L'uomo apre la portiera per uscire; appena posa il piede a terra, Eulalia nota con stupore che al posto delle scarpe indossa due zoccoli neri. Lo sconosciuto ha lunghe orecchie a punta, ride da solo ed alza il volto spiritato verso le nuvole.
Dopo di lui scende dalla vettura una donna dalla pelle diafana, non molto slanciata, vestita di foglie e tralci di vite. Tiene per mano una ragazza che le somiglia: forse una sorella, che esce ridendo dall' abitacolo. Subito dopo, altre figure sbucano dalle portiere; qualcuna e' vestita di rovi, altre sono coperte di pelli, grappoli d'uva e castagne.
Eulalia e' a pochi passi dal gruppo, ma nessuno fa cenno di notarla.
L'uomo, agitando la coda, estrae un piccolo flauto ed intona una melodia semplice, ma gradevole.
Intanto, dall'auto parcheggiata continuano a scendere persone in vesti stravaganti: donne in abiti succinti e ragazzi dai capelli ricci coperti da strisce di camoscio.
Sciolte le trecce ramate, una ragazza si cosparge le chiome di una mistura profumata, mentre una compagna s' appresta ad accenderle d' un fuoco destinato ad ardere tutta la notte.
Si balla al suono dei sistri, mentre dall'auto escono ceste di frutta, giovinetti imberbi e uomini tarchiati seminudi dalle strane gambe animalesche. Alcuni recano con se' dei capri neri, che scuotono la testa nervosi.
L'uomo che era al volante ride d'un riso sguaiato, ed e' a lui che due ragazze dai capelli cinabro offrono i seni strabordanti e la frutta matura. Lui prende tutto, con ingordigia, affondando un pugnale nel cuore di una mela, che si spacca a meta', liberando semi neri e profumo.
La morde, per bramosia piu' che per fame, ma e' gia' pronto a volgere la lunga lama affilata verso la gola del capro piu' vicino.
Eulalia inizia a sentirsi a disagio; qualcuno, forse intenzionalmente, l'ha urtata, facendola finire contro il muro.
Ragazze inghirlandate di foglie d'edera e serpenti danzano e ridono, col capo rovesciato all'indietro, al ritmo ossessivo dei tamburi di budello; sul fuoco acceso in mezzo alla strada vengono gettate pigne e rami che grondano resina.
Il delirio contagia i presenti, ebbri di vino e lascivia.

Nuove creature escono dal bagagliaio per unirsi alla festa lubrica, e sul selciato, gia' coperto di foglie, si consumano con violenza i primi amplessi. Al ritmo del ditirambo gli invasati ballano e gridano, in preda a un'esaltazione che presto raggiungera' l'apogeo: e' l'ora della caccia rituale.
Occhi maligni guardano Eulalia, come si guarda una splendida preda selvatica da cacciare a mani nude e sbranare sul posto: fatta a brandelli, ancora calda e pulsante di sangue e terrore, Eulalia appare un nutrimento prezioso da ingoiare a fauci spalancate.
Eulalia, pero', ritiene di non dover pagare di persona il prezzo della festa.
Corre a perdifiato, col cuore in gola e mille stiletti alle spalle.
Eulalia ha gambe di cerbiatto e scatto da lepre: finalmente trova rifugio in un tempio, forse di Apollo.
La tragedia non le si addice, almeno per oggi.