Eulalia corre.
Il mostro avanza a passi pesanti, inesorabilmente. Nella jungla piu’ verde e piu’ profonda, Eulalia e’ una facile preda, ma non si arrende al fato avverso, ne’ all’evidenza.
Il sauro ha fame e muove la testa di lato, in cerca del pranzo. Rotea gli occhi vitrei in cerca della vittima, ma ancora non la vede: forse non tutto e’ perduto.
Eulalia ha il cardiopalmo. Si volta indietro e vede la testa del predatore, le zampe, il corpo affusolato e la lunga coda. Eulalia capisce di non avere scampo: e’ troppo piccola e lenta per sfuggire al proprio destino, eppure continua a correre a perdifiato, su per la collina, in cerca di un riparo che forse non esiste.
Il gigante affonda le zampe nel terreno, facendolo tremare: un piccolo terremoto che fa sbilanciare Eulalia. Ed eccola a terra, col cuore pronto a esplodere, consapevole del fatto che a nulla ormai varra’ rialzarsi, perche’ le fauci della bestia sono gia’ sopra di lei.
E poi il miracolo: un rumore tra le fronde e il sauro, con uno scatto della testa, per un istante, dimentica Eulalia e i morsi della fame.
Un titano senza zampe si muove nella parte piu’ fitta della foresta. E’ una creatura mostruosa, di un colore simile a quello del suolo con cui quasi si confonde: un miracolo di ingegneria naturale, il cui movimento ipnotico attira l’attenzione del predatore.
Si muove in modo impressionante: non striscia, come i serpenti, ma si contrae, creando una sorta di onda che parte dal capo e arriva sino alla coda. Poi si distende, in tutta la propria raccapricciante lunghezza, e subito dopo ricomincia da capo, alternando allungamenti e accorciamenti, in una danza priva di grazia.
E’ colossale e orribile: Eulalia potrebbe salirgli a cavalcioni, senza essergli di alcun peso; ma in quel corpo cilindrico e smisurato non si distinguono ne’ muso, ne’ occhi che facciano da riferimento; e’ un gigante che potrebbe essere uscito dal peggiore degli incubi.
In un istante, il sauro scatta a velocita’ impressionante e azzanna l’avversario in un punto che potrebbe essere sia la gola che il ventre: e’ impossibile stabilire con precisione cosa stia accadendo nel fitto della boscaglia, ma il sauro e ‘ piu’ grande e piu’ forte, ed e’ evidente che la lotta non durera’ a lungo.
Eulalia, con le gambe che ancora tremano dallo spavento, si rialza: meglio approfittare dello scontro tra titani per fuggire, non vista, prima che l’inseguimento riprenda.
Cosi’ corre, inerpicandosi tra liane e tronchi schiantati a terra, finche’ le sembra di essere abbastanza lontana da potersi permettere di guardare di nuovo alle proprie spalle.
Si volta e vede una cosa strana: gli arbusti si restringono velocemente, e cosi’ gli steli delle piante.
Eulalia guarda sopra di se’, ma dove c’erano tronchi larghi come una casa, ora vede un cielo pallido e sereno. A terra, qualche rametto secco tra l’erba incolta e i fiori selvatici, e nulla piu’.
Eulalia non comprende.
Forse e’ il terrore che ancora la paralizza a farla delirare, ma Eulalia e’ quasi certa che il mondo primordiale attorno a lei si restringa a vista d’occhio.
Piu’ in la’, una timida lucertolina tiene in bocca un verme succulento, che si dibatte inutilmente.
Il piccolo rettile guarda Eulalia con aria interrogativa, poi scompare in una crepa del muro poco distante, portando con se’ il proprio pranzo.
Ogni tragedia, in fondo, e’ una questione di prospettiva.