mercoledì, 22 aprile 2009

Eulalia e e lo splendido giardino II

Esercizio di stile di IosonoIo

http://esistiamo.splinder.com/

 

La mia storia inizia in questo splendido giardino, contorno di un antico castello posto in cima alla collina come antica difesa dai saraceni.
Ero lì ad ammirare i peschi e i mandorli in fiore e a sentire l’odore inebriante del gelsomino, ma l’albero mio prediletto ero il melo che mi riportava indietro nel tempo quando impaziente aspettavo che la nonna mi preparasse la sua deliziosa torta di mele
Nonostante questo piacevole ricordo mi apprestavo a passare una notte tormentata, al punto che i rintocchi dell’antico pendolo con la loro monotona cadenza mi avvisavano che il tempo scorreva inesorabilmente.
Ma quella notte i miei nemici non erano i saraceni , ciò che mi tormentava era il suo arrivo di primo mattino alla stazione del paese.
Ciò che un tempo nutriva i miei sentimenti con gentilezza e grazia adesso alimentava un leggero tormento che mi impediva di prendere sonno .
Già immaginavo la sorpresa: io con una bicicletta come unico possibile mezzo di trasporto per via dell’ auto colta da improvviso malore e assolutamente necessaria in quel caso.
Mi sollevai per l’ennesima volta dal letto e andai nella polverosa e monumentale biblioteca cercando qualche magico libro che potesse fornirmi una pozione per avvicinarmi a morfeo.
Alla fine dovetti desistere e preso dallo sconforto andai in piscina a fare un bagno , unica testimonianza dell’era moderna di quel posto, e lo feci con un pigiama promosso a costume da bagno.
Incomincia a nuotare quasi a sfinirmi e dopo qualche tempo, prossimo a quell’obiettivo mi trascinai fuori dalla piscina, ma l’unica voglia che ebbi fu quella di avere a disposizione un bicchiere , del ghiaccio e poter attingere direttamente dalla piscina riempita col succo prodotto da un’immensa limonaia..
Rivolto a pensieri più realistici provai a distendermi con la musica , nella sala da tè sopravviveva ancora un grammofono che sembrava ancora voler fare la corte a dei vecchi dischi .
Provai a farli incontrare e le note che si sparsero per l’aria mi diedero una sorta di carica al punto che decisi di seguire l’ineluttabile destino aspettando il suo arrivo ancora prima dell’alba e con quell’unico e insufficiente mezzo di trasporto.
Sapevo che non sarei stato capito, che non mi sarebbe stato perdonato nulla, che avrei chiuso con la grazia e la gentilezza rimanendo nel vuoto esistenziale più totale.
Mentre finalmente il treno si avvicinava, preso dal panico e dall’insopportabile peso di tutto ciò decisi di farla finita e più il treno nel vedermi ad aspettarlo sui binari fischiava inorridito più ero contento, quando improvvisamente qualcuno mi appoggio la mano sulla spalla , era mia madre che mi disse: svegliati che fai tardi con la scuola.

venerdì, 03 ottobre 2008

Eulalia e il treno in corsa

Ci sono persone la cui vita e’ un treno in corsa: partono, prendono velocita’ e viaggiano decise.
Sebbene non sempre si conosca la destinazione del viaggio, e talvolta non si riesca nemmeno a stabilire la direzione precisa in cui stanno andando, il loro procedere lungo binari dritti e lucidi trasmette una sensazione di forza e sicurezza non comuni, e, per questo, piena di fascino.
 
Queste persone possono avere due tipi di amici: quelli che corrono paralleli ai binari e saltano a bordo per condividere il viaggio, e quelli che si aspettano che il treno spenga i motori e il conducente si dedichi completamente a loro.

 
Eulalia appartiene alla prima categoria: per lei l’amicizia e’ fatta di condivisione, partecipazione e solidarieta’, percio’, quando incontra una persona lanciata come una locomotiva, non si aspetta che questa lasci ogni occupazione per dedicarsi a lei.
 
Certo, una pausa ogni tanto e’ salutare, ed Eulalia gioisce dei momenti che le vengono dedicati: l’attenzione esclusiva di una persona cara, il sentirsi al centro del suo universo, sono sensazioni impagabili che la riportano a momenti lontani, quando tutto sembrava piu’ semplice e chiudere gli occhi, isolandosi dal mondo circostante per assaporare un gelato alla vaniglia, era un’esperienza quasi ultraterrena.
 
Tuttavia, conscia dei limiti posti da una societa’ in cui il tempo libero a disposizione e’ il vero indicatore di ricchezza delle persone, accetta di buon grado di farsi trascinare in tourbillon di spostamenti, cene, uscite al cinema, incontri, attivita’ piu’ o meno ricreative, varie ed eventuali.
 
Lo fa con la leggerezza che le e’ propria : il peso di Eulalia in una casa e’ quello di una farfalla che si posa sui mobili senza appesantirli: apre le ali mostrando i propri colori, ma occupa lo spazio di un francobollo.
 
Le piace inserirsi nella quotidianita’ delle persone, anche quando questo comporta risvegli anticipati, notti passate in letti troppo piccoli o case troppo fredde, veglie prolungate, compagnie ingombranti e chiassose, pasti nella migliore delle ipotesi creativi e spostamenti impegnativi.
 
Non le importa del contorno.
Eulalia bada alla sostanza, ed accetta le persone per quel che sono; non pretende di stravolgerne le abitudini, ne’ di monopolizzarne la vita, anche se, a dire il vero, qualche volta ne ha la tentazione: le capita con la gente che vede di rado, e con la quale vorrebbe scambiare una scorta di energia ed affetto, da conservare per i tempi di carestia.



 

Eulalia partecipa fino in fondo alla vita degli altri: lo fa come e quando le e’ possibile, ma con la determinazione di chi vuole restare sul treno fino al capolinea: un po’ per fedelta’, un po’ perche’ e’ sempre curiosa di sapere come vanno a finire le storie.
 
Ora Eulalia e’ ferma alla stazione. Passano troppi treni, e lei non sa bene quale prendere.
Alla fine qualcuno decidera’: sara’ il destino, o il cuore di Eulalia, o forse il vento che spira da Nord.


Salira’ sulla prima carrozza e restera’ col naso incollato al finestrino per guardare il paesaggio e, quando sara’ il momento, portera’ un fiore al macchinista.
venerdì, 30 maggio 2008

Eulalia e il supermercato dell' anima

Una prugna secca appassisce, come stanco e oscuro fiore, in un barattolo sullo scaffale.
Tra le corsie del supermercato, ormai vicino all’ ora di chiusura, risuona una musica insipida, che nessuno ascolta.

Nel banco frigo, le carote invendute parlano con le zucchine del tempo, della famiglia, e della prossima vacanza, mentre un cespo d’insalata si suicida per noia, lanciandosi nel sacco nero.
Il riso thailandese racconta i propri viaggi, le amicizie esotiche, la miseria dei campi; intanto le ali di pollo si lamentano della separazione dal resto del corpo: mal comune nel reparto macelleria.

Frattaglie sparse cantano in coro la canzone della vaschetta di polietilene: ogni salsiccia la conosce a memoria, e le braciole intonano, a turno, splendidi assoli in falsetto.
 
E’ bello vedere la panna liquida ondeggiare voluttuosa nel tetrapak: sembra una ballerina col tutu’ bianco, e i frollini fanno la fila per un giro di valzer con lei.
Panini, pagnotte e grissini fanno la corsa nei sacchi, e i salumi improvvisano un albero della cuccagna pieno di mortadelle, prosciutti e insaccati gustosi.

Liquori e bevande gassate brindano tra loro, e il pecorino sardo canta una nenia piena di malinconia.
La nostalgia attanaglia anche le caciotte toscane e il parmigiano, che vorrebbero tornare a casa.

Eulalia, in ritardo sulla tabella di marcia, compra dei ravanelli particolarmente allegri e si fa contagiare dal buonumore delle focaccine.

Paga il conto, esce, e non si avvede di un pacchetto di patatine che piange, da solo, in un angolo.
mercoledì, 16 aprile 2008

Eulalia e la Fata Confetto II

La Fata si muove in punta di piedi; agile come una ballerina, danza fino a un piccolo specchio d'acqua.


Rimira, con un po’ di civetteria, il proprio riflesso: ora che la sua statura e’ pari a quella di un umano, si sente ancora piu’ bella.
L’acqua dello stagno, limpida e fresca, e’ cosi’ pura ed invitante che l’incantevole creatura non puo’ fare a meno di chinarsi per sfiorarla con la punta delle dita.
 
Dal punto in cui la sottile, tenera mano tocca l’acqua, partono cerchi concentrici: la superficie s’increspa appena; poi, un sottile strato di brina appare sopra agli steli d’erba che rasentano il bordo dello stagno.

Pochi istanti dopo, l’acqua si raffredda, trasformandosi in uno struggente ricordo invernale: un blocco di ghiaccio molto spesso, dentro al quale i pesci, impotenti spettatori, restano imprigionati, come accade a certi fiori, che finiscono la loro esistenza racchiusi nei fermacarte di vetro.


Gli anatroccoli, che nuotavano in fila indiana dietro la loro madre, non hanno migliore destino e, fermi in una immobilita’ fotografica, che nulla ha a piu’ a che vedere con la vita, punteggiano di giallo intenso la superficie disperatamente bianca dello stagno ammutolito.




La Fata, felice come solo gli esseri alati sanno essere, sorride, si rialza e cammina verso una radura.

Rose selvatiche ed anemoni sgargianti, timide margherite e spavaldi crocus, tintinnanti campanellini, primule rigogliose, denti di leone, primule e violette: dinanzi a lei, un paradiso di colori e profumi s’apre a perdita d’ occhio.

Una carezza ad un fiore, un soffio su una corolla, un tocco a uno stelo verde: la Fata si muove con grazia e dolcezza.
Le piante fremono, come scosse da una brezza che si fa via via piu’ intensa, poi si contorcono, ritraendo le foglie, riconoscendo, troppo tardi, un’ oscura minaccia.

I fiori si richiudono.
Sono piccoli scudi colorati la cui bellezza, purtroppo, non basta a garantire sufficiente protezione: infatti avvizziscono, prosciugati da una siccita’ innaturale, e poi soccombono. Fragili scheletri anneriti e piccoli cumuli di cenere grigia prendono subito il loro posto nel deserto creato dal nulla, e dei profumi mattutini non resta neppure il ricordo.

E mentra Eulalia, ancora incredula, cerca la forza per reagire, la Fata alza le spalle, un po' delusa per la breve ed effimera essenza dello spettacolo, e si avvia, a passo leggero, verso la citta' piu' vicina.


 


giovedì, 29 novembre 2007

Eulalia e il lupo

SINCOPE CANI SI CURA CON PACEMAKER
A Varese clinica usa impianto contro la bradiaritmia
MILANO, 28 NOV - I sintomi della sincope che colpisce i cani si possono curare. Come? Impiantando un pacemaker. E vicino Varese, a Samarate, c'e' una clinica veterinaria dove vengono impiantati i pacemaker che pongono rimedio alle bradiaritmie, che nel cane sono le cause aritmiche all'origine della sincope, cioe' della perdita globale di coscienza. Le razze Schnauzer nano e West High Land Terrier sono le piu' colpite da questa malattia.
 
SPAGNA: SI RIAPRE LA CACCIA AL LUPO
Dopo 20 anni di protezionismo torna il rischio estinzione
 
MADRID, 27 NOV - Si riapre la caccia al lupo nella regione spagnola di Castilla y Leon. La Commissione Europea, d'accordo col ministero spagnolo dell'ambiente, ha dato la sua approvazione. La decisione, secondo gli ambientalisti, pone fine a venti anni di protezionismo. La caccia e' stata riaperta in una regione chiave per la sopravvivenza del lupo proprio quando il lupo cominciava a riprendersi dopo decenni di quasi scomparsa.

Eulalia, che stava ululando alla luna, scuote la testa, disapprovando: com' e’ possibile che sul martoriato pianeta degli umani, alcuni canidi vengano curati con amore, mentre altri finiscono trucidati per divertimento?
Eppure accade, e continuera’ ad accadere, di questo Eulalia e’ consapevole: la cosa le provoca rabbia e dolore. Inutilmente, pero’: per il momento, non puo’ intervenire.
 
Eulalia e’ pronta a volare in Spagna per parlare con i lupi: consigliera’ loro di nascondersi e travestirsi da barboncini nani. O da tappeti persiani, se necessario: tutto e' lecito per sfuggire alla barbarie degli uomini.


 
I lupi resteranno nascosti nelle caverne e nei libri di fiabe,  fino a quando l’umanita’ non decidera’ di rinunciare alla propria schizofrenia zoologica, ammesso e non concesso che questo possa avvenire: gli uomini tendono ad infierire sui piu’ deboli e sugli indifesi, indipendentemente dalla specie di appartenenza.

I lupi pagano colpe di altri, perseguitati senza motivo in un mondo in cui i cacciatori sleali sparano con la mitraglia e le pecore, prodotte in serie, non fanno addormentare nemmeno gli androidi.
Da animali nobili, quali sono, non si sono piegati alla medaglietta di metallo, al cappottino griffato e al guinzaglio pieno di strass.

Si sono rifiutati di farsi fotografare mentre occhieggiano bamboleggianti dalla borsetta dell’ ereditiera di turno, non hanno accettato di farsi acconciare come siepi, ne’ si sono esibiti con pellicce rosa antico, azzurro polvere o verde tundra mutate chimicamente dal coiffeur, in un ardito accostamento cromatico destinato ad enfatizzare le curatissime chiome della proprietaria, o i tendaggi nuovi della sua casa elegante.
 
Eulalia sa che rifiutare di farsi mettere collare e guinzaglio e’ molto pericoloso: lei stessa ha imparato che la liberta’, quasi sempre, si paga a caro prezzo.


 
giovedì, 22 novembre 2007

Eulalia e il re dei topi

Solitudine abbassa difese da stress - Ricerca di due italiani negli Usa

ROMA, 13 NOV - La solitudine e' un attacco alle nostre difese naturali anti-stress e potrebbe essere l'origine di disturbi come ansia e aggressivita'. Lo hanno scoperto gli italiani Erminio Costa e Alessandro Guidotti con una ricerca presso l'Universita' dell'Illinois a Chicago, pubblicata sulla rivista PNAS: nei topi l'isolamento sociale impedisce la produzione dell'ormone anti-stress allopregnanolone.
Cosi' disturbi quali ansia e aggressivita' potrebbero essere ricondotti a quest'alterazione.

Eulalia sbuffa: ha in corso un difficile rinnovo contrattuale,  e’ ancora impegnata nella costruzione delle centrali di raffinazione dell’ ossitocitina, ed ecco che all’ improvviso  le arriva una ordinazione per un massiccio quantitativo di allopregnanolone.
 
Il re dei topi e’ stanco di sentirsi solo: non vuole passare le giornate a  fare lunghi discorsi alle croste di formaggio, ne’  a correre per ore nel solaio, in cerca di una compagna che esiste solo nella sua fantasia.
Da bravo sovrano, pensa anche al benessere dei sudditi piu’ sfortunati, ed e’ per questo che chiede  ad Eulalia di preparare quantita’ industriali di una sostanza in grado di risolvere i problemi delle tante anime, solitarie come la sua, che vivono senza nessuno al loro fianco.

 
Eulalia non  ha cuore di rifiutare l’incarico, cosi’ si mette a studiare nuove formule per creare la molecola perfetta. Passa notti insonni a ipotizzare, progettare e sperimentare, e finalmente riesce nell’intento: due sole gocce sotto la lingua, e i roditori saranno felici, dimenticando ansia ed aggressivita’.


 

Dopo la cura, i topi danzeranno in tutu’ rosa, tra cantine e solai, senza darsi pena per veleni, gatti e trappole. E ballando sulle note dello Schiaccianoci, faranno amicizia con i loro simili, organizzeranno feste piene di formaggio e porteranno i fiori a qualcuno di speciale, finche’ una sera, osservando un tramonto troppo rosso per i loro occhi, si abbracceranno e capiranno di non essere piu’ soli.

Da quel giorno, nessuno potra’ piu’ convincerli ad entrare in una gabbia. I  topi, intelligenti e sensibili, non rinunceranno per nessun motivo a stare con i propri simili: Eulalia e’ convinta che la vittoria finale sulla solitudine sia assolutamente alla loro portata. 
 
Sono gli uomini, quelli che la preoccupano.
martedì, 23 ottobre 2007

Eulalia e lo scrittore

Il grande Pietro Atzeni  ha dedicato a questo blog una splendida recensione, che sarebbe un delitto non riportare:
 
 
SOFFIO DI MAGGIO OVVERO UNA PICCOLA COMMEDIA UMANA SU INTERNET
 
Eulalia è santa catalana e a Cagliari, la mia città, nel 1500 le hanno dedicato una bella chiesa gotica. Questo per dire qualcosa di me perché la santa, e meno che meno la chiesa, nulla hanno a che vedere con l’autrice. Eulalia è nome composto: eu, dal greco che significa buono e lalia, sempre dal greco che indica parlare, chiacchierare. Buona parlata o Eulalia sono la stessa cosa quindi. Non sembri questo un presuntuoso presentarsi criptato neanche in maniera troppo sofisticata, perché l’autrice Soffio di Maggio merita in pieno l’appellativo dato al suo personaggio che per lei racconta le storie. E le racconta bene nel suo blog: vanno dalla novella alla vera e propria fiaba con una leggerezza e una semplicità propria degli autori classici. I personaggi delle sue storie sono uomini, ma anche animali e cose che si animano fino a prendere vita e coscienza di sé così come la luna ne: “Eulalia e la luna grassa”, nel quale il nostro satellite stanco come qualsiasi umano sovrappeso decide di appoggiarsi sulle montagne nere per riposarsi; facendo scaturire da questa decisione una serie di conseguenze che costituiranno la storia. In “Eulalia e la fenice d’asfalto” prendono vita l’asfalto e un fiore rosso carnoso che da lì spunta, riportandoci alla memoria l’inizio di “Resurrezione” di Tolstoi, improbabile in un ambiente come quello ma nelle favole tutto è possibile, avrà vita breve perché verrà come strangolato dai rovi senza che la nostra protagonista possa fare alcunché, una lacrima però lascia aperta la speranza che con la notte possa rifiorire. In “Eulalia guarda alto”, gioca invece sull’equivoco con dei babbo natale appesi ai balconi dando vita a quelli finti e trattando da pupazzo quello vero: un sorriso alla fine svelerà l’equivoco. Il campionario è vasto e continua ad arricchirsi di nuovi personaggi, ma con un punto fermo Eulalia che immagino con grandi occhi ad osservare per noi, una sorta di inviato speciale nel mondo della favola, e ci restituisce le immagini che la sua fantasia fervida depura di tutto ciò che c’è di quotidiano nelle sue avventure. Ecco forse è questa la lezione più importante delle sue storie, la dimostrazione che c’è un altro modo di vedere il mondo ed è tutto negli occhi di chi guarda, perciò guardarlo con benevolenza e senza eccesso di critica ce lo restituirà più vivibile, almeno per il tempo della lettura, con invito a provare a trasporlo anche nella realtà di tutti i giorni.
 
Pietro Atzeni
 
Eulalia ed io speriamo di meritare almeno un decimo di quanto e’ stato scritto.
 
Grazie, Pietro! 
giovedì, 18 ottobre 2007

Eulalia e la Bella Addormentata

"Scoperti i 'neuroni sveglia' del nostro cervello: sono situati nell'ipotalamo e ci fanno passare dal sogno alla veglia. La prima dimostrazione diretta di cio' si deve a Luis de Lecea della Stanford University a Palo Alto, in un lavoro pubblicato sulla rivista Nature.Si tratta dei gia' noti neuroni che producono ipocretina (neuroni Hcrt),la cui perdita causa narcolessia, ma e' la prima volta che si dimostra in modo diretto la loro importanza nella transizione sonno-veglia."

 
Eulalia ha deciso di partire alla ricerca del neurone perduto.
Percorrera’ valli profonde e inesplorate, attraversera’ deserti di fuoco e ghiaccio, scalera’ montagne impervie ed esplorera’ caverne e crateri.
Lottera’ con i draghi, ammansira’ le belve e sfidera’ i cavalieri neri, finche’, alla fine, riuscira’ a conquistare la teca di cristallo che racchiude tutti i neuroni del mondo.
 
Cosi’, da quel giorno, per ogni giorno a venire, Eulalia potra’ svegliarsi al sorgere del sole, ed aiutare l’umanita’ a uscire dal grande letargo.



Eulalia prendera’ tanti piccoli e brillanti neuroni, li mettera’ in un sacchetto di velluto azzurro con ricami di stelle d’argento, e andra’ a distribuirli a chiunque ne abbia bisogno, in giro per il mondo: mai piu’ guardie giurate licenziate dopo il doppio turno, ne’ pigri che perdono l’ultimo treno, o spasimanti incapaci di dichiarare al momento giusto il loro amore.

Ma la maggior parte dei neuroni andra’ alle bellissime e dolci principesse che da anni attendono invano di essere svegliate dal bacio di un principe che non arriva mai.

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