domenica, 17 maggio 2009

Eulalia e lo splendido giardino XI

Esercizio di stile di edaltrestorie

http://edaltrestorie.splinder.com/

La mia storia inizia in questo splendido giardino. I pomeriggi estivi della mia infanzia, dopo la fine della scuola, li trascorrevo sempre nella casa in campagna, con i miei cugini, insomma con la banda di cui io mi ero autoeletta capo! I miei genitori credevano che io dormissi nella mia camera ma in realtà dopo qualche minuto mi alzavo, correvo a chiamare gli altri ed in fretta lasciavamo i nostri letti, giravamo i cuscini in verticale e ci mettevamo sopra la coperta, in modo che se ci fossero stati eventuali “controlli” sembrava che stessimo beatamente dormendo.

L’appuntamento era in giardino e lì la nostra fantasia di ragazzini divagava libera, come se per lunghi anni fosse stata imprigionata fra le briglie del sonnellino ristoratore pomeridiano e cominciavamo a giocare, a immaginare, a inventare…il fatto di farlo di nascosto rendeva i nostri giochi molto più avventurosi e il non rispettare le regole, ci faceva sentire “grandi”.

A volte fingevamo di essere i proprietari di un castello e dalla torre riusciamo a vedere i nostri vastissimi possedimenti, dove i cavalli si muovevano liberi, aspettando solo di essere cavalcati da noi. Altre volte ci intrufolavamo nella biblioteca di famiglia e ci arrampicavamo sulla scala fino allo scaffale più alto per scegliere un libro che non leggevamo mai, ma ci piaceva vedere l’immagine della copertina e la sensazione di fresco, come una leggera brezza, che si sentiva nello sfogliarne le pagine … quasi come fosse stato un ventaglio.

I pomeriggi di luglio nel paese erano molto caldi, a volte facevamo una capatina nella limonaia, sempre di nascosto, e brindavamo facendo tintinnare i bicchieri riempiti fino all’orlo di cedrata, di chinotto e di ghiaccio. Bere bibite ghiacciate, ecco un’altra cosa proibita che facevamo nei pomeriggi afosi, fregandocene degli ammonimenti che riecheggiavano lontani nelle nostre menti come tormentoni: “…non correte, non sudate, non bevete bibite ghiacciate, non fate il bagno dopo aver mangiato....etc…” .

A volte, sotto il pigiama, ci mettevamo direttamente il costume da bagno e appena usciti dal letto, lo nascondevamo bene bene e con addosso solo il costume scendevamo in piscina dove, seduti o stesi sul bordo, ci gustavamo una bibita e ci mangiavamo una fetta di torta di mele, rubata in cucina, che doveva essere la nostra merenda al risveglio.

Noi più avventurosi non disdegnavamo una bella passeggiata in bicicletta fino alla stazione….ci è sempre piaciuto stare a guardare la gente alla stazione ed immaginare la storia di ognuno: c’è chi parte da solo, un ragazzo accompagnato dalla famiglia non riesce a staccarsi dalla mamma, una coppia di fidanzati si bacia e continua a parlare dal finestrino anche quando lei è già salita sul treno…e c’è chi arriva, qualcuno è atteso e scompare nell’abbraccio di chi lo aspetta, qualcuno si guarda intorno e cerca chi non è venuto a prenderlo, altri scendono senza esitazioni e si dirigono verso l’uscita.

Poi quando si avvicinava l’ora di svegliarsi ritornavamo nelle nostre camere e come se niente fosse successo ci alzavamo e ci ritrovavamo tutti nel soggiorno dove il nonno finalmente poteva far suonare a tutto volume il suo grammofono e i vecchi dischi…ora che eravamo tutti svegli e che la musica non poteva disturbare il nostro sonnellino ristoratore pomeridiano …

domenica, 10 maggio 2009

Eulalia e lo splendido giardino X

Esercizio di stile di bloggatto

http://bloggatto.splinder.com/

La mia storia inizia in questo splendido giardino.
E’ il giardino che circonda la casa dove persone che non ho potuto conoscere, ma la cui storia mi piace immaginare, in un altro tempo hanno vissuto la loro vita.
Immagino le loro serate nella pace del salone al piano di sopra, con le alte finestre aperte e le tende mosse dalla brezza serale, mentre il grammofono diffonde la musica di vecchi dischi che oggi potrei trovare solo sul banco di qualche mercatino d’antiquariato. Sul tavolino piccoli bicchieri e antiche bottiglie di cristallo lavorato. Solo nelle serate più calde viene servito un po’ di ghiaccio, un piccolo lusso in un passato più o meno lontano.
Mi immagino i pomeriggi che un uomo con gli occhiali trascorre in biblioteca tra volumi rilegati in pelle, viaggiando con l’immaginazione, guidato dalle parole che altri prima di lui hanno posato sulla carta.
Immagino una donna, che viene dal paese per aiutare in casa. Arriva la mattina in bicicletta, spalanca le grandi finestre che danno su questo splendido giardino, gira per la casa portando il suo genuino buonumore. In questa casa, che non è la sua ma è come se lo fosse, si sente come una regina nel suo castello.
C’è anche una donna vestita di bianco che si ripara dal sole con un cappello di paglia e che cura i fiori del giardino. E’ soprattutto merito suo se tutto è così perfetto e al tempo stesso naturale.
C’è poi un uomo più giovane che viene qui solo in estate, a riposare. Arriva in treno e tutti vanno alla stazione ad accoglierlo. In queste occasioni la donna che viene dal paese, e che lo considera un po’ figlio suo, prepara il suo dolce preferito, la torta di mele, il cui ricordo lo legherà per sempre a questa casa e alle donne che ci hanno vissuto.
Oggi questa casa non c’è più. O meglio c’è una cosa diversa. C’è questa struttura che ospita me e altri sconosciuti per una breve vacanza.
Dove una volta c’era la limonaia adesso c’è una piscina. Bambini e adulti in costume da bagno si tuffano, nuotano, giocano.
Io, seduta sul bordo, guardo verso le finestre della grande casa e provo ad immaginare, da dietro le tende, un uomo con gli occhiali e una donna vestita di bianco che ci guardano sorridendo.

giovedì, 30 aprile 2009

Eulalia e lo splendido giardino IX

Esercizio di stile di Bierreuno

http://angoloba.splinder.com/

La mia storia inizia in questo splendido giardino, precisamente sotto la quercia che vedi laggiù, di fianco alla bicicletta gialla di mio fratello.

Ho sempre sentito quella rovere come un albero speciale, mi piace molto leggere o rilassarmi nella luce filtrata dalle sue foglie.

Be', un giorno torno a casa da scuola, lo zaino è così pesante che decido di riposarmi un po' prima di andare a tavola. Salgo sulla scaletta del letto a castello e mi sdraio. Comincio a pensare un po' di cose, soprattutto a un problema bizzarro che la prof di matematica ci ha dato per casa. Parla di una torta di mele nella quale bisogna inserire un triangolo rettangolo formato con tre quadrati, uno su ciascun lato, tutti ottenuti con fette di mela. Comincio a immaginare che la torta sia un cerchio... No, pensarci adesso mi fa venir fame, decido quindi di occuparmi del problema nel pomeriggio, magari dopo essere stato in biblioteca.
Allora accendo la radio e cerco una stazione che trasmetta della buona musica.
Non mi soddisfa niente.
Perciò salto giù dal letto ed esco in giardino per raggiungere la mia quercia.
Arrivo e mi accorgo che mamma ha spostato lì vicino la sedia e il tavolino in ferro battuto. Sul tavolo ci sono alcune stampe di un sito web, il "Teatro della Limonaia", bicchieri e ghiaccio.
Torno in casa per andare a cercare qualche notizia sugli spettacoli di questo teatro. Accendo il pc. Mentre aspetto di collegarmi, noto il curioso accostamento dei profili di oggetti piuttosto diversi fra loro. Il monitor del computer è di fianco a un grammofono e vecchi dischi impilati, li ho sempre visti lì eppure non avevo mai fatto caso prima a questa specie di anacronismo.
Quel grammofono, in realtà, più che un vecchio oggetto, è sempre stato per me come un essere vivente, un animale direi. Forse è proprio per questo che spesso lo accarezzo quando sono in internet, nemmeno con il mio gatto faccio così!
Mi piace la cassa del grammofono, in un certo senso mi sembra rassicurante, mio nonno mi diceva che è in rovere.
Questo ricordo mi fa venir voglia di prendere il grammofono e un disco e di tornare sotto la mia quercia.
Sistemo bene l'apparecchio sul tavolino di mia madre, faccio girare il disco e mi siedo.

Ecco, a quel punto probabilmente mi sono addormentato, anche se in effetti non ricordo di aver sognato.

Al risveglio mi sentivo in forma come se avessi nuotato.
Mi toccai la testa, aprii meglio gli occhi, e mi accorsi di essere in cuffia da piscina e costume da bagno.

mercoledì, 29 aprile 2009

Eulalia e lo splendido giardino VIII

Esercizio di stile di perlasmarrita

http://perlasmarrita.splnder.com

La mia storia inizia in questo splendido giardino, un giardino che ho sempre curato con costanza facendo di esso il mio castello ed il mio rifugio fino a…. Eh si, perché ad un certo punto le erbacce hanno preso il sopravvento, il mio tempo era da dedicare altrove, esattamente era da dedicare a qualcos’altro.
Un amore, era indiscutibilmente amore l’emozione che mi aveva colpito in pieno petto un giorno di tarda primavera, quando uscita dalla minuscola stazione del mio paese, costeggiavo, come al solito per dimezzare il percorso, quel magnifico prato inglese che faceva da splendido contorno a una piscina dalla forma bizzarra e una magione d’altri tempi.
Proprio come al solito no, perché quel giorno, al bordo della piscina, stava sdraiato con fare indolente un esemplare di sesso maschile mai visto. Non tanto alto, neppure molto bello, con qualche chilogrammo in più che il costume da bagno metteva ancor più in evidenza, un grande panama in testa a nascondere il viso e con in mano un bicchiere che conteneva ghiaccio e un liquido chiaro, forse limonata.
Erano due anni che vivevo nella cascina che stava di fianco alla villa e qui non vi avevo mai visto anima viva la di fuori di un uomo di mezza età che innaffiava e tosava il prato, puliva la piscina come se dovesse servire sempre il giorno dopo, e teneva aperti gli infissi. Un uomo ombra che non dava mai retta a nessuno e che non mi aveva neppure risposto quando una mattina, arrancando sulla sua bicicletta, gli avevo rivolto un saluto festoso.
E poi quell’uomo con il panama in testa.
Non so, c’era qualcosa in quell’uomo che mi attirava come una calamita. Decisi in un baleno: dovevo conoscerlo! Preparai con moltissima cura la migliore delle torte che sapevo fare, una torta di mele, e mi avviai verso la villa con il mio più smagliante sorriso.
Nessuno, non c’era nessuno. Nessuna traccia dell’uomo con il panama e nemmeno dell’uomo ombra. Tirai fuori tutto il mio coraggio e suonai al campanello. Nessun cenno di presenza umana.
Da quel giorno non ebbi più pace, passavo il suo tempo a spiare la villa decisa ad avvicinare l’uomo ombra e chiedergli dell’uomo con il panama. Ma era come se si fossero volatilizzati tutti.
Il magnifico prato all’inglese perse la sua magnificenza e impeccabilità con ciuffi d’erba che spuntavano ovunque; la piscina si stava riempiendo di cartacce e foglie secche portate dal vento e con un senso di desolazione che colpiva allo stomaco come un macigno.
Anche il mio giardino divenne sempre meno splendido con le erbacce che divoravano rapidamente le piccole aiuole e facevano scomparire il ranuncoli gialli e le fresie multicolori che erano stato il suo vanto. Non avevo tempo di curare il giardino, dovevo tenere d’occhio la villa. E così ogni giorno, dalla stanza dove avevo collocato la mia minuscola ma ben fornita biblioteca, scrutavo l’orizzonte mentre il vecchio grammofono, regalo del nonno, ridava ogni giorno vita a dischi altrettanto vecchi che spandevano nell’aria melodie struggenti e dimenticate. L’uomo con il panama doveva tornare prima o poi, no? Perché se era un uomo gli sarebbe tornata voglia della sua limonata al bordo della piscina dalla forma bizzarra. Semprechè l’uomo del panama fosse esistito davvero….

venerdì, 24 aprile 2009

Eulalia e lo splendido giardino V

Esercizio di stile di molem

http://agitat.splinder.com/

La mia storia inizia in questo splendido giardino di nebbia.
Una nebbia fitta e molto densa, di quelle che evocano antiche immagini surreali e fiabesche.
Un arcaico mondo d'altri tempi in cui sembrano intravedersi nella foschia che lievemente vela, gigantesche sagome di imponenti edifici simili a vecchi e misteriosi castelli.
Poi la nebbia attorno al giardino piano piano si dirada e l'immaginazione cede lentamente il passo alla realtà di occhi moderni che riconoscono, al posto della pietrosa fortezza, una moderna biblioteca circondata non da vecchi cavalli, ma da moderni motorini ed una scintillante bicicletta che si rispecchia nei sempre meno timidi raggi di sole che perforano il fosco velo.
L'aria umida e fresca cede lentamente il passo ad una palla di fuoco che sembra voler incenerire il giardino nel quale mi trovo.
D'improvviso vi è già un torrido caldo quasi afoso, di quelli che portano la mente a giochi d'acqua in qualche affollata piscina piena di persone rosse come gamberi indossanti il costume da bagno che rispetta rigorosamente la moda del momento.
Le lancette dormienti del mio orologio si sono svegliate, ed ora corrono impietose.
Mi sveglio di soprassalto dai mie pensieri e lascio il dolce giardino in direzione della stazione ferroviaria, per prendere il cavallo di ferro che mi riporterà a casa.
Mentre cammino con passo spedito verso la meta, vedo gente che mangia avidamente grossi gelati e sorseggia gigantesche granite piene di ghiaccio in grossi bicchieri di plastica.
Senza quasi rendermene conto, torno con la mente ad una caldissima estate in cui sorseggiavo piacevolmente una limonata sotto ad un salice assieme ai miei genitori.
Torno ad un passato un pochino più recente di quello dei castelli ma senza dubbio molto vecchio;
un tempo in cui mia nonna mi offriva sempre una deliziosa fetta di torta di mele e nel quartiere si poteva ascoltare la musica proveniente da vecchi dischi suonati dal grammofono di un vicino della nonna.
Mi ritrovo sul treno con la mente ed il cuore colmi di bei ricordi.
La carrozza è quasi deserta ed io sono comodamente seduto sulla poltrona.
Appoggio la testa allo schienale, chiudo gli occhi e.... tra il mondo dei sogni ad occhi aperti e quello ad occhi chiusi non c'è più nessuna barriera.

mercoledì, 22 aprile 2009

Eulalia e e lo splendido giardino II

Esercizio di stile di IosonoIo

http://esistiamo.splinder.com/

 

La mia storia inizia in questo splendido giardino, contorno di un antico castello posto in cima alla collina come antica difesa dai saraceni.
Ero lì ad ammirare i peschi e i mandorli in fiore e a sentire l’odore inebriante del gelsomino, ma l’albero mio prediletto ero il melo che mi riportava indietro nel tempo quando impaziente aspettavo che la nonna mi preparasse la sua deliziosa torta di mele
Nonostante questo piacevole ricordo mi apprestavo a passare una notte tormentata, al punto che i rintocchi dell’antico pendolo con la loro monotona cadenza mi avvisavano che il tempo scorreva inesorabilmente.
Ma quella notte i miei nemici non erano i saraceni , ciò che mi tormentava era il suo arrivo di primo mattino alla stazione del paese.
Ciò che un tempo nutriva i miei sentimenti con gentilezza e grazia adesso alimentava un leggero tormento che mi impediva di prendere sonno .
Già immaginavo la sorpresa: io con una bicicletta come unico possibile mezzo di trasporto per via dell’ auto colta da improvviso malore e assolutamente necessaria in quel caso.
Mi sollevai per l’ennesima volta dal letto e andai nella polverosa e monumentale biblioteca cercando qualche magico libro che potesse fornirmi una pozione per avvicinarmi a morfeo.
Alla fine dovetti desistere e preso dallo sconforto andai in piscina a fare un bagno , unica testimonianza dell’era moderna di quel posto, e lo feci con un pigiama promosso a costume da bagno.
Incomincia a nuotare quasi a sfinirmi e dopo qualche tempo, prossimo a quell’obiettivo mi trascinai fuori dalla piscina, ma l’unica voglia che ebbi fu quella di avere a disposizione un bicchiere , del ghiaccio e poter attingere direttamente dalla piscina riempita col succo prodotto da un’immensa limonaia..
Rivolto a pensieri più realistici provai a distendermi con la musica , nella sala da tè sopravviveva ancora un grammofono che sembrava ancora voler fare la corte a dei vecchi dischi .
Provai a farli incontrare e le note che si sparsero per l’aria mi diedero una sorta di carica al punto che decisi di seguire l’ineluttabile destino aspettando il suo arrivo ancora prima dell’alba e con quell’unico e insufficiente mezzo di trasporto.
Sapevo che non sarei stato capito, che non mi sarebbe stato perdonato nulla, che avrei chiuso con la grazia e la gentilezza rimanendo nel vuoto esistenziale più totale.
Mentre finalmente il treno si avvicinava, preso dal panico e dall’insopportabile peso di tutto ciò decisi di farla finita e più il treno nel vedermi ad aspettarlo sui binari fischiava inorridito più ero contento, quando improvvisamente qualcuno mi appoggio la mano sulla spalla , era mia madre che mi disse: svegliati che fai tardi con la scuola.

lunedì, 20 aprile 2009

Eulalia e lo splendido giardino

La mia storia inizia in questo splendido giardino.
 
Non e’ un giardino qualsiasi: e’ il mio giardino, un luogo tanto bello quanto caldo.
Fiori ovunque, e' vero, ma a parte le spendide rose, i gigli, le violette e gli esuberanti tulipani, non c'e' altro.
 
Non un albero, non un arbusto piu' alto del ginocchio, non un rampicante sagomato ad arte.
Ed e' cosi' che da piu' di due ore cammino per i vialetti di ghiaia bianca, ammirando una dalia, interrogandomi sul segreto dei narcisi e sperando, inutilmente, di trovare un po' d'ombra.
 
Ho caldo e molta sete.
Vorrei qualcosa di fresco, anzi, ghiacciato: una bella limonata.
Ma non uno di quei bicchieri che ti vendono i ragazzini agli angoli delle strade: io ne vorrei una intera caraffa.
Anzi, una damigiana.
No, veramente, mi berrei una intera limonaia spremuta in bicchieri enormi, e dentro ci metterei dei cubetti di ghiaccio grandi come iceberg. Ecco cosa farei.
 
E invece, giro e rigiro per i vialetti, finche' mi sembra che siano i vialetti a girare, e poi che il mondo intero giri intorno a me. Allora piego le gambe e mi siedo, o meglio, sono le mie gambe a decidere di non reggermi piu', e nel tempo di un respiro finisco lungo disteso su un letto di ciclamini.

 
 
Come e' bello il cielo visto da questa prospettiva: stranamente, non ci avevo mai pensato.
Non ci pensavo di certo, quando stamattina ho preso il treno, ne' quando sono arrivato in stazione, e nemmeno quando ho preso quella bicicletta verde appoggiata contro il muro, per venire fin qui, nel mio castello.
 
 
Ho ereditato tutto: titolo nobiliare, mura secolari, arredi storici, tappeti, arazzi, biblioteca, quadri, vasi, argenteria e questo splendido giardino.
 
Ma ora fa troppo caldo, e non m'importa delle armature, delle scuderie, della torre ovest, ne' del ponte levatoio: tutto quello che vorrei e' una bella piscina, un costume da bagno, e un trampolino per tuffarmi nel blu.
 
Oppure vorrei un bel melo, proprio qui sopra, a farmi ombra, cosi' starei al fresco, e tra un paio di mesi potrei chiedere alla cuoca di preparare la torta di mele.
Si', quella torta la potrei mangiare nella sala da ballo, dove ovviamente darei delle feste memorabili, e la gente danzerebbe al suono dell'orchestra.
 
 
E un giorno, per ridere, prenderei quel grammofono che troneggia in mezzo allo studiolo, e dopo aver scelto tra la pila di vecchi dischi un bel valzer, mi metterei a ballare da solo, nel mio salone decorato a festa: come mi invidiebbero i vicini!
 
 
E quanto gia’ m’invidiano, ora che sono diventato Conte.
Ecco, gia' li vedo, corrermi incontro a chiedere chi una grazia, chi un favore, chi la mia protezione.
Come corrono veloci! Ecco che arrivano, tutti vestiti di bianco.
 
 
 
E quando mi caricano sulla barella rispondo che sto benissimo, davvero non potrei stare meglio, e che dall'alto della mia scranna daro' loro udienza, quando fara' meno caldo.
 
 
Esercizio di stile: scrivere un racconto di tre minuti.
 
Incipit d'obbligo: "La mia storia inizia in questo splendido giardino"
 
Elementi d'obbligo:
Castello
Stazione
Piscina e costume da bagno
Biblioteca
Limonaia, bicchieri e ghiaccio
Torta di mele
Bicicletta
Grammofono e vecchi dischi
 
Eulalia invita tutti gli amici del Blog a partecipare all'esercizio scrivendo un racconto, che Eulalia sara' lieta di pubblicare e segnalare. 

 


mercoledì, 16 aprile 2008

Eulalia e la Fata Confetto II

La Fata si muove in punta di piedi; agile come una ballerina, danza fino a un piccolo specchio d'acqua.


Rimira, con un po’ di civetteria, il proprio riflesso: ora che la sua statura e’ pari a quella di un umano, si sente ancora piu’ bella.
L’acqua dello stagno, limpida e fresca, e’ cosi’ pura ed invitante che l’incantevole creatura non puo’ fare a meno di chinarsi per sfiorarla con la punta delle dita.
 
Dal punto in cui la sottile, tenera mano tocca l’acqua, partono cerchi concentrici: la superficie s’increspa appena; poi, un sottile strato di brina appare sopra agli steli d’erba che rasentano il bordo dello stagno.

Pochi istanti dopo, l’acqua si raffredda, trasformandosi in uno struggente ricordo invernale: un blocco di ghiaccio molto spesso, dentro al quale i pesci, impotenti spettatori, restano imprigionati, come accade a certi fiori, che finiscono la loro esistenza racchiusi nei fermacarte di vetro.


Gli anatroccoli, che nuotavano in fila indiana dietro la loro madre, non hanno migliore destino e, fermi in una immobilita’ fotografica, che nulla ha a piu’ a che vedere con la vita, punteggiano di giallo intenso la superficie disperatamente bianca dello stagno ammutolito.




La Fata, felice come solo gli esseri alati sanno essere, sorride, si rialza e cammina verso una radura.

Rose selvatiche ed anemoni sgargianti, timide margherite e spavaldi crocus, tintinnanti campanellini, primule rigogliose, denti di leone, primule e violette: dinanzi a lei, un paradiso di colori e profumi s’apre a perdita d’ occhio.

Una carezza ad un fiore, un soffio su una corolla, un tocco a uno stelo verde: la Fata si muove con grazia e dolcezza.
Le piante fremono, come scosse da una brezza che si fa via via piu’ intensa, poi si contorcono, ritraendo le foglie, riconoscendo, troppo tardi, un’ oscura minaccia.

I fiori si richiudono.
Sono piccoli scudi colorati la cui bellezza, purtroppo, non basta a garantire sufficiente protezione: infatti avvizziscono, prosciugati da una siccita’ innaturale, e poi soccombono. Fragili scheletri anneriti e piccoli cumuli di cenere grigia prendono subito il loro posto nel deserto creato dal nulla, e dei profumi mattutini non resta neppure il ricordo.

E mentra Eulalia, ancora incredula, cerca la forza per reagire, la Fata alza le spalle, un po' delusa per la breve ed effimera essenza dello spettacolo, e si avvia, a passo leggero, verso la citta' piu' vicina.


 


domenica, 07 ottobre 2007

Eulalia e il gelataio a rotelle

Il gelataio a rotelle e’ tornato. Dall’altra parte del giardino, accanto alla fontana, elargisce sorrisi e scampoli d’estate in forma di cono.
Le mamme pagano, e mentre i piccoli assaggiano la fragola e il pistacchio, lui come resto da’ due monete e un arrivederci alla prossima stagione.
Intanto, sopra a un albero, una foglia verde come un ramarro decide di passare il fine settimana sul marciapiede, e si stacca dal ramo.
 
Tra non molto diventera’ gialla, e con lei appassira’ l’ultimo ritaglio di bella stagione.
Le altalene umide non vedranno bambini fino alla primavera, e il giardino, finalmente silenzioso, meditera’, insieme al passerotto affamato, sulla vanita’ del mondo.

 
Eulalia e’ indecisa: non ha voglia di mangiare il gelato, ma le spiace perdere l’ultimo treno per la coppetta del colore del sole.
Un cane abbaia: segno che e’ tempo di tornare a casa.
Eulalia guarda il carretto sorridendo, ma non cambia il percorso, e spreca l’occasione.
 
Da qualche parte spira gia’ il vento del nord. Eulalia non puo’ ancora sentirlo: si crogiola nel pomeriggio ancora caldo, come se il tepore non dovesse finire mai.
E quando verra’ il momento di infilare il cappotto, non si lamentera’, perche’ Eulalia sa bene che niente e’ per sempre.

*** *** ***

Un ringraziamento a StazioneTermini per questo post.
giovedì, 21 giugno 2007

Eulalia e il carretto dei gelati

E' arrivato il solstizio d'estate. Per qualcuno si chama Litha, per altri e' un giorno come un altro.
Eulalia ha caldo. L’aria e’ afosa, opprimente, e attraversare il giardino non aiuta.

Bambini vocianti si arrampicano sugli scivoli, ruotano come elettroni intorno al fulcro della giostra, si dondolano contro le leggi della fisica su seggiolini di plastica che simulano il legno.
Le mamme sventagliano, chiacchierano, controllano di sottecchi.
 
Eulalia vede questi pezzi di famiglia rinchiusi nel recinto comunale, intenti a devastare piu’ o meno involontariamente qualsiasi cosa appartenga al regno vegetale.

Ma Eulalia ha troppo caldo per rivolgere a loro pensieri poco gentili, e prosegue nel vialetto, dove un cane di dubbia ascendenza si e’ steso a boccheggiare sulla ghiaia.
 
E, piu’ in la’, ecco il miraggio. E’ un carretto dei gelati, di quelli che ormai si vedono solo nei film. Una bicicletta a tre ruote, un triciclo a rovescio, sulle cui ruote anteriori poggia un grosso cubo colorato.
 
Gelati!
 
 
Eulalia ne vorrebbe uno, ma il carretto e’ abbandonato .
Il gelataio, che probabilmente si sta annegando con foga nella fontanella poco distante, non vuole tornare a sudare alla postazione assolata, e resta in disparte, senza curarsi piu’ di tanto del possibile arrivo di un potenziale cliente.
 
Ed e’ allora che Eulalia ha l’idea: sale sul sellino e inizia a pedalare. E mentre accelera, un po’ alla volta, apre il grande frigo portatile, e ne prende montagne di gelati, per tutti.
 
Un cono all’amarena per i connettivisti, i neofuturisti e gli scrittori d’avanguardia, ottimisti o nichilisti.
E poi, ghiaccioli a righe colorate, per le ragazze sole, le donne abbandonate, i gatti e i loro amanti.
Pistacchio, per i malati dentro, nocciola per i poeti tristi, e crema per le streghe innamorate.

Una coppetta al caffe’ per gli amici in riva al mare. Sorbetto di mela per i creativi tra i monti innevati e stracciatella per i paladini che difendono Eulalia dai draghi (o viceversa).
Ed ecco che escono mille cialde croccanti, con tanto cioccolato, e una granella invitante per le creature della notte, i solitari, e quelli che non si sa cosa faranno domani.
Eulalia pedala sopra al selciato, e sale fino alle finestre del piano rialzato, e poi piu’ su, con calma.
 

 
Ce n’e’ per tutti: sorbetti alla pera, granite al lampone, bicchieri ripieni di gusti alla frutta, o menta, o bastoncini di liquirizia col limone intorno.
 
E alla fine, forse, restera’ una coppetta di carta a fiorellini, piccola piccola, con un po’ di gelato che Eulalia assaggera’ quando sara’ dentro al sole. 

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Una brezza leggera tra le foglie. Un petalo di rosa. Un raggio di luna tra gli aghi di pino.

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