“Ciao Lino, cos’e’ che fai li’ piegato per terra?”
“Avessi visto! C’era qui il Commendator Orsini: sai, quello che aveva sposato la figlia dell’Onorevole... Stanno in centro, ma lui ha l’ufficio in una delle villette qui dietro.
Era da un po’ che veniva qui con la sua amica, una bella signora tanto fine che io mi chiedevo come mai non la portasse a un bar del centro. Un giorno gli avevo sentito dire che veniva qui perche’ non rischiava di incontrare nessuno, e lei aveva fatto la faccia storta, ma era finita li’.”
"E allora?"
“Andavano avanti da mesi. Arrivavano separati, bevevano un aperitivo e poi andavano via insieme. A volte lui dopo tornava da solo a comprare le sigarette, e poi andava a casa.
Martedi’ e’ entrato, di corsa, a prendersi una stecca. Fuori c’era la moglie che lo aspettava: che strano – ho pensato – in tanti anni, lei qui non c’era mai venuta. Lui era nervoso. Comunque, fatti suoi. ”
“E poi?”
“Niente: oggi pomeriggio sono tornati, lui e l’amica, si sono seduti qui al tavolino, ma si capiva che le cose non andavano. Lei aveva due occhi gonfi cosi’, e lui continuava a ripeterle che non poteva, nella sua posizione, lasciare su due piedi una povera donna malata, e ci voleva tempo.
Allora lei ha cambiato faccia, e ha alzato la voce. Me lo ricordo come fosse un film.
Gli ha detto: “ Sai che ti dico? E’ piu’ di un anno che mi ripeti la stesse cose. - Adesso e’ presto, ora siamo sotto elezioni… - e vien sempre fuori quella storia della malattia. Ma a chi la racconti? E’ da vent’anni che e’ sana come un pesce, quella ci seppellisce tutti e due, e tu mi vieni a dire che non ce la fai a mollarla. Pero’, quando vieni a casa mia…Promesse, promesse: balle! Adesso non esci di qui, finche’ non decidi cosa vuoi fare nella vita. Non ho il tempo di aspettarti all’ infinito.”
“E lui, cos’ ha risposto?”
“Ah, niente. Continuava a guardare in basso e ripetere che ancora non poteva, lei doveva capirlo e portare pazienza. Non ho sentito bene, ma deve averle detto qualcosa di storto: lei ha stretto gli occhi, e gli ha tirato in faccia quello che c’era nel suo bicchiere. Poi ha buttato per terra la bottiglia. Lui non si e’ neanche mosso: se non c’ero io a fermarla, mi ribaltava anche il tavolino.
E’ uscita di corsa. Lui ha alzato il bavero del cappotto, e’ uscito quatto quatto come un ladro e mi ha lasciato qui a tirar su i vetri.
Speriamo che domani torni a pagarmi, il conto non glie lo avevo ancora portato."
Eulalia scivola via, tra cuori e vetri infranti, cercando di non farsi male.