Esercizio di stile di molem
La mia storia inizia in questo splendido giardino di nebbia.
Una nebbia fitta e molto densa, di quelle che evocano antiche immagini surreali e fiabesche.
Un arcaico mondo d'altri tempi in cui sembrano intravedersi nella foschia che lievemente vela, gigantesche sagome di imponenti edifici simili a vecchi e misteriosi castelli.
Poi la nebbia attorno al giardino piano piano si dirada e l'immaginazione cede lentamente il passo alla realtà di occhi moderni che riconoscono, al posto della pietrosa fortezza, una moderna biblioteca circondata non da vecchi cavalli, ma da moderni motorini ed una scintillante bicicletta che si rispecchia nei sempre meno timidi raggi di sole che perforano il fosco velo.
L'aria umida e fresca cede lentamente il passo ad una palla di fuoco che sembra voler incenerire il giardino nel quale mi trovo.
D'improvviso vi è già un torrido caldo quasi afoso, di quelli che portano la mente a giochi d'acqua in qualche affollata piscina piena di persone rosse come gamberi indossanti il costume da bagno che rispetta rigorosamente la moda del momento.
Le lancette dormienti del mio orologio si sono svegliate, ed ora corrono impietose.
Mi sveglio di soprassalto dai mie pensieri e lascio il dolce giardino in direzione della stazione ferroviaria, per prendere il cavallo di ferro che mi riporterà a casa.
Mentre cammino con passo spedito verso la meta, vedo gente che mangia avidamente grossi gelati e sorseggia gigantesche granite piene di ghiaccio in grossi bicchieri di plastica.
Senza quasi rendermene conto, torno con la mente ad una caldissima estate in cui sorseggiavo piacevolmente una limonata sotto ad un salice assieme ai miei genitori.
Torno ad un passato un pochino più recente di quello dei castelli ma senza dubbio molto vecchio;
un tempo in cui mia nonna mi offriva sempre una deliziosa fetta di torta di mele e nel quartiere si poteva ascoltare la musica proveniente da vecchi dischi suonati dal grammofono di un vicino della nonna.
Mi ritrovo sul treno con la mente ed il cuore colmi di bei ricordi.
La carrozza è quasi deserta ed io sono comodamente seduto sulla poltrona.
Appoggio la testa allo schienale, chiudo gli occhi e.... tra il mondo dei sogni ad occhi aperti e quello ad occhi chiusi non c'è più nessuna barriera.
Eulalia e' in perenne movimento .
Sospesa tra il mondo degli uomini e quello delle creature ultraterrene, viaggia nel piano della natura e in quello del fantastico.
Tra lo spazio profondo e gli abissi dell'anima, danza nelle notti di luna calante, tenendo in mano la torcia perenne della passione e del destino, e sebbene una gelida coltre bianca copra la terra e i sogni, Eulalia, novella Ecate, procede a passo spedito, con sicurezza.
Eulalia e' viva.




Post pubblicato su Caffe' Letterario
