giovedì, 06 novembre 2008

Eulalia e l'autobus del giovedi'

 
Eulalia corre tra la gente. Attorno a lei, uno sciame di persone senz’ali s’agita e sgomita per tornare al proprio alveare.
Non c’e miele, ne’ profumo di fiori sull’ autobus che porta a casa le facce tristi del giovedi’ sera: solo volti tirati, barbe incolte, occhi scavati.
 
Eulalia prova un senso di nausea: sara’ per colpa del rollìo, oppure a causa dell’ enorme, ripugnante montagna di carne e grasso che si e’ seduta, sbuffando, accanto a lei.
 
Si tratta di un ubriaco, che regge in mano una bottiglia ormai quasi vuota.
Appena salito a bordo, si e’ scaraventato in uno dei pochi posti liberi; indossa abiti che non hanno provato l’emozione di un bucato da almeno sei settimane, ed emana un tanfo che mette a dura prova lo stomaco dei presenti.
 
Eulalia, pero’, non si muove, temendo di irritarlo: lo ha appena visto inveire contro un passeggero che aveva avuto l'ardire di trovarsi nelle vicinanze del posto libero, ed Eulalia non vuole scatenare alcun tipo di reazione in uno sconosciuto in grado di stendere una persona usando semplicemente il proprio alito.
 
L'ubriaco fissa Eulalia con insistenza e lei, per non sentirsi troppo a disagio, ma soprattutto per non cedere al desiderio dello stomaco, che vorrebbe rigettare il pranzo, inizia a concentrarsi sugli altri passeggeri.
Durante l'intero tragitto cerca di indovinare le storie dei presenti partendo da un qualsiasi dettaglio: un paio di occhiali dalla montatura rosso fuoco,un foulard a quadri verdi, un paio di scarpe con i lustrini o una giacca stretta e lisa.
 
Prima che l'autobus giunga alla destinazione di Eulalia, l'ubriaco si alza e va a discutere con la macchina obliteratrice,  che peraltro sembra ascoltarlo con maggiore interesse dei presenti.
Eulalia approfitta dell' inaspettata opportunita' per alzarsi e sgusciare via, in direzione della porta: ora il suo stomaco prova un grande sollievo, e anche il suo umore sembra risentire positivamente del cambiamento.


 
Solo in quel momento si avvede della presenza di un anziano, seduto accanto alla porta d'uscita, che prima era al di fuori della sua visuale.
Eulalia non e' molto brava ad attribuire l'eta' delle persone: l'uomo potrebbe avere settant' anni, come ottantacinque, ma cio' che non sfugge agli occhi di Eulalia e' la sua espressione.
 
L'anziano veste con cura, ma senza sfoggio di eleganza; porta un giaccone color kaki, imbottito e a prova di pioggia, non proprio nuovo, ma in ottime condizioni, ed indossa scarpe da ginnastica molto comode: alla sua eta', le esigenze del corpo superano di gran lunga quelle della vanita' personale.
 
Nel complesso, ad Eulalia sembra una persona tranquilla e posata, ma e' evidente che qualcosa non sta andando per il verso giusto.
Infatti, dopo due fermate, l'uomo prende dalla tasca un fazzoletto e si asciuga una lacrima.
Eulalia inizia a fare delle ipotesi: forse e' malato, oppure ha un problema che non puo'risolvere; in ogni caso, ha l'aria di qualcuno che sta affrontando qualcosa di nuovo e terribile.
 

I presenti voltano lo sguardo altrove: un uomo che piange in autobus, evidentemente, e'uno spettacolo poco gradevole.
Gli altri passeggeri, infatti, preferiscono fissare la propria borsa, tuffarsi nel giornale o fingere di leggere le pubblicita' sui cartelloni.
Eulalia, invece, decide che non e' il caso di ignorare il problema, ne' di fermarsi alle congetture, cosi' si avvicina all'uomo e gli chiede se stia bene e se ci sia qualche problema.
 
L' uomo la guarda un po' stranito, rinchiudendosi nella giacca come una tartaruga nel guscio, poi si decide a parlare.
In effetti, le cose non vanno affatto bene: poco prima ha ricevuto una telefonata che lo avvertiva del decesso della moglie, ed ora si sta recando in ospedale.
E' comprensibilmente scosso, ed Eulalia, quando arriva la sua fermata, decide di andare con lui.
 
L'uomo scende, visibilmente provato, ma ancora saldo sulle proprie gambe.
Sebbene continui a sostenere di non aver bisogno di essere accompagnato, Eulalia legge nel suo sguardo il bisogno, anzi, l'assoluta necessita' di un sostegno morale.
Cosi, scesa dall'autobus, lo affianca e percorre, in assoluto silenzio, un pezzo di marciapiede a fianco dell'anziano.
L'uomo, mentre cammina, la guarda, come per studiarla, poi inizia a raccontare.
 
E' stato in ospedale con la moglie fino all' ora di pranzo: lei era ricoverata da molto tempo, ma fino al giorno precedente le sue condizioni non avevano mai destato alcuna preoccupazione.
Al mattino, pero', la donna aveva iniziato a lamentarsi per un malessere diffuso: le era venuta la febbre ed aveva chiesto di essere visitata da un dottore.
L'uomo, che andava a trovarla tutti i giorni, sia al mattino che al pomeriggio, vedendola soffrire, aveva parlato con il medico di turno, che lo aveva rassicurato sulle condizioni della donna e lo aveva invitato ad andare, come di consueto, a pranzare a casa, sostenendo non ci fosse alcun pericolo.
 
Cosi', seppure un po' in ansia, era tornato alla propria abitazione e aveva iniziato a mangiare, con il proposito di tornare in ospedale nel primo pomeriggio, cosa che del resto faceva da anni, ma a meta' del piatto di pasta aveva ricevuto la telefonata dell'ospedale, e il mondo gli era crollato addosso.
 
Rimproverava a se stesso di non essere stato con la moglie al momento del trapasso, di aver ascoltato la voce del medico che minimizzava il problema, invece del proprio istinto, e si colpevolizzava per averla lasciata morire da sola.
Erano sposati da piu' di cinquant'anni, e malgrado la vecchiaia, le malattie e l'insesorabile scorrere del tempo, si amavano ancora.
 
Cammin facendo, l'anziano, con gli occhi lucidi, apre i forzieri in cui ha racchiuso i ricordi di una vita, raccontando ad Eulalia delle esperienze, delle gioie, dei problemi, delle difficolta' che i due hanno affrontato, nell'arco di mezzo secolo, sempre insieme.
 
Giunto all'ingresso dell'ospedale, l'uomo si lascia accompagnare fin sopra la scalinata d'ingresso, poi insiste per proseguire da solo, ed Eulalia comprende che e' giusto che sia cosi': il suo compito e' finito e sa bene che sara' l'anziano a dover affrontare, da quel momento, un percorso di solitudine proprio in quella fascia di eta' in cui si e' meno corazzati per farlo.
 
Lo saluta, accetta con piacere il ringraziamento ed il sorriso triste, ma sincero, dell' uomo, e lo lascia andare incontro ad un destino su cui Eulalia,  purtroppo, non ha alcun potere.
 
Proseguendo a piedi, lungo un marciapiede annegato da una pioggia sottile, Eulalia, privata della bacchetta magica, quasi rimpiange il rassicurante malessere provato accanto all'ubriaco: ora prova una gran nausea, che, ahimè, non svanira' scendendo da alcun autobus.
 
 



lunedì, 11 agosto 2008

Eulalia e la camera mortuaria

 

Appena entrati nel bell’ edificio moderno dai mattoni rossi e dalle grandi finestre affacciate sul verde della campagna circostante, i visitatori comprendono che il cartello indicante la camera mortuaria e’ piu’ di una semplice targa applicata sulla parete esterna dell’ospedale, e che varcare la soglia significa lasciarsi alle spalle bellezza, gioia e speranza. La delusione e’ simile a quella provata da chi, basandosi sulla prima impressione, ripone grandi aspettative in persone che a prima vista appaiono gradevoli ed attraenti, ma ad un secondo sguardo rivelano una natura assai meno piacevole.
 
Dietro alla porta, l’ingresso vetusto, le cui pareti non vedono una mano di vernice fresca da troppi lustri, riporta ai tempi in cui la televisione era in bianco e nero e le persone usavano il vestito buono solo la domenica; questo caso, pero’, il ritorno al tempo che fu non ha poesia, ne’ nostalgia: solo un senso di progressivo disfacimento che ammorba l’aria, le stanze e le persone.
 
Tutto, all’interno dell’area accuratamente celata nel lato piu’ remoto dell’ospedale, riporta a quella decadenza che ben si addice al lutto, e poco ha a che fare con la modernita’ e il rinnovamento, quasi a ricordare che la morte, seppure da molti considerata un mero processo di trasformazione, passa sempre e comunque per la progressiva decomposizione non tanto del corpo, quanto dell’anima, dei sentimenti di chi rimane e di quella quotidianita’ che solo gli illusi credono immutabile.
 
Sul lato sinistro del corridoio, una stanza poco illuminata contiene le spoglie mortali di tre creature.
 
La prima e’ relativamente giovane.
E’ una donna dai capelli corti e scarmigliati; l’hanno vestita con un abito di seta, truccata e composta in una posa raccolta, ma il suo aspetto non ricorda quello una principessa addormentata: somiglia, piuttosto, a quello di un’ inquieta creatura della notte.
L ‘ espressione della testa china e’ severa, quasi minacciosa. Ha labbra curvate verso il basso a mo’ di luna calante, come una maschera da tragedia greca; il colorito e’ livido, il viso gonfio come quello di un annegato, senza pero’ la grazia che si conviene ad una novella Ofelia.
Gli occhi chiusi e la postura rigida non sono quelli di chi riposa: da un momento all’altro, ci si aspetterebbe di vederla rialzare di scatto il busto per puntare un indice severo contro gli astanti, che non hanno saputo comprendere in tempo cosa stesse accadendo nel suo cuore e nella sua mente.
 
Prigioniera come un’ape in un barattolo dal coperchio di vetro, la donna non puo’ uscire per dire cio’ che pensa del mondo e degli uomini, ma le si legge in volto un misto di rabbia ed amarezza che rende ancora piu’ penoso il pensiero del suo trapasso.
 
Intorno al corpo, stalattiti di ghiaccio artificiale pendono dalle pareti interne della cassa: una barriera artificiale contro l’afa dell’estate, che in qualche modo riporta alla mente l’immagine di una capsula d’ibernazione.
Questa volta, pero’, non ci saranno astronavi pronte a partire per Orione, ne’ centri medici in cui risvegliarsi quando il futuro verra’ raggiunto dal presente: il programma prevede un solo viaggio, senza appello ne’ ritorno.
 
La seconda cassa sembra uscita da una sagra di paese. E’ in legno di ciliegio lavorato; all’estremita’ inferiore un leggero rigonfiamento rivela la presenza di un marchingegno: uno strano ibrido tra una fisarmonica ed un organetto da strada, che al posto delle note emette aria fredda, ma senza portare alcun refrigerio ai presenti.
 
Un uomo dal colorito giallognolo affonda la testa in un cuscino. Sembra molto stanco, come se avesse lottato molto a lungo, o camminato per ore ed ore senza meta. Indossa un abito chiaro in stoffa grezza che certamente ha visto tempi migliori, ma si addice all’atmosfera contadina creata dal contenitore intarsiato e tirato a lucido. Ai lati della cassa ci si aspetterebbe di vedere due braccianti, o un imbonitore di piazza accompagnato da un saltimbanco; invece, e’ una ragazza incinta dall’aria smarrita ad avvicinarsi timidamente per un ultimo saluto.
 
In fondo alla stanza e’ stata posta una terza cassa, gemella della prima, sul cui contenuto si possono fare solo delle congetture, giacche’ da lontano non e’ possibile distinguere le fattezze del suo occupante. A giudicare dalle espressioni dipinte sui volti delle persone arrivate a rendergli omaggio e dalla copiosita’ delle lacrime versate in silenzio dai presenti, si tratta di qualcuno molto amato, e anche se non e’ dato di sapere se la sua morte sia stata prematura, o violenta, piuttosto che annunciata, e’ certo che ad essa si accompagna una grande disperazione.
 

 

 

Eulalia, appoggiata all’angolo della prima cassa, guarda il viavai di parenti, amici e conoscenti che si alternano nei pressi delle persone scomparse.
Tre diverse linee di persone, tempi e spazi, che mai s’erano incrociate prima di fare ingresso in una camera che, a dispetto del nome, non porta in se’ ne’ fuoco ne’ calore.
Nella stanza, solo visi tirati ed occhi lucidi che si intersecano per pochi istanti, e che mai piu’ s’incontreranno nei tempi a venire.
  
E sebbene le casse siano state accuratamente sigillate ed isolate dall’ ambiente circostante, Eulalia e’ certa di sentir spirare da esse un vento freddo che tutto investe e travolge: quando arriva l’ora di chiusura, Eulalia e’ rapida a fuggire, ansiosa di togliersi di dosso lo strato di ghiaccio e dolore e lasciarsi alle spalle l’assordante rumore del nulla.

 

mercoledì, 16 aprile 2008

Eulalia e la Fata Confetto II

La Fata si muove in punta di piedi; agile come una ballerina, danza fino a un piccolo specchio d'acqua.


Rimira, con un po’ di civetteria, il proprio riflesso: ora che la sua statura e’ pari a quella di un umano, si sente ancora piu’ bella.
L’acqua dello stagno, limpida e fresca, e’ cosi’ pura ed invitante che l’incantevole creatura non puo’ fare a meno di chinarsi per sfiorarla con la punta delle dita.
 
Dal punto in cui la sottile, tenera mano tocca l’acqua, partono cerchi concentrici: la superficie s’increspa appena; poi, un sottile strato di brina appare sopra agli steli d’erba che rasentano il bordo dello stagno.

Pochi istanti dopo, l’acqua si raffredda, trasformandosi in uno struggente ricordo invernale: un blocco di ghiaccio molto spesso, dentro al quale i pesci, impotenti spettatori, restano imprigionati, come accade a certi fiori, che finiscono la loro esistenza racchiusi nei fermacarte di vetro.


Gli anatroccoli, che nuotavano in fila indiana dietro la loro madre, non hanno migliore destino e, fermi in una immobilita’ fotografica, che nulla ha a piu’ a che vedere con la vita, punteggiano di giallo intenso la superficie disperatamente bianca dello stagno ammutolito.




La Fata, felice come solo gli esseri alati sanno essere, sorride, si rialza e cammina verso una radura.

Rose selvatiche ed anemoni sgargianti, timide margherite e spavaldi crocus, tintinnanti campanellini, primule rigogliose, denti di leone, primule e violette: dinanzi a lei, un paradiso di colori e profumi s’apre a perdita d’ occhio.

Una carezza ad un fiore, un soffio su una corolla, un tocco a uno stelo verde: la Fata si muove con grazia e dolcezza.
Le piante fremono, come scosse da una brezza che si fa via via piu’ intensa, poi si contorcono, ritraendo le foglie, riconoscendo, troppo tardi, un’ oscura minaccia.

I fiori si richiudono.
Sono piccoli scudi colorati la cui bellezza, purtroppo, non basta a garantire sufficiente protezione: infatti avvizziscono, prosciugati da una siccita’ innaturale, e poi soccombono. Fragili scheletri anneriti e piccoli cumuli di cenere grigia prendono subito il loro posto nel deserto creato dal nulla, e dei profumi mattutini non resta neppure il ricordo.

E mentra Eulalia, ancora incredula, cerca la forza per reagire, la Fata alza le spalle, un po' delusa per la breve ed effimera essenza dello spettacolo, e si avvia, a passo leggero, verso la citta' piu' vicina.


 


giovedì, 21 febbraio 2008

Eulalia e il nero

CREATO IL COLORE NERO PIU' NERO CHE C'E'
 
WASHINGTON - E' stato creato in un laboratorio di ricerca dello Stato di New York il nero più nero che c'é, capace di annullare in modo assoluto l'effetto riflessione. Assorbe cioé il 99,9% della luce da cui viene colpito.

Il più nero materiale che esista al mondo è stato 'inventato' in un laboratorio di un politecnico di Troy ed è fatto di microscopiche fibre concave dello spessore di un atomo, non di più. A crearlo sono stati gli scienziati del Rensselaer Polytechnic Insitute, che hanno così superato il "nero più nero" creato nel 2003 sempre negli Stati Uniti, in un altro laboratorio e che era capace di di riflettere solo lo 0,17% della luce.
Questo nero, invece, annulla praticamente la riflessione: trattiene la luce visibile per il 99,955%.


 
 
Eulalia fissa il quadro appeso al muro color pece; la cornice, finemente intagliata, attira la sua attenzione: riccioli d’ebano, foglie e fiori notturni si rincorrono nel legno.
 
Eulalia si concentra sul dipinto: su un fondale nero come il fondo di un pozzo, due persone camminano affiancate.
 
Sono nell' ombra, percio’ non e’ possibile distinguerne le fattezze, ma Eulalia sa per certo che una di loro altri non e’ che il Principe delle tenebre.
 
Il Re del caos, padrone del nulla, si veste coi colori del lutto e della disperazione.
A lui appartengono il senso di assenza, il caos, il vuoto primordiale: e’ il principio e la fine di tutto, che nasce dall’inconscio e porta in se’ un’ incognita minaccia.
Indossa un mantello di oscurita’ ed una veste ricamata con i simboli di Saturno, con cui rivendica il proprio potere assoluto, ostentando il proprio disprezzo per cio’ che e’ giovane e vitale. 
Accarezza, senza affetto, una cornacchia dalle piume lucenti che gli si e’ appollaiata su un braccio, e intanto cammina lentamente verso un cono d’ombra.
 
Al suo fianco, una Strega dall’ abito color carbone guarda l’orizzonte.
Nella mano sinistra tiene un amuleto d’onice; nella destra, lo scettro della notte, di cui e’ regina, e col quale compie sortilegi oscuri e malefici. Dai capelli corvini escono misteriosi anelli di fumo maligno; gli occhi impenetrabili e privi di luce nascondono il senso di abbandono e di impotenza di fronte alla fine del tutto.
 
Eulalia, per la prima volta da molto tempo, prova un senso di sgomento.
Distolto lo sguardo dal quadro, si dirige verso il lato opposto della grande stanza, mentre un lupo nero, comparso da chissa’ dove, la segue con lo sguardo.
Eulalia attraversa a passo leggero la sala, sfiorando appena il pavimento ricoperto di piastrelle color inchiostro di china.
 
Sulla parete di fondo, un trono di ossidiana la sta attendendo.
Eulalia si siede, abbandonando la propria disperazione, pronta a sprigionare una luce abbagliante: dopo la notte, deve nascere un nuovo giorno.

Piccolo esperimento insensato per la creazione di un mondo migliore:
 
sabato, 22 settembre 2007

Eulalia e l'impermeabile

Eulalia, il 21 di Settembre, ha scritto un piccolo post qui.

Poiche' qualche amico che ne e' venuto a conoscenza  ha chiesto di poterlo leggere, ha pensato di rendere pubblico il link, per non escludere nessuno dalla  lettura.

Se lo desiderate, potete commentare anche su questo Blog.

Buon fine settimana a tutti.

 

 

martedì, 11 settembre 2007

Eulalia e l' 11 Settembre

- GINEVRA, 10 SET - Ogni 30 secondi una persona si toglie la vita nel mondo, ha ricordato oggi a Ginevra l'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms). Circa 3mila persone si suicidano ogni giorno nel mondo, ha indicato l'Oms in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio. Il tasso di suicidio e' salito del 60% in 50 anni e l'aumento piu' significativo si registra nei paesi in via di sviluppo. Il suicidio e' diventata poi la 3/a causa di morte tra i giovani dai 15 ai 34 anni.
 
 
 
Eulalia scuote la testa e guarda l’orologio.
Accanto, un ragazzo imbraccia un fucile e lo punta dritto al piccolo spazio in mezzo ai propri occhi.
Eulalia si sposta piu’ in la’, e vede una coppia in procinto di gettarsi dal ponte.
E allora Eulalia cammina, verso la periferia, in cerca di pace. Al terzo piano del palazzo piu’ alto, una madre apre i fornelli di casa, ma non per cucinare. Eulalia, turbata, sale in macchina, per andare lontano. Davanti a lei, una studentessa al volante punta a tutta velocita’ contro l’albero piu’ vicino.
 
Eulalia, angosciata, fugge, senza guardarsi attorno.
Ignora persone che si danno fuoco, famiglie che si lanciano nel vuoto, anziani che prendono sonniferi come caramelle e bambini appesi per il collo ad una corda legata all’albero.

 
In preda al panico, Eulalia guarda di nuovo il quadrante.
Trenta secondi ancora, e forse tocchera’ a lei.
Ma ad Eulalia non serve una pistola, ne’ un tubo di scappamento collegato all’abitacolo, o un pugnale rituale.
 
Eulalia muore, tutti i giorni.
Muore in ufficio, a casa, nel traffico.
Muore lontana dalle persone care, a cui non riesce a dedicare tempo.
Muore distante dalle cause per cui varrebbe la pena di vivere e lottare, strangolata da un’esistenza che in fondo non le appartiene.
 
Eulalia spera che qualcuno fermi l’orologio.
Trenta secondi.
giovedì, 30 agosto 2007

Eulalia e il Vampiro

Cammina lentamente, la testa alta, con espressione indecifrabile.
Si fa largo tra tappeti, poltrone e broccati rosso cupo, con secolare e consapevole sicurezza.
Ostenta una mollezza di costumi piu' apparente che reale ed indugia volentieri in vizi innominabili, ma non c'e' arroganza nel suo sguardo.

L'ozio e' il suo sport preferito: solo di rado, in preda alla noia, esce per una caccia notturna.
Giovani ambiziosi e fanciulle in fiore si sporgono verso di lui, sperando di farsi notare tra la folla.

Vorrebbero emularlo, o almeno brillare di luce riflessa. In un anelito d'immortalita', lo implorano di straziar loro il collo consenziente, ma a nulla valgono promesse, lusinghe e minacce: il loro desiderio non viene mai esaudito. E' lui, quello che sceglie.

Lestat coglie solo i fiori piu' belli. Li strappa quando sono sul punto di sbocciare e li conserva, per poco, in un vecchio tomo, tenui ricordi del senso di una vita perduta per sempre.
Presto appassiscono, e Lestat corre in un nuovo giardino, incurante delle suppliche delle vittime, per scegliere un nuovo segnalibro.

Ma con Eulalia, Lestat si trasforma. Eulalia e' diversa dagli umani che lo chiamano mostro, e dai vampiri, che lo osannano come un Dio.
Quando lo guarda, Eulalia non vede il vampiro, ne' il dissoluto: Eulalia vede solo Lestat.

Il vampiro prova per lei un affetto che va al di la’ di ogni comprensione.
Lestat non sa da dove venga la sua amica, non conosce la sua eta', ne' la sua meta: quando si e' immortali, certi dettagli sono irrilevanti.

Eulalia e' una bambina, una donna, un  pensiero improvviso che riporta a Lestat la memoria di un tempo lontano, in cui la vita era scandita dal battito del cuore.

Ma Eulalia non e' un canarino da tenere in gabbia, ne' un animale da addomesticare.

Eulalia e' libera di volar via in qualsiasi momento, percio' Lestat deve conquistarne l'amicizia, giorno per giorno.
Lestat prende Eulalia per mano e la conduce in luoghi mai visti, mostrando il meglio e il peggio di se', senza vergogna. La porta su sentieri scoscesi, ma tenendola sempre per mano. Se fa freddo le offre il mantello e quando piove e' la sua mano ad aprire l'ombrello per ripararla dall'acqua e dal male.


Un rivolo di sangue sporca il tappeto: un' altra creatura infelice lascia per sempre il mondo dei mortali. Due piccoli fori nei pressi della giugulare sono il suggello di un nuovo patto, o della fine di tutto.
Forse, grazie a Lestat, quel corpo esanime sorgera' presto a nuova vita, felicemente condannato a vagare nel tempo e nello spazio in una lotta senza quartiere con gli umani e la morale, oppure riposera' nel suo pallore irreale, in terra sconsacrata.

Eulalia guarda Lestat, sorride e non giudica: questo e' cio' di cui Lestat ha piu' bisogno, quando il peso degli anni e dei troppi delitti si fa insopportabile.

Anche i vampiri, ogni tanto, sentono il richiamo del sole.

Per Lestat, spavaldo antieroe della notte. 
 

Chi sono

Utente: soffiodimaggio
Una brezza leggera tra le foglie. Un petalo di rosa. Un raggio di luna tra gli aghi di pino.

Commenti recenti

IosonoIo in Eulalia e lo splendi...
IosonoIo in Eulalia e lo splendi...
IosonoIo in Eulalia e lo splendi...
soffiodimaggio in Eulalia e lo splendi...
soffiodimaggio in Eulalia e lo splendi...
soffiodimaggio in Eulalia e lo splendi...
soffiodimaggio in Eulalia e lo splendi...
soffiodimaggio in Eulalia e lo splendi...

Archivio

oggi
maggio 2009
aprile 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Chocopets

Links

***Euland***
7 di 9
Amauroto Valmont
Amosgitai
Animagothica
Anneheche
Anotherday
Apophenia
Arciere - immaginare come un cieco e poi inciampar
Argenio Giuliana - Parole di vetro
Asariah
Asmodaeus - TERRA VIVA
Atir - Wonkas
Ayladelclan - a pelo d'acqua e fil di nuvola
Bonzo Corrotto
Borbonico - RIFONDAZIONE BORBONICA
Budo
Buffy86
Bukaniere - quando il molare è a terra...
Caffè letterario
Calzelunghe
Carlo Menzinger
Carlyssima - Quello che mi frega...
Cavaliere Inesistente - Podmork
Cavaliere Inseistente - Khu
Cercacoccole - Fiocchi di nuvole
Cercacoccole2 - Passaggi fra le nuvole e la terra
Ciumakella - Ventodalmare
Com'arrinesce si cunta!
Coprofilo - REFLUI UMANI
Cozzanengo - sognare la poesia
Crystel84 - Il mio angolo di vita da scoprire...
Cyrnano
Daniele Marzocchi
Daphnee - Sorrisi e leggerezza
Der blaue Engel
Dianthus - Pensieri fra l'erba alta
Diego D'Andrea
Different prospectives
Dodoc - Tre minuti
Emily
Endendros - Anemophoros - Nel Vento
Enochirios - il crepuscolo delle scintille
Enolafay - Plimae
Erikamorphy - L'essenziale è invisibile agli occhi
EufemiaG
Fataiaia - La casa delle Fate
FKfrankcapra - Apophenia
Flash6155 - realtafrantumata
Flinx
Forsithya - Dove portano i sogni...
Francyc2
FranMc - TheChroniclesOfMe
Galahadrys
Gattoblog
GenerALEinverno - A che punto è la notte
GhostOfFreedom
Goodnightmoon - Diario di una borderline
Graficnika
Grandaniele - largoaigiovani
Hariseldom
Il Blogg8: The Vampyr8's Blog
Il dubbio e' il padre del sapere
Il Gatto Silver
Il giardino segreto
Il Mondo di Riccardo
Iopensosempre
IoSonoIo - pensieriaparole
Jecklemot - per quando t'assale la noia
JollyyRoger - Il sonno della ragione si rigenera
Katiuccia - lucciolexlanterne
Keypaxx
Kirasakuya - Mondo Decadente..Florida Follia..
Korus - Cristallodiquarzo
Kuppotto
L'arte è la mia fantasia
L'Uva e l'Ozio
LaDurlindana Storie A Budget Minimo
Ladypazz2 - Un continuo decervellamento di stile
Laura et Lory
Lavoretti
Lemurakkia - Io sogno la luna
Lenor - Il Resto di Niente
Lestat
Libero83 - oltre la monnezza
Lily of the valley
Lo scarabocchio di Comicomix
Lujomama - mamalujo.splinder.com/
Lupoanziano
Maestrobuitre
Maghettablog
Malviso - Nevermore
MarcFranz - C'era una volta l'amore...
Mariadn - Cosa cucino oggi?
Marleneinnoir
Materiaostrika
Matto81 - La stanza del matto
MaxDemian
Mbarabba - Il MONDO INTERNO ESTERNO DELL'INTERNO
Merlinus
Micheblog
Milanbeppe - vita quotidiana
Miriblog
Mjertovjek
Monicamarghetti - Little Monica
MorfeoNetDevil
Naïf Super
Navigare a vista
Nel Vento
Nella tana di Jedredd
Novadiana
Novelas - Telenovelas
Nullacomesembra - bellezza assoluta...ritorna l'ardore!!!
Okcomputer - L' Occhio di Rovereto
Ombrellina
OrdMADNESS - *The ORDINARY MADNESS*
OroViola
Ossimoro - Apolide
Otka
Paniko 23 - Third Inconvenience
Paul Templar - Come eravamo
Paul Templar - Misteri,cronaca nera e ....altro
Pcube - radionowhere - note dissonanti
Pensieri Correnti
Pensierorumoroso
perlasmarrita
Phersephonae
Poesiaoggi - Fuori dal coro
Poetanotturno
Pyperita - Il tè nel deserto
Qualcunomingoi
RAinBOY
ram87 - epaterlesbourgeois
Rat-Man ... errare umanum est!!!
Rebelnymph
Romantic Tragedy - Opera al Nero
Ruika Hiwatari - scheletrinellarmadio
Scatterhead
Sen - spicchidiluna
Senzaspine
Serenacocco - La Sposa di Minerva...
Sergio Bottoni
Shelidon
Shoruel Puot-Pourri
Silo9 - storia di una pennuta
Simone Bocchetta
Skarbie
Socrate Aquilani
Soffio di Vento
SorNarciso
Sparkling Diamond - Io non so volare...
StatI transitorI
Stefano Massa - Il blog della comunicazione politica
Steger - get down tonight
Suffisso - instant karma
Supermoon - Spettegulesss!!!!!!
Surfstyle
The Tired Knight
Triana - e ora che faccio?
Tumbergia
Tuttascema - dolcimusetti
Ubaldo Riccobono - Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle
Valehime
Ventnoir
Veraslobosky
Violinistafolle
Vyoletta
Witchofoz
Wittelsbach
Yasu - Ricordare per dimenticare
Zeta 1977 - XYZeta

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

Partecipano

Foto recenti

Bottoni


Contatore

visitato *loading* volte

Copyright

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.5 Italy License.

Statcounter

BlogSearch

Feedburner

365 petali di fiori

Writing Blogs - BlogCatalog Blog Directory
Submit to Social Websites

Categorie

11 settembre
21 settembre

alieni
allopregnanolone
ambiente
amici
amicizia
amore
animali
attualita
attualità
auguri
autunno
avaro
beltane
caldo
candele
cani
caraibi
carnevale
cinema e film
citta
città
cocaina
colori
cometa
concerto
criptonite
cuore
cupido
curiosità
delfini
delusione
denaro
desideri
dinosauri
dioniso
ditirambo
donne
droga
eclissi
equinozio
esercizio di stile
estate
eulalia
fantascienza
fantasia
farfalle
fate
fauni
favole
fedro
ferragosto
festa
fiabe
fiori
gabbiani
galeone
gatti
gelati
genetica
genova
giardini
giovinezza
halloween
horror
imbolc
inconscio
informazione
ipocrisia
king
kryptonite
lago
lavoratori
lavoro
lestat
lettera
letteratura
libri
litha
luce
luna
lupi
mabon
maggio
magia
mare
memorial
meschinita
metafore
miseria
miti
mondo
montagna
morte
mostri
musica
natale
natura
nave
neve
notizie
nuvole
opera
ossitocitina
ostara
ottobre
paesaggio
parafrasi
pedofilia
pensieri
personaggi
persone
piante e fiori
pipistrelli
pirati
poesia
polena
porto
pride
primavera
primo
ricordi
ricordo
rinascita
rivelazioni
romanzi
sacrifici
samhain
san valentino
scimmie
scoperte
scrittori
scuola
segreti
selene
societa
sogni
soldi
solitudine
solstizio
speranza
spiderman
stagioni
stelle
streghe
sultura
superman
tempo
topi
tradimento
umanità
uomini
uomo ragno
vacanze
vampiri
vendetta
viaggi
visioni
wicca
yule
zen
zoo