Esercizio di stile di IosonoIo
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La mia storia inizia in questo splendido giardino, contorno di un antico castello posto in cima alla collina come antica difesa dai saraceni.
Ero lì ad ammirare i peschi e i mandorli in fiore e a sentire l’odore inebriante del gelsomino, ma l’albero mio prediletto ero il melo che mi riportava indietro nel tempo quando impaziente aspettavo che la nonna mi preparasse la sua deliziosa torta di mele
Nonostante questo piacevole ricordo mi apprestavo a passare una notte tormentata, al punto che i rintocchi dell’antico pendolo con la loro monotona cadenza mi avvisavano che il tempo scorreva inesorabilmente.
Ma quella notte i miei nemici non erano i saraceni , ciò che mi tormentava era il suo arrivo di primo mattino alla stazione del paese.
Ciò che un tempo nutriva i miei sentimenti con gentilezza e grazia adesso alimentava un leggero tormento che mi impediva di prendere sonno .
Già immaginavo la sorpresa: io con una bicicletta come unico possibile mezzo di trasporto per via dell’ auto colta da improvviso malore e assolutamente necessaria in quel caso.
Mi sollevai per l’ennesima volta dal letto e andai nella polverosa e monumentale biblioteca cercando qualche magico libro che potesse fornirmi una pozione per avvicinarmi a morfeo.
Alla fine dovetti desistere e preso dallo sconforto andai in piscina a fare un bagno , unica testimonianza dell’era moderna di quel posto, e lo feci con un pigiama promosso a costume da bagno.
Incomincia a nuotare quasi a sfinirmi e dopo qualche tempo, prossimo a quell’obiettivo mi trascinai fuori dalla piscina, ma l’unica voglia che ebbi fu quella di avere a disposizione un bicchiere , del ghiaccio e poter attingere direttamente dalla piscina riempita col succo prodotto da un’immensa limonaia..
Rivolto a pensieri più realistici provai a distendermi con la musica , nella sala da tè sopravviveva ancora un grammofono che sembrava ancora voler fare la corte a dei vecchi dischi .
Provai a farli incontrare e le note che si sparsero per l’aria mi diedero una sorta di carica al punto che decisi di seguire l’ineluttabile destino aspettando il suo arrivo ancora prima dell’alba e con quell’unico e insufficiente mezzo di trasporto.
Sapevo che non sarei stato capito, che non mi sarebbe stato perdonato nulla, che avrei chiuso con la grazia e la gentilezza rimanendo nel vuoto esistenziale più totale.
Mentre finalmente il treno si avvicinava, preso dal panico e dall’insopportabile peso di tutto ciò decisi di farla finita e più il treno nel vedermi ad aspettarlo sui binari fischiava inorridito più ero contento, quando improvvisamente qualcuno mi appoggio la mano sulla spalla , era mia madre che mi disse: svegliati che fai tardi con la scuola.


