacronismo.
Quel grammofono, in realtà, più che un vecchio oggetto, è sempre stato per me come un essere vivente, un animale direi. Forse è proprio per questo che spesso lo accarezzo quando sono in internet, nemmeno con il mio gatto faccio così!
Mi piace la cassa del grammofono, in un certo senso mi sembra rassicurante, mio nonno mi diceva che è in rovere.
Questo ricordo mi fa venir voglia di prendere il grammofono e un disco e di tornare sotto la mia quercia.
Sistemo bene l'apparecchio sul tavolino di mia madre, faccio girare il disco e mi siedo.

Ecco, a quel punto probabilmente mi sono addormentato, anche se in effetti non ricordo di aver sognato.

Al risveglio mi sentivo in forma come se avessi nuotato.
Mi toccai la testa, aprii meglio gli occhi, e mi accorsi di essere in cuffia da piscina e costume da bagno.

venerdì, 24 aprile 2009

Eulalia e lo splendido giardino V

Esercizio di stile di molem

http://agitat.splinder.com/

La mia storia inizia in questo splendido giardino di nebbia.
Una nebbia fitta e molto densa, di quelle che evocano antiche immagini surreali e fiabesche.
Un arcaico mondo d'altri tempi in cui sembrano intravedersi nella foschia che lievemente vela, gigantesche sagome di imponenti edifici simili a vecchi e misteriosi castelli.
Poi la nebbia attorno al giardino piano piano si dirada e l'immaginazione cede lentamente il passo alla realtà di occhi moderni che riconoscono, al posto della pietrosa fortezza, una moderna biblioteca circondata non da vecchi cavalli, ma da moderni motorini ed una scintillante bicicletta che si rispecchia nei sempre meno timidi raggi di sole che perforano il fosco velo.
L'aria umida e fresca cede lentamente il passo ad una palla di fuoco che sembra voler incenerire il giardino nel quale mi trovo.
D'improvviso vi è già un torrido caldo quasi afoso, di quelli che portano la mente a giochi d'acqua in qualche affollata piscina piena di persone rosse come gamberi indossanti il costume da bagno che rispetta rigorosamente la moda del momento.
Le lancette dormienti del mio orologio si sono svegliate, ed ora corrono impietose.
Mi sveglio di soprassalto dai mie pensieri e lascio il dolce giardino in direzione della stazione ferroviaria, per prendere il cavallo di ferro che mi riporterà a casa.
Mentre cammino con passo spedito verso la meta, vedo gente che mangia avidamente grossi gelati e sorseggia gigantesche granite piene di ghiaccio in grossi bicchieri di plastica.
Senza quasi rendermene conto, torno con la mente ad una caldissima estate in cui sorseggiavo piacevolmente una limonata sotto ad un salice assieme ai miei genitori.
Torno ad un passato un pochino più recente di quello dei castelli ma senza dubbio molto vecchio;
un tempo in cui mia nonna mi offriva sempre una deliziosa fetta di torta di mele e nel quartiere si poteva ascoltare la musica proveniente da vecchi dischi suonati dal grammofono di un vicino della nonna.
Mi ritrovo sul treno con la mente ed il cuore colmi di bei ricordi.
La carrozza è quasi deserta ed io sono comodamente seduto sulla poltrona.
Appoggio la testa allo schienale, chiudo gli occhi e.... tra il mondo dei sogni ad occhi aperti e quello ad occhi chiusi non c'è più nessuna barriera.

mercoledì, 22 aprile 2009

Eulalia e e lo splendido giardino II

Esercizio di stile di IosonoIo

http://esistiamo.splinder.com/

 

La mia storia inizia in questo splendido giardino, contorno di un antico castello posto in cima alla collina come antica difesa dai saraceni.
Ero lì ad ammirare i peschi e i mandorli in fiore e a sentire l’odore inebriante del gelsomino, ma l’albero mio prediletto ero il melo che mi riportava indietro nel tempo quando impaziente aspettavo che la nonna mi preparasse la sua deliziosa torta di mele
Nonostante questo piacevole ricordo mi apprestavo a passare una notte tormentata, al punto che i rintocchi dell’antico pendolo con la loro monotona cadenza mi avvisavano che il tempo scorreva inesorabilmente.
Ma quella notte i miei nemici non erano i saraceni , ciò che mi tormentava era il suo arrivo di primo mattino alla stazione del paese.
Ciò che un tempo nutriva i miei sentimenti con gentilezza e grazia adesso alimentava un leggero tormento che mi impediva di prendere sonno .
Già immaginavo la sorpresa: io con una bicicletta come unico possibile mezzo di trasporto per via dell’ auto colta da improvviso malore e assolutamente necessaria in quel caso.
Mi sollevai per l’ennesima volta dal letto e andai nella polverosa e monumentale biblioteca cercando qualche magico libro che potesse fornirmi una pozione per avvicinarmi a morfeo.
Alla fine dovetti desistere e preso dallo sconforto andai in piscina a fare un bagno , unica testimonianza dell’era moderna di quel posto, e lo feci con un pigiama promosso a costume da bagno.
Incomincia a nuotare quasi a sfinirmi e dopo qualche tempo, prossimo a quell’obiettivo mi trascinai fuori dalla piscina, ma l’unica voglia che ebbi fu quella di avere a disposizione un bicchiere , del ghiaccio e poter attingere direttamente dalla piscina riempita col succo prodotto da un’immensa limonaia..
Rivolto a pensieri più realistici provai a distendermi con la musica , nella sala da tè sopravviveva ancora un grammofono che sembrava ancora voler fare la corte a dei vecchi dischi .
Provai a farli incontrare e le note che si sparsero per l’aria mi diedero una sorta di carica al punto che decisi di seguire l’ineluttabile destino aspettando il suo arrivo ancora prima dell’alba e con quell’unico e insufficiente mezzo di trasporto.
Sapevo che non sarei stato capito, che non mi sarebbe stato perdonato nulla, che avrei chiuso con la grazia e la gentilezza rimanendo nel vuoto esistenziale più totale.
Mentre finalmente il treno si avvicinava, preso dal panico e dall’insopportabile peso di tutto ciò decisi di farla finita e più il treno nel vedermi ad aspettarlo sui binari fischiava inorridito più ero contento, quando improvvisamente qualcuno mi appoggio la mano sulla spalla , era mia madre che mi disse: svegliati che fai tardi con la scuola.

venerdì, 18 luglio 2008

Eulalia e la materia dei sogni


Di cosa sono fatti i sogni?


Fiocchi di nuvole rosa che s’alzano oltre l’orizzonte degli eventi, o fauni mostruosi, appostati nel buio a cavallo delle ore notturne?


Bianche falene sospese nel tempo, o raggi di luna spezzati dai pini?





Su questo Eulalia s’interroga, dopo una notte insonne, davanti ad uno specchio vuoto.

Ma per risposta, ode soltanto l'eco sottile della propria voce.



venerdì, 30 maggio 2008

Eulalia e il supermercato dell' anima

Una prugna secca appassisce, come stanco e oscuro fiore, in un barattolo sullo scaffale.
Tra le corsie del supermercato, ormai vicino all’ ora di chiusura, risuona una musica insipida, che nessuno ascolta.

Nel banco frigo, le carote invendute parlano con le zucchine del tempo, della famiglia, e della prossima vacanza, mentre un cespo d’insalata si suicida per noia, lanciandosi nel sacco nero.
Il riso thailandese racconta i propri viaggi, le amicizie esotiche, la miseria dei campi; intanto le ali di pollo si lamentano della separazione dal resto del corpo: mal comune nel reparto macelleria.

Frattaglie sparse cantano in coro la canzone della vaschetta di polietilene: ogni salsiccia la conosce a memoria, e le braciole intonano, a turno, splendidi assoli in falsetto.
 
E’ bello vedere la panna liquida ondeggiare voluttuosa nel tetrapak: sembra una ballerina col tutu’ bianco, e i frollini fanno la fila per un giro di valzer con lei.
Panini, pagnotte e grissini fanno la corsa nei sacchi, e i salumi improvvisano un albero della cuccagna pieno di mortadelle, prosciutti e insaccati gustosi.

Liquori e bevande gassate brindano tra loro, e il pecorino sardo canta una nenia piena di malinconia.
La nostalgia attanaglia anche le caciotte toscane e il parmigiano, che vorrebbero tornare a casa.

Eulalia, in ritardo sulla tabella di marcia, compra dei ravanelli particolarmente allegri e si fa contagiare dal buonumore delle focaccine.

Paga il conto, esce, e non si avvede di un pacchetto di patatine che piange, da solo, in un angolo.
giovedì, 22 maggio 2008

Eulalia e la Stella Pigra

Astronomia: scoperta stella pigra
 
Brilla grazie ad aiuto della sua compagna
ROMA, 20 MAG - Esiste una stella cosi' pigra che non riesce a brillare da sola ma ha bisogno dell'aiuto della sua compagna. L'ha scoperta un gruppo italiano dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. La stella pigra appartiene a un sistema doppio, composto da due pulsar che emettono raggi X. Una delle due pulsar emette raggi X solo grazie all'aiuto della compagna che periodicamente la investe con un intenso flusso di particelle e le fornisce cosi' l'energia necessaria per brillare.
 
 



Eulalia si rigira nel letto.

E’ tardi, ma ancora la voglia d’alzarsi non e’ arrivata, ed Eulalia segue, senza riluttanza, il richiamo del cuscino a nuvola, del lenzuolo perlato e della sottile noia, giunta da tempo ad increspare, come onda leggera, l’oscuro oceano del mal di vivere, che la sua barca solca da settimane.

 
Oggi non e’ giornata di sole, d’erba appena tagliata, di fiori che s’aprono con gioia alla luce: il cielo e’ grigio, come l’anima; la gente che passa per strada fa un rumore stridente di rabbia, miseria e solitudine che Eulalia non vuole piu’ ascoltare.

Eulalia ha bisogno di riposo: sono lontani i momenti in cui col suo fulgore rischiarava il cielo notturno ed incantava gufi, streghe e lupi.


Dimenticati, da tempo, i voli tra le nuvole e gli uomini, lasciate alle spalle le imprese coraggiose e gli abbracci alle altre creature, Eulalia, dalle ali ripiegate, si nasconde sotto le coperte, sperando di ritrovare nei sogni l’ energia perduta: le stessa con cui, nelle notti piu’ fredde, toglieva gli uomini dall’inferno e li riscaldava con la propria luce avvolgente.


E mentre il monitor, nella stanza bianca, mostra con impietosa precisione la linea piatta dell’anima, Eulalia, in bilico tra il tubo dell’ endovena e la sponda del letto, attende un gesto rivelatore da parte della pulsar gemella.

martedì, 01 aprile 2008

Eulalia e l' elefante II

lunedì, 17 marzo 2008

Eulalia e la farfalla

GB: maxi- rifugio per le farfalle
L'inquinamento le annienta, una cupola le proteggera'

LONDRA, 13 MAR - La Gran Bretagna ha iniziato a costruire il piu' grande rifugio per farfalle al mondo, per proteggerle dall'inquinamento e dall'estinzione.
Butterfly World, una cupola del diametro di circa 100 metri sara' anche una grande attrazione turistica.

I lavori sono iniziati ieri nell'Hertfordshire.
Il progetto (25 milioni di sterline) e' stato lanciato col sostegno di alcuni dei maggiori ambientalisti britannici. Butterfly world aprira' i battenti tra giugno 2009 e maggio 2011.
 
 


La tempesta elettrica si e’ spostata lungo l’orizzonte degli eventi.
Il grande uovo striato rotola dalla cima del monte: il nido in vetroresina e cemento e’ stato spazzato via dal vento, e ora il condor di metallo vola in cerchio, sperando di avvistare la progenie chiusa nel guscio di vanadio.

Donnole in titanio si aggirano nei pressi dei pollai in lamiera, sperando in un lauto pasto, ma le galline in plastica, ormai sfornano solo globi di polietilene.
Sul terreno di cenere, rari ciuffi d’erba sintetica brillano di un verde innaturale nella semioscurita’ dell’ eclissi permanente.
E in tutto questo, automi stanchi e pallidi, cercano, senza speranza, un cenno di primavera.
 
Una farfalla blu e violetta vola su un narciso.
Non vi e’ nulla di piu’ sublime di un battito d’ali, lontano dalla cappa di gas venefici e metalli pesanti.

Una barriera trasparente, forse di cristallo, protegge, come uno scudo, cio’ che resta di un mondo ormai relegato nella dimensione onirica.
Guardare un fiore, sentirne il profumo e fermarsi ad osservare le capricciose evoluzioni di un lepidottero dai colori sgargianti, sapendo di non sognare: questa e’ la nuova frontiera di una umanita’ vicina al punto di non ritorno.


Eulalia, protetta dalla cupola, vola zigzagando, senza soluzione di continuita’.
lunedì, 01 ottobre 2007

Eulalia e il Primo di Ottobre

Eulalia cammina. Il marciapiede e’ lungo, ma lei non se ne cura: e’ troppo occupata ad accarezzare con la memoria una cartella rossa di pelle, ornata da un rettangolo di cavallino pezzato.
 
Un tempo, quella cartella rappresentava per Eulalia la realizzazione di un sogno bellissimo: Eulalia camminava con il fardello ancorato alle esili spalle, immaginando di galoppare nelle praterie.
Per il cavallo, invece, la cartella di Eulalia aveva significato la fine di una pacata e solitaria esistenza trascorsa tra i pali di un recinto, ma questo Eulalia non lo sapeva: era ancora in quell’ eta’ in cui non si sospetta mai che il proprio benessere possa passare per la sofferenza di qualcun altro.
 
Cosi’, il primo ottobre di un anno qualsiasi, Eulalia, con la sua cartella di cavallino bianco a macchie rosso-arancio, aveva lasciato la mano della mamma per salire i gradini ed infilarsi silenziosamente in classe, dando inizio a una lunga sequenza di giorni apparentemente tutti uguali ed equamente suddivisi tra lezioni, passeggiate fino ai bagni e merende.
 
Non era stata lei a scegliere il banco: l’anziana maestra, per comodita’, aveva messo a sedere i bambini in ordine alfabetico, per poter memorizzare piu’ facilmente i loro nomi.
Eulalia non aveva scelto nemmeno il grembiule bianco, la cui misura troppo grande era finalizzata ad un utilizzo che si sarebbe protratto negli anni successivi, ne’ le due palline di velluto verde che le penzolavano del collo, una buffa via di mezzo tra un fiocco e un cravattino eccentrico di coda di topo e pon-pon.

Ma ad Eulalia tutto questo piaceva, cosi’ come le piacevano i compagni con gli occhiali, le finestre sul giardino e il vecchio banco di legno, che da tempo non aveva, ne’ avrebbe mai piu’ visto in vita sua un calamaio pieno d’inchiostro.

 

Su invito della maestra, in una classe in religioso silenzio, cosi’ diversa da quella che sarebbe diventata la societa’ negli anni a seguire, Eulalia aveva aperto un quaderno, e poco dopo aveva appoggiato sul lato destro del banco un foglio di carta assorbente colorata.

Il profumo dei fogli a righe blu copiativo e della colla (che inevitabilmente veniva usata per qualsiasi scopo, tranne quello per cui era stata messa nel barattolo di metallo grigio-argento), era la cosa che preferiva della scuola, dopo i pennarelli colorati, che occupavano un posto speciale nel suo cuore.
Eulalia si divertiva a riempirli d’alcool, appena mostravano segni di cedimento, per riempire i fogli con mille chiazze di colore. Provava un amore smisurato per quelli color verde pisello, gli azzurri e il ciclamino, e non capiva perche’ i suoi compagni si accanissero ad usare sempre quelli rossi.
 
In classe, quel giorno, molti piangevano e chiamavano a gran voce la mamma, ma Eulalia non era tra quelli che si disperavano.

Eulalia viveva e sognava tra i banchi, sospesa tra realta’ e fantasia, vergogna ed amore, paura e leggerezza: fin da quel primo ottobre, Eulalia aveva capito di essere diversa, e a nulla erano valsi i suoi sforzi per fingere di non saper leggere e scrivere, cercando di passare inosservata: era evidente perfino per i compagni di scuola che quella bambina non camminava, come gli altri, a passi incerti tra parole nuove e letture sillabate a fatica.
Eulalia era al di la’ della loro immaginazione.
 
Il suono di un clacson riporta velocemente il calendario al proprio posto. Eulalia deve attraversare la strada, e dato che non e’ buona cosa finire sotto a un camion per colpa dei ricordi, decide di lasciare la bambina del passato nel banco in terza fila, a destreggiarsi tra matite e temperini di un tempo che non tornera’ mai piu’.

Il semaforo sta gia’ virando al giallo: la piccola Eulalia saluta da lontano con una mano davvero molto piccola, e torna ad esercitarsi con aste e puntini, per cercare di somigliare agli altri bambini.
postato da: soffiodimaggio alle ore 23:46 | link | commenti (247)
categorie: pensieri, ricordi, scuola, sogni, amici, tempo, persone, , autunno, ottobre, eulalia
lunedì, 03 settembre 2007

Eulalia e il dinosauro

Eulalia corre.
Il mostro avanza a passi pesanti, inesorabilmente. Nella jungla piu’ verde e piu’ profonda, Eulalia e’ una facile preda, ma non si arrende al fato avverso, ne’ all’evidenza.
Il sauro ha fame e muove la testa di lato, in cerca del pranzo. Rotea gli occhi vitrei in cerca della vittima, ma ancora non la vede: forse non tutto e’ perduto.
 
Eulalia ha il cardiopalmo. Si volta indietro e vede la testa del predatore, le zampe, il corpo affusolato e la lunga coda. Eulalia capisce di non avere scampo: e’ troppo piccola e lenta per sfuggire al proprio destino, eppure continua a correre a perdifiato, su per la collina, in cerca di un riparo che forse non esiste.
 
Il gigante affonda le zampe nel terreno, facendolo tremare: un piccolo terremoto che fa sbilanciare Eulalia. Ed eccola a terra, col cuore pronto a esplodere, consapevole del fatto che a nulla ormai varra’ rialzarsi, perche’ le fauci della bestia sono gia’ sopra di lei.
 
E poi il miracolo: un rumore tra le fronde e il sauro, con uno scatto della testa, per un istante, dimentica Eulalia e i morsi della fame.
 
Un titano senza zampe si muove nella parte piu’ fitta della foresta. E’ una creatura mostruosa, di un colore simile a quello del suolo con cui quasi si confonde: un miracolo di ingegneria naturale, il cui movimento ipnotico attira l’attenzione del predatore.
 
Si muove in modo impressionante: non striscia, come i serpenti, ma si contrae, creando una sorta di onda che parte dal capo e arriva sino alla coda. Poi si distende, in tutta la propria raccapricciante lunghezza, e subito dopo ricomincia da capo, alternando allungamenti e accorciamenti, in una danza priva di grazia.
 
E’ colossale e orribile: Eulalia potrebbe salirgli a cavalcioni, senza essergli di alcun peso; ma in quel corpo cilindrico e smisurato non si distinguono ne’ muso, ne’ occhi che facciano da riferimento; e’ un gigante che potrebbe essere uscito dal peggiore degli incubi.
 
In un istante, il sauro scatta a velocita’ impressionante e azzanna l’avversario in un punto che potrebbe essere sia la gola che il ventre: e’ impossibile stabilire con precisione cosa stia accadendo nel fitto della boscaglia, ma il sauro e ‘ piu’ grande e piu’ forte, ed e’ evidente che la lotta non durera’ a lungo.
 
Eulalia, con le gambe che ancora tremano dallo spavento, si rialza: meglio approfittare dello scontro tra titani per fuggire, non vista, prima che l’inseguimento riprenda.
Cosi’ corre, inerpicandosi tra liane e tronchi schiantati a terra, finche’ le sembra di essere abbastanza lontana da potersi permettere di guardare di nuovo alle proprie spalle.
 
Si volta e vede una cosa strana: gli arbusti si restringono velocemente, e cosi’ gli steli delle piante.
Eulalia guarda sopra di se’, ma dove c’erano tronchi larghi come una casa, ora vede un cielo pallido e sereno. A terra, qualche rametto secco tra l’erba incolta e i fiori selvatici, e nulla piu’.

 
Eulalia non comprende.
Forse e’ il terrore che ancora la paralizza a farla delirare, ma Eulalia e’ quasi certa che il mondo primordiale attorno a lei si restringa a vista d’occhio.
Piu’ in la’, una timida lucertolina tiene in bocca un verme succulento, che si dibatte inutilmente.
Il piccolo rettile guarda Eulalia con aria interrogativa, poi scompare in una crepa del muro poco distante, portando con se’ il proprio pranzo.

Ogni tragedia, in fondo, e’ una questione di prospettiva. 

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