Esercizio di stile di edaltrestorie
http://edaltrestorie.splinder.com/
La mia storia inizia in questo splendido giardino. I pomeriggi estivi della mia infanzia, dopo la fine della scuola, li trascorrevo sempre nella casa in campagna, con i miei cugini, insomma con la banda di cui io mi ero autoeletta capo! I miei genitori credevano che io dormissi nella mia camera ma in realtà dopo qualche minuto mi alzavo, correvo a chiamare gli altri ed in fretta lasciavamo i nostri letti, giravamo i cuscini in verticale e ci mettevamo sopra la coperta, in modo che se ci fossero stati eventuali “controlli” sembrava che stessimo beatamente dormendo.
L’appuntamento era in giardino e lì la nostra fantasia di ragazzini divagava libera, come se per lunghi anni fosse stata imprigionata fra le briglie del sonnellino ristoratore pomeridiano e cominciavamo a giocare, a immaginare, a inventare…il fatto di farlo di nascosto rendeva i nostri giochi molto più avventurosi e il non rispettare le regole, ci faceva sentire “grandi”.
A volte fingevamo di essere i proprietari di un castello e dalla torre riusciamo a vedere i nostri vastissimi possedimenti, dove i cavalli si muovevano liberi, aspettando solo di essere cavalcati da noi. Altre volte ci intrufolavamo nella biblioteca di famiglia e ci arrampicavamo sulla scala fino allo scaffale più alto per scegliere un libro che non leggevamo mai, ma ci piaceva vedere l’immagine della copertina e la sensazione di fresco, come una leggera brezza, che si sentiva nello sfogliarne le pagine … quasi come fosse stato un ventaglio.
I pomeriggi di luglio nel paese erano molto caldi, a volte facevamo una capatina nella limonaia, sempre di nascosto, e brindavamo facendo tintinnare i bicchieri riempiti fino all’orlo di cedrata, di chinotto e di ghiaccio. Bere bibite ghiacciate, ecco un’altra cosa proibita che facevamo nei pomeriggi afosi, fregandocene degli ammonimenti che riecheggiavano lontani nelle nostre menti come tormentoni: “…non correte, non sudate, non bevete bibite ghiacciate, non fate il bagno dopo aver mangiato....etc…” .
A volte, sotto il pigiama, ci mettevamo direttamente il costume da bagno e appena usciti dal letto, lo nascondevamo bene bene e con addosso solo il costume scendevamo in piscina dove, seduti o stesi sul bordo, ci gustavamo una bibita e ci mangiavamo una fetta di torta di mele, rubata in cucina, che doveva essere la nostra merenda al risveglio.
Noi più avventurosi non disdegnavamo una bella passeggiata in bicicletta fino alla stazione….ci è sempre piaciuto stare a guardare la gente alla stazione ed immaginare la storia di ognuno: c’è chi parte da solo, un ragazzo accompagnato dalla famiglia non riesce a staccarsi dalla mamma, una coppia di fidanzati si bacia e continua a parlare dal finestrino anche quando lei è già salita sul treno…e c’è chi arriva, qualcuno è atteso e scompare nell’abbraccio di chi lo aspetta, qualcuno si guarda intorno e cerca chi non è venuto a prenderlo, altri scendono senza esitazioni e si dirigono verso l’uscita.
Poi quando si avvicinava l’ora di svegliarsi ritornavamo nelle nostre camere e come se niente fosse successo ci alzavamo e ci ritrovavamo tutti nel soggiorno dove il nonno finalmente poteva far suonare a tutto volume il suo grammofono e i vecchi dischi…ora che eravamo tutti svegli e che la musica non poteva disturbare il nostro sonnellino ristoratore pomeridiano …
Esercizio di stile di bloggatto
http://bloggatto.splinder.com/
La mia storia inizia in questo splendido giardino.
E’ il giardino che circonda la casa dove persone che non ho potuto conoscere, ma la cui storia mi piace immaginare, in un altro tempo hanno vissuto la loro vita.
Immagino le loro serate nella pace del salone al piano di sopra, con le alte finestre aperte e le tende mosse dalla brezza serale, mentre il grammofono diffonde la musica di vecchi dischi che oggi potrei trovare solo sul banco di qualche mercatino d’antiquariato. Sul tavolino piccoli bicchieri e antiche bottiglie di cristallo lavorato. Solo nelle serate più calde viene servito un po’ di ghiaccio, un piccolo lusso in un passato più o meno lontano.
Mi immagino i pomeriggi che un uomo con gli occhiali trascorre in biblioteca tra volumi rilegati in pelle, viaggiando con l’immaginazione, guidato dalle parole che altri prima di lui hanno posato sulla carta.
Immagino una donna, che viene dal paese per aiutare in casa. Arriva la mattina in bicicletta, spalanca le grandi finestre che danno su questo splendido giardino, gira per la casa portando il suo genuino buonumore. In questa casa, che non è la sua ma è come se lo fosse, si sente come una regina nel suo castello.
C’è anche una donna vestita di bianco che si ripara dal sole con un cappello di paglia e che cura i fiori del giardino. E’ soprattutto merito suo se tutto è così perfetto e al tempo stesso naturale.
C’è poi un uomo più giovane che viene qui solo in estate, a riposare. Arriva in treno e tutti vanno alla stazione ad accoglierlo. In queste occasioni la donna che viene dal paese, e che lo considera un po’ figlio suo, prepara il suo dolce preferito, la torta di mele, il cui ricordo lo legherà per sempre a questa casa e alle donne che ci hanno vissuto.
Oggi questa casa non c’è più. O meglio c’è una cosa diversa. C’è questa struttura che ospita me e altri sconosciuti per una breve vacanza.
Dove una volta c’era la limonaia adesso c’è una piscina. Bambini e adulti in costume da bagno si tuffano, nuotano, giocano.
Io, seduta sul bordo, guardo verso le finestre della grande casa e provo ad immaginare, da dietro le tende, un uomo con gli occhiali e una donna vestita di bianco che ci guardano sorridendo.
Esercizio di stile di Bierreuno
La mia storia inizia in questo splendido giardino, precisamente sotto la quercia che vedi laggiù, di fianco alla bicicletta gialla di mio fratello.
Ho sempre sentito quella rovere come un albero speciale, mi piace molto leggere o rilassarmi nella luce filtrata dalle sue foglie.
Be', un giorno torno a casa da scuola, lo zaino è così pesante che decido di riposarmi un po' prima di andare a tavola. Salgo sulla scaletta del letto a castello e mi sdraio. Comincio a pensare un po' di cose, soprattutto a un problema bizzarro che la prof di matematica ci ha dato per casa. Parla di una torta di mele nella quale bisogna inserire un triangolo rettangolo formato con tre quadrati, uno su ciascun lato, tutti ottenuti con fette di mela. Comincio a immaginare che la torta sia un cerchio... No, pensarci adesso mi fa venir fame, decido quindi di occuparmi del problema nel pomeriggio, magari dopo essere stato in biblioteca.
Allora accendo la radio e cerco una stazione che trasmetta della buona musica.
Non mi soddisfa niente.
Perciò salto giù dal letto ed esco in giardino per raggiungere la mia quercia.
Arrivo e mi accorgo che mamma ha spostato lì vicino la sedia e il tavolino in ferro battuto. Sul tavolo ci sono alcune stampe di un sito web, il "Teatro della Limonaia", bicchieri e ghiaccio.
Torno in casa per andare a cercare qualche notizia sugli spettacoli di questo teatro. Accendo il pc. Mentre aspetto di collegarmi, noto il curioso accostamento dei profili di oggetti piuttosto diversi fra loro. Il monitor del computer è di fianco a un grammofono e vecchi dischi impilati, li ho sempre visti lì eppure non avevo mai fatto caso prima a questa specie di anacronismo.
Quel grammofono, in realtà, più che un vecchio oggetto, è sempre stato per me come un essere vivente, un animale direi. Forse è proprio per questo che spesso lo accarezzo quando sono in internet, nemmeno con il mio gatto faccio così!
Mi piace la cassa del grammofono, in un certo senso mi sembra rassicurante, mio nonno mi diceva che è in rovere.
Questo ricordo mi fa venir voglia di prendere il grammofono e un disco e di tornare sotto la mia quercia.
Sistemo bene l'apparecchio sul tavolino di mia madre, faccio girare il disco e mi siedo.
Ecco, a quel punto probabilmente mi sono addormentato, anche se in effetti non ricordo di aver sognato.
Al risveglio mi sentivo in forma come se avessi nuotato.
Mi toccai la testa, aprii meglio gli occhi, e mi accorsi di essere in cuffia da piscina e costume da bagno.
Esercizio di stile di pyperita
La mia storia inizia in questo splendido giardino.
Mi godo il profumo dei fiori, seduta sotto questo albero alto, mentre in lontananza sento una musica malinconica, come se un grammofono d’altri tempi facesse girare vecchi dischi.
Mi trovo bene qui. Sono arrivata due ore fa dalla stazione e il cammino è ancora lungo, mi piacerebbe essere una principessa che torna al castello con la carrozza trainata da cavalli bianchi, oppure un’attrice che prende il sole in costume da bagno nella piscina della sua villa, con gli occhiali da sole scuri e in mano due bicchieri pieni di liquore con ghiaccio, per sé e per il regista.
Invece sono solo una donna con una valigia piena di cose inutili, che osserva una vecchia bicicletta abbandonata accanto a una panchina e che pensa che in tutta la sua vita non ha imparato a cucinare neppure una torta di mele.
Mi avvio lentamente, ho in mano l’indirizzo scritto su un foglietto stropicciato, mi hanno detto che vicino alla biblioteca c’è l'albergo “La limonaia”, dove è stata prenotata una stanza a mio nome.
Da domani prendo servizio, da domani inizia la mia nuova vita.
Esercizio di stile di FKfrankcapra
La mia storia inizia in questo splendido giardino. Ricordo la prima volta che attraversai il cancello della tenuta.
L'auto d'epoca mi era venuta a prendere davanti alla stazione, mentre mi guardavo attorno con aria sperduta. Salutai con gioia quell'uomo dai buffi baffi neri, suscitando in lui un certo imbarazzo, prima di capire che era solo l'autista. Incontrai il mio nuovo papà solo lì, in mezzo a quei fiori dai colori sgargianti. Abituata al freddo grigiore dell'orfanotrofio, nella mia mente, il caldo colore dei fiori si legò per sempre al volto segnato dal tempo dell'uomo che sarebbe divenuto mio padre. In quel momento quasi non feci caso al maestoso castello che si ergeva al centro del giardino, una casa ben diversa dalle modeste mura che mi avevano visto crescere. I miei occhi erano persi in quei colori. I fiori e gli alberi da frutto riempivano i miei sensi di profumi e vivaci tonalità. Era l'ora del tè. La prima cosa che mangiai arrivata in quella casa fu una fetta di torta di mele. Le rosse mele che crescevano tra gli alberi del giardino, quelle che scorsi dietro alla spalla di mio padre, Lord Albert, quando mi abbracciò per la prima volta.
Del rapporto con Nessa, seconda moglie di Lord Albert, non ho purtroppo ricordi felici. Non venne neppure ad incontrarmi quel giorno e rimise a mangiare nelle sue stanze. Il primo ricordo che ho di lei è di quando la vidi, il giorno seguente, dalla finestra della biblioteca. Sdraiata al bordo della piscina su un lettino di legno, indossava un costume nero piuttosto ardito. Era visibilmente più giovane di mio padre. La donna alzò la testa verso la finestra. I grandi occhiali neri incrociarono il mio sguardo. Alzai la mano per salutare. Lei si rigirò con indifferenza verso la piscina e sollevò un bicchiere ancora pieno a metà. Vicino a lei su un vassoio ne erano posati diversi. Quasi tutti erano ormai vuoti. Rimaneva solo il ghiaccio, la cui fredda luce pungente sembrava resistere al calore del sole. Al tempo non avevo ancora capito quanto profondo fosse quel gelo.
Passarono gli anni e la mia vita all'orfanotrofio divenne solo un lontano ricordo. Passavo le mie giornate girando l'immenso giardino su una bicicletta. L'avevo fatta dipingere di rosso, come le mele così dolci del frutteto. Fu così che conobbi Bradley. Bradley era un ragazzo giovane e vivace. Da piccolo aveva avuto gravi problemi di salute, ma ora era guarito ed aveva sostituito il padre nel curare gli alberi da frutto di Lord Albert. Durante l'estate portavo con me della limonata, fatta con i limoni coltivati nella tenuta. Lo guardavo lavorare, fino a quando egli non mi scorgeva e posava gli attrezzi da lavoro. Ci stendevamo sull'erba sotto l'ombra dei grandi cipressi e ridevamo assieme sorseggiando quell'aspro nettare. Con lui mi trovavo a mio agio.
Quando finì l'autunno, finì anche il lavoro di Bradley. Lui mi mostrò però un piccolo luogo dove avremmo potuto incontrarci in segreto. Era una limonaia, dove durante l'inverno venivano messe le piante di limoni per proteggerli dal freddo. Mancavano ancora due giorni al nostro incontro, ma andai lì presa dalla curiosità di scoprire questo posto nascosto, con il cuore ricolmo di trepidazione. Era una piccola serra tutta di vetro. La struttura di ferro battuto formava dei disegni, come fiori dai petali d'acciaio. Lasciai la bicicletta rossa appoggiata a tortuose foglie di metallo scuro.
All'interno oltre agli attrezzi ed alle piante, su un grosso tavolo sporco c'era un vecchio grammofono, e dei dischi in vinile. Con la mano scostai la polvere ed il terriccio che li ricoprivano. Musica col sapore di abiti di raso, fumo di sigari e film in bianco e nero. Sollevai Rapsodia in blu di George Gershwin e appoggiato a The Believer di John Coltrane trovai una lettera. Una busta ingiallita dal tempo. Una lettera d'amore? Forse anche Lord Albert si era trovato qui in segreto. La aprii. Era scritta a mano, ma la scrittura, poco elegante e confusa, non era quella di una donna e neppure di Lord Albert.
Milord,
so che eravate solito nelle notti di luna venire con vostra moglie lady Ellen, proprio in questo luogo dove avete chiesto la sua mano. Lascio dunque qui questa missiva. Se il ricordo di lei vi porterà di nuovo alla limonaia, forse la troverete.
Vi ho già dato le mie dimissioni e sto per partire. Non ho il coraggio di dirvi queste parole di persona, ma il mio senso di colpa è troppo grande perché io possa sopportare altrimenti. So di avervi riferito di aver visto lady Ellen lasciare la casa con i suoi bagagli, ma come forse avrete immaginato, questa assurda versione dei fatti non corrisponde al vero. Voi conoscete i problemi di salute che affliggono il mio giovane figlio. Ciò nonostante non capisco come io abbia potuto farmi irretire a tal punto dalle parole di quella donna e dalle promesse di una cura. Le parole non posso essere sufficienti per ottenere il vostro perdono, ma vorrei almeno che voi conosceste la verità. La signorina Nessa in cambio del rimedio per la rara malattia di mio figlio, mi chiese senza esitazione, né vergogna alcuna, di porre fine alla vita di vostra moglie lady Ellen. Che Dio mi perdoni, accecato dall'amore paterno o forse dalla follia io accettai. Io Daniel Mac Trevor confesso di aver quella mattina colpito a morte vostra moglie lady Ellen. Presi poi due valigie e riempitele con i suoi effetti personali le seppellii assieme al suo corpo, proprio qui di fronte a questa limonaia. Una parte di me spera che voi troviate questa lettera così che io possa ricevere la giusta punizione. Tuttavia forse vi sarà risparmiata questa dolorosa verità e la mia anima subirà il proprio castigo solo davanti agli occhi del Signore.
In fede,
Daniel
Quel giorno tornai a piedi dalla limonaia. Non ebbi il coraggio di riprendere la mia bicicletta rossa. Appoggiata a quel terreno che nascondeva un segreto così orribile. Avevo rimesso la lettera al suo posto. Ero incapace di giudicare se la vita di Bradley fosse o meno un prezzo abbastanza alto da giustificare la morte di quella lady Ellen che non avevo mai conosciuto. Ripensai all'inizio di quella lettera sporca di terra e di dolore: "Se il ricordo di lei vi porterà di nuovo alla limonaia, forse la troverete." La polvere aveva ormai ricoperto il vecchio grammofono. Allora forse era giusto così, che quella lettera rimanesse nascosta dai ricordi piacevoli di un amore romantico, tra Gershwin e Coltrane e che quel luogo rimanesse un tempio all'amore e non divenisse solo una tomba insanguinata. Io però non tornai più alla limonaia e quando Bradley si recò lì senza trovarmi, pensò alle fugaci promesse di un amore durato un estate.
T.B.Blaze
Esercizio di stile di molem
La mia storia inizia in questo splendido giardino di nebbia.
Una nebbia fitta e molto densa, di quelle che evocano antiche immagini surreali e fiabesche.
Un arcaico mondo d'altri tempi in cui sembrano intravedersi nella foschia che lievemente vela, gigantesche sagome di imponenti edifici simili a vecchi e misteriosi castelli.
Poi la nebbia attorno al giardino piano piano si dirada e l'immaginazione cede lentamente il passo alla realtà di occhi moderni che riconoscono, al posto della pietrosa fortezza, una moderna biblioteca circondata non da vecchi cavalli, ma da moderni motorini ed una scintillante bicicletta che si rispecchia nei sempre meno timidi raggi di sole che perforano il fosco velo.
L'aria umida e fresca cede lentamente il passo ad una palla di fuoco che sembra voler incenerire il giardino nel quale mi trovo.
D'improvviso vi è già un torrido caldo quasi afoso, di quelli che portano la mente a giochi d'acqua in qualche affollata piscina piena di persone rosse come gamberi indossanti il costume da bagno che rispetta rigorosamente la moda del momento.
Le lancette dormienti del mio orologio si sono svegliate, ed ora corrono impietose.
Mi sveglio di soprassalto dai mie pensieri e lascio il dolce giardino in direzione della stazione ferroviaria, per prendere il cavallo di ferro che mi riporterà a casa.
Mentre cammino con passo spedito verso la meta, vedo gente che mangia avidamente grossi gelati e sorseggia gigantesche granite piene di ghiaccio in grossi bicchieri di plastica.
Senza quasi rendermene conto, torno con la mente ad una caldissima estate in cui sorseggiavo piacevolmente una limonata sotto ad un salice assieme ai miei genitori.
Torno ad un passato un pochino più recente di quello dei castelli ma senza dubbio molto vecchio;
un tempo in cui mia nonna mi offriva sempre una deliziosa fetta di torta di mele e nel quartiere si poteva ascoltare la musica proveniente da vecchi dischi suonati dal grammofono di un vicino della nonna.
Mi ritrovo sul treno con la mente ed il cuore colmi di bei ricordi.
La carrozza è quasi deserta ed io sono comodamente seduto sulla poltrona.
Appoggio la testa allo schienale, chiudo gli occhi e.... tra il mondo dei sogni ad occhi aperti e quello ad occhi chiusi non c'è più nessuna barriera.
Eulalia e' in perenne movimento .
Sospesa tra il mondo degli uomini e quello delle creature ultraterrene, viaggia nel piano della natura e in quello del fantastico.
Tra lo spazio profondo e gli abissi dell'anima, danza nelle notti di luna calante, tenendo in mano la torcia perenne della passione e del destino, e sebbene una gelida coltre bianca copra la terra e i sogni, Eulalia, novella Ecate, procede a passo spedito, con sicurezza.
Eulalia e' viva.

