giovedì, 06 novembre 2008

Eulalia e l'autobus del giovedi'

 
Eulalia corre tra la gente. Attorno a lei, uno sciame di persone senz’ali s’agita e sgomita per tornare al proprio alveare.
Non c’e miele, ne’ profumo di fiori sull’ autobus che porta a casa le facce tristi del giovedi’ sera: solo volti tirati, barbe incolte, occhi scavati.
 
Eulalia prova un senso di nausea: sara’ per colpa del rollìo, oppure a causa dell’ enorme, ripugnante montagna di carne e grasso che si e’ seduta, sbuffando, accanto a lei.
 
Si tratta di un ubriaco, che regge in mano una bottiglia ormai quasi vuota.
Appena salito a bordo, si e’ scaraventato in uno dei pochi posti liberi; indossa abiti che non hanno provato l’emozione di un bucato da almeno sei settimane, ed emana un tanfo che mette a dura prova lo stomaco dei presenti.
 
Eulalia, pero’, non si muove, temendo di irritarlo: lo ha appena visto inveire contro un passeggero che aveva avuto l'ardire di trovarsi nelle vicinanze del posto libero, ed Eulalia non vuole scatenare alcun tipo di reazione in uno sconosciuto in grado di stendere una persona usando semplicemente il proprio alito.
 
L'ubriaco fissa Eulalia con insistenza e lei, per non sentirsi troppo a disagio, ma soprattutto per non cedere al desiderio dello stomaco, che vorrebbe rigettare il pranzo, inizia a concentrarsi sugli altri passeggeri.
Durante l'intero tragitto cerca di indovinare le storie dei presenti partendo da un qualsiasi dettaglio: un paio di occhiali dalla montatura rosso fuoco,un foulard a quadri verdi, un paio di scarpe con i lustrini o una giacca stretta e lisa.
 
Prima che l'autobus giunga alla destinazione di Eulalia, l'ubriaco si alza e va a discutere con la macchina obliteratrice,  che peraltro sembra ascoltarlo con maggiore interesse dei presenti.
Eulalia approfitta dell' inaspettata opportunita' per alzarsi e sgusciare via, in direzione della porta: ora il suo stomaco prova un grande sollievo, e anche il suo umore sembra risentire positivamente del cambiamento.


 
Solo in quel momento si avvede della presenza di un anziano, seduto accanto alla porta d'uscita, che prima era al di fuori della sua visuale.
Eulalia non e' molto brava ad attribuire l'eta' delle persone: l'uomo potrebbe avere settant' anni, come ottantacinque, ma cio' che non sfugge agli occhi di Eulalia e' la sua espressione.
 
L'anziano veste con cura, ma senza sfoggio di eleganza; porta un giaccone color kaki, imbottito e a prova di pioggia, non proprio nuovo, ma in ottime condizioni, ed indossa scarpe da ginnastica molto comode: alla sua eta', le esigenze del corpo superano di gran lunga quelle della vanita' personale.
 
Nel complesso, ad Eulalia sembra una persona tranquilla e posata, ma e' evidente che qualcosa non sta andando per il verso giusto.
Infatti, dopo due fermate, l'uomo prende dalla tasca un fazzoletto e si asciuga una lacrima.
Eulalia inizia a fare delle ipotesi: forse e' malato, oppure ha un problema che non puo'risolvere; in ogni caso, ha l'aria di qualcuno che sta affrontando qualcosa di nuovo e terribile.
 

I presenti voltano lo sguardo altrove: un uomo che piange in autobus, evidentemente, e'uno spettacolo poco gradevole.
Gli altri passeggeri, infatti, preferiscono fissare la propria borsa, tuffarsi nel giornale o fingere di leggere le pubblicita' sui cartelloni.
Eulalia, invece, decide che non e' il caso di ignorare il problema, ne' di fermarsi alle congetture, cosi' si avvicina all'uomo e gli chiede se stia bene e se ci sia qualche problema.
 
L' uomo la guarda un po' stranito, rinchiudendosi nella giacca come una tartaruga nel guscio, poi si decide a parlare.
In effetti, le cose non vanno affatto bene: poco prima ha ricevuto una telefonata che lo avvertiva del decesso della moglie, ed ora si sta recando in ospedale.
E' comprensibilmente scosso, ed Eulalia, quando arriva la sua fermata, decide di andare con lui.
 
L'uomo scende, visibilmente provato, ma ancora saldo sulle proprie gambe.
Sebbene continui a sostenere di non aver bisogno di essere accompagnato, Eulalia legge nel suo sguardo il bisogno, anzi, l'assoluta necessita' di un sostegno morale.
Cosi, scesa dall'autobus, lo affianca e percorre, in assoluto silenzio, un pezzo di marciapiede a fianco dell'anziano.
L'uomo, mentre cammina, la guarda, come per studiarla, poi inizia a raccontare.
 
E' stato in ospedale con la moglie fino all' ora di pranzo: lei era ricoverata da molto tempo, ma fino al giorno precedente le sue condizioni non avevano mai destato alcuna preoccupazione.
Al mattino, pero', la donna aveva iniziato a lamentarsi per un malessere diffuso: le era venuta la febbre ed aveva chiesto di essere visitata da un dottore.
L'uomo, che andava a trovarla tutti i giorni, sia al mattino che al pomeriggio, vedendola soffrire, aveva parlato con il medico di turno, che lo aveva rassicurato sulle condizioni della donna e lo aveva invitato ad andare, come di consueto, a pranzare a casa, sostenendo non ci fosse alcun pericolo.
 
Cosi', seppure un po' in ansia, era tornato alla propria abitazione e aveva iniziato a mangiare, con il proposito di tornare in ospedale nel primo pomeriggio, cosa che del resto faceva da anni, ma a meta' del piatto di pasta aveva ricevuto la telefonata dell'ospedale, e il mondo gli era crollato addosso.
 
Rimproverava a se stesso di non essere stato con la moglie al momento del trapasso, di aver ascoltato la voce del medico che minimizzava il problema, invece del proprio istinto, e si colpevolizzava per averla lasciata morire da sola.
Erano sposati da piu' di cinquant'anni, e malgrado la vecchiaia, le malattie e l'insesorabile scorrere del tempo, si amavano ancora.
 
Cammin facendo, l'anziano, con gli occhi lucidi, apre i forzieri in cui ha racchiuso i ricordi di una vita, raccontando ad Eulalia delle esperienze, delle gioie, dei problemi, delle difficolta' che i due hanno affrontato, nell'arco di mezzo secolo, sempre insieme.
 
Giunto all'ingresso dell'ospedale, l'uomo si lascia accompagnare fin sopra la scalinata d'ingresso, poi insiste per proseguire da solo, ed Eulalia comprende che e' giusto che sia cosi': il suo compito e' finito e sa bene che sara' l'anziano a dover affrontare, da quel momento, un percorso di solitudine proprio in quella fascia di eta' in cui si e' meno corazzati per farlo.
 
Lo saluta, accetta con piacere il ringraziamento ed il sorriso triste, ma sincero, dell' uomo, e lo lascia andare incontro ad un destino su cui Eulalia,  purtroppo, non ha alcun potere.
 
Proseguendo a piedi, lungo un marciapiede annegato da una pioggia sottile, Eulalia, privata della bacchetta magica, quasi rimpiange il rassicurante malessere provato accanto all'ubriaco: ora prova una gran nausea, che, ahimè, non svanira' scendendo da alcun autobus.
 
 



mercoledì, 31 ottobre 2007

Eulalia e il giorno di Halloween

Halloween: americani in cerca di paure sempre più estreme
Lun 29 Ott - Passare la serata mangiando insetti, rinchiusi in una bara con dei vermi o inseguiti da un serial killer con una motosega. In America gli eventi legati ad Halloween stanno diventando sempre più estremi, con la gente che vuole provare terrore in modo reale.
 
Gli organizzatori di eventi di Halloween negli Stati Uniti e in Canada stanno andando oltre le Jack-o'-lantern (così si chiamano le zucche intagliate), per soddisfare i nuovi "cacciatori di brividi", persone che dopo una dieta rigorosa a base di film sanguinosi, videogame violenti e reality pieni di azioni stunt, non si accontentano più di paure "modeste".
 
"C'è molta, molta domanda di irrealtà realistica", ha dichiarato Robert Passikoff, presidente e fondatore di Brand Keys, un'azienda di consulenza che si occupa di ricerche sulla fedeltà di marche e consumatori.
Nelle città del Nord America i fornitori di horror hanno organizzato case degli spiriti interattive dove le persone possono trovarsi faccia a faccia con i loro peggiori incubi mentre attori o mostri animati appaiono con vari effetti speciali.
 
Brad Bushman, professore di psicologia all'università del Michigan, ha detto che l'affermarsi dell'estremo riflette la progressiva insensibilità del consumatore alla violenza e al sangue.
 
"La gente ha bisogno di modi sempre maggiori per provare gli stessi effetti, e stanno diventando immuni agli effetti. E' come mangiare sale, più ne mangi più ne ha bisogno per sentire il sapore di salato".
 
E’ notte. Eulalia si guarda intorno: teste mozzate, macchie di sangue rappreso, fluidi corporei gialli e verdi. Dalla vetrina di un negozio di lusso fanno capolino bambole meccaniche sventrate da un uncino e bambini biondi uccisi con la motosega.

E’ tutto normale, almeno in apparenza: gatti incendiati corrono impazziti per la strada, tra i bidoni in fiamme, mentre gli anziani legati alla catena ringhiano, coperti di bava.
Modelle sfregiate con l’ acido sorridono per la foto di gruppo, accanto a broker ammanettati a valigette piene d’esplosivo.
Vermi lunghissimi escono dalle carni putrefatte dei senzatetto morti d’ inedia, mentre i corvi strappano le carni a un bambino nato morto.

Dai globi oculari di una casalinga indemoniata sbucano insetti neri; uno stormo di locuste soffoca due scolarette sadiche.
Un camionista pieno di ustioni fa a pugni con uno zombie, ma rimane impigliato nelle bende di una mummia molto arrabbiata, che gli spezza il collo ridendo.
Occhi cavati da crani ancora pulsanti galleggiano in una terrina: saranno il piatto forte della cena dei demoni, insieme ai cervelli di scimmia e d’ impiegato.

Un vampiro sospira, come Amleto, parlando con un teschio: si lamenta, perche’ al supermercato hanno ormai finito le cassiere, e la cosa piu’ appetitosa rimasta nei dintorni e’ un postino, su sui pero’ si sono gia’ avventati due cerberi, le cui sei teste litigano sulla spartizione dell’ intestino della vittima.

 

La tensione sta salendo: mostri e vittime sono insoddisfatti.
Aumenta la voglia di violenza: non c’e modo di placare gli animi, se non fornendo in pasto alla folla un nuovo mostro abbastanza potente da tener testa a tutti.

Eulalia non sa che fare: difficile immaginare qualcosa che possa soverchiare la potenza evocativa del Lucifero alto sei metri che svetta sul marciapiede spaccato dal terremoto.
Al momento, sembra intento a masticare i visceri di una partoriente, ma Eulalia sa che presto rialzera’ la testa, puntando gli occhi di brace sul mondo in decomposizione.
 
Eulalia prende dalla borsa un piccolo specchio dorato e si rimira: stranamente, la lebbra non ha intaccato la sua pelle rosea e le piaghe che affliggono politici e dirigenti l’hanno risparmiata.
Cala il silenzio: L’ angelo caduto ha finito lo spuntino e si volta, puntando verso Eulalia.
I morti viventi, i ragni e gli annegati dall’ espressione spiritata  fanno altrettanto: poco dopo, una platea sterminata guarda in direzione di Eulalia, aspettando qualcosa di esplosivo.

Eulalia volta lo specchio, permettendo all’ umanita’ derelitta e ai mostri partoriti dall’inconscio collettivo di rimirare la propria immagine riflessa. Un grido di terrore s’alza, all’ unisono.
Uomini e demoni, vedendosi nudi nella propria miseria, sprofondano nel terreno, seppelliti dalla vergogna.

Eulalia lascia che un pipistrello gentile si appenda alla manica del suo abito; accarezza il gatto nero che fa le fusa e lo lascia andare a giocare coi topi e le mosche; poi, stanca di volare sui tetti, lascia la scopa e il cappello da strega, sale sulla zucca-carrozza trainata da sei unicorni e va incontro al nuovo giorno vestita da principessa.
 

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