mercoledì, 29 aprile 2009

Eulalia e lo splendido giardino VIII

Esercizio di stile di perlasmarrita

http://perlasmarrita.splnder.com

La mia storia inizia in questo splendido giardino, un giardino che ho sempre curato con costanza facendo di esso il mio castello ed il mio rifugio fino a…. Eh si, perché ad un certo punto le erbacce hanno preso il sopravvento, il mio tempo era da dedicare altrove, esattamente era da dedicare a qualcos’altro.
Un amore, era indiscutibilmente amore l’emozione che mi aveva colpito in pieno petto un giorno di tarda primavera, quando uscita dalla minuscola stazione del mio paese, costeggiavo, come al solito per dimezzare il percorso, quel magnifico prato inglese che faceva da splendido contorno a una piscina dalla forma bizzarra e una magione d’altri tempi.
Proprio come al solito no, perché quel giorno, al bordo della piscina, stava sdraiato con fare indolente un esemplare di sesso maschile mai visto. Non tanto alto, neppure molto bello, con qualche chilogrammo in più che il costume da bagno metteva ancor più in evidenza, un grande panama in testa a nascondere il viso e con in mano un bicchiere che conteneva ghiaccio e un liquido chiaro, forse limonata.
Erano due anni che vivevo nella cascina che stava di fianco alla villa e qui non vi avevo mai visto anima viva la di fuori di un uomo di mezza età che innaffiava e tosava il prato, puliva la piscina come se dovesse servire sempre il giorno dopo, e teneva aperti gli infissi. Un uomo ombra che non dava mai retta a nessuno e che non mi aveva neppure risposto quando una mattina, arrancando sulla sua bicicletta, gli avevo rivolto un saluto festoso.
E poi quell’uomo con il panama in testa.
Non so, c’era qualcosa in quell’uomo che mi attirava come una calamita. Decisi in un baleno: dovevo conoscerlo! Preparai con moltissima cura la migliore delle torte che sapevo fare, una torta di mele, e mi avviai verso la villa con il mio più smagliante sorriso.
Nessuno, non c’era nessuno. Nessuna traccia dell’uomo con il panama e nemmeno dell’uomo ombra. Tirai fuori tutto il mio coraggio e suonai al campanello. Nessun cenno di presenza umana.
Da quel giorno non ebbi più pace, passavo il suo tempo a spiare la villa decisa ad avvicinare l’uomo ombra e chiedergli dell’uomo con il panama. Ma era come se si fossero volatilizzati tutti.
Il magnifico prato all’inglese perse la sua magnificenza e impeccabilità con ciuffi d’erba che spuntavano ovunque; la piscina si stava riempiendo di cartacce e foglie secche portate dal vento e con un senso di desolazione che colpiva allo stomaco come un macigno.
Anche il mio giardino divenne sempre meno splendido con le erbacce che divoravano rapidamente le piccole aiuole e facevano scomparire il ranuncoli gialli e le fresie multicolori che erano stato il suo vanto. Non avevo tempo di curare il giardino, dovevo tenere d’occhio la villa. E così ogni giorno, dalla stanza dove avevo collocato la mia minuscola ma ben fornita biblioteca, scrutavo l’orizzonte mentre il vecchio grammofono, regalo del nonno, ridava ogni giorno vita a dischi altrettanto vecchi che spandevano nell’aria melodie struggenti e dimenticate. L’uomo con il panama doveva tornare prima o poi, no? Perché se era un uomo gli sarebbe tornata voglia della sua limonata al bordo della piscina dalla forma bizzarra. Semprechè l’uomo del panama fosse esistito davvero….

martedì, 28 aprile 2009

Eulalia e lo splendido giardino VII

Esercizio di stile di pyperita

http://pyperita.splinder.com/

La mia storia inizia in questo splendido giardino.
Mi godo il profumo dei fiori, seduta sotto questo albero alto, mentre in lontananza sento una musica malinconica, come se un grammofono d’altri tempi facesse girare vecchi dischi.
Mi trovo bene qui. Sono arrivata due ore fa dalla stazione e il cammino è ancora lungo, mi piacerebbe essere una principessa che torna al castello con la carrozza trainata da cavalli bianchi, oppure un’attrice che prende il sole in costume da bagno nella piscina della sua villa, con gli occhiali da sole scuri e in mano due bicchieri pieni di liquore con ghiaccio, per sé e per il regista.
Invece sono solo una donna con una valigia piena di cose inutili, che osserva una vecchia bicicletta abbandonata accanto a una panchina e che pensa che in tutta la sua vita non ha imparato a cucinare neppure una torta di mele.
Mi avvio lentamente, ho in mano l’indirizzo scritto su un foglietto stropicciato, mi hanno detto che vicino alla biblioteca c’è l'albergo “La limonaia”, dove è stata prenotata una stanza a mio nome.
Da domani prendo servizio, da domani inizia la mia nuova vita.

martedì, 06 gennaio 2009

Eulalia e il nuovo anno

Eulalia e' in perenne movimento .

Sospesa tra il mondo degli uomini e quello delle creature ultraterrene, viaggia nel piano della natura e in quello del fantastico.

Tra lo spazio profondo e gli abissi dell'anima, danza nelle notti di luna calante, tenendo in mano la torcia perenne della passione e del destino, e sebbene una gelida coltre bianca copra la terra e i sogni, Eulalia, novella Ecate, procede a passo spedito, con sicurezza.

 

Eulalia e' viva.

 

venerdì, 03 ottobre 2008

Eulalia e il treno in corsa

Ci sono persone la cui vita e’ un treno in corsa: partono, prendono velocita’ e viaggiano decise.
Sebbene non sempre si conosca la destinazione del viaggio, e talvolta non si riesca nemmeno a stabilire la direzione precisa in cui stanno andando, il loro procedere lungo binari dritti e lucidi trasmette una sensazione di forza e sicurezza non comuni, e, per questo, piena di fascino.
 
Queste persone possono avere due tipi di amici: quelli che corrono paralleli ai binari e saltano a bordo per condividere il viaggio, e quelli che si aspettano che il treno spenga i motori e il conducente si dedichi completamente a loro.

 
Eulalia appartiene alla prima categoria: per lei l’amicizia e’ fatta di condivisione, partecipazione e solidarieta’, percio’, quando incontra una persona lanciata come una locomotiva, non si aspetta che questa lasci ogni occupazione per dedicarsi a lei.
 
Certo, una pausa ogni tanto e’ salutare, ed Eulalia gioisce dei momenti che le vengono dedicati: l’attenzione esclusiva di una persona cara, il sentirsi al centro del suo universo, sono sensazioni impagabili che la riportano a momenti lontani, quando tutto sembrava piu’ semplice e chiudere gli occhi, isolandosi dal mondo circostante per assaporare un gelato alla vaniglia, era un’esperienza quasi ultraterrena.
 
Tuttavia, conscia dei limiti posti da una societa’ in cui il tempo libero a disposizione e’ il vero indicatore di ricchezza delle persone, accetta di buon grado di farsi trascinare in tourbillon di spostamenti, cene, uscite al cinema, incontri, attivita’ piu’ o meno ricreative, varie ed eventuali.
 
Lo fa con la leggerezza che le e’ propria : il peso di Eulalia in una casa e’ quello di una farfalla che si posa sui mobili senza appesantirli: apre le ali mostrando i propri colori, ma occupa lo spazio di un francobollo.
 
Le piace inserirsi nella quotidianita’ delle persone, anche quando questo comporta risvegli anticipati, notti passate in letti troppo piccoli o case troppo fredde, veglie prolungate, compagnie ingombranti e chiassose, pasti nella migliore delle ipotesi creativi e spostamenti impegnativi.
 
Non le importa del contorno.
Eulalia bada alla sostanza, ed accetta le persone per quel che sono; non pretende di stravolgerne le abitudini, ne’ di monopolizzarne la vita, anche se, a dire il vero, qualche volta ne ha la tentazione: le capita con la gente che vede di rado, e con la quale vorrebbe scambiare una scorta di energia ed affetto, da conservare per i tempi di carestia.



 

Eulalia partecipa fino in fondo alla vita degli altri: lo fa come e quando le e’ possibile, ma con la determinazione di chi vuole restare sul treno fino al capolinea: un po’ per fedelta’, un po’ perche’ e’ sempre curiosa di sapere come vanno a finire le storie.
 
Ora Eulalia e’ ferma alla stazione. Passano troppi treni, e lei non sa bene quale prendere.
Alla fine qualcuno decidera’: sara’ il destino, o il cuore di Eulalia, o forse il vento che spira da Nord.


Salira’ sulla prima carrozza e restera’ col naso incollato al finestrino per guardare il paesaggio e, quando sara’ il momento, portera’ un fiore al macchinista.
lunedì, 07 luglio 2008

Eulalia e la calvizie

ROMA, 5 LUG - Sole, mare, casco e lavaggi frequenti non hanno alcun ruolo nella caduta dei capelli: la principale causa e' legata allo stress. Per gli uomini si tratta soprattutto delle preoccupazioni legate al lavoro e ai soldi, per le donne delle pene d'amore.

Non hanno dubbi gli oltre 300 tricologi riuniti a Genova per il congresso annuale della European Hair Research Society. A giocare un ruolo determinante nella comparsa del fenomeno e' l'insieme degli stress e la loro alta frequenza.


 
Eulalia vaga senza meta nella citta’ perduta.
Ai bordi di una fontana, la gente cerca il proprio riflesso nell’ acqua, sperando in una risposta clemente.


Lo specchio liquido rimanda riflessi di crani lucidi: palle da biliardo su cui labbra sottili e curvate all’ ingiu’ non disegnano sorrisi da troppo tempo. L’ acqua riflette immagini di teste glabre, con due teste di spillo al posto degli occhi: piu’ che sufficienti per consentire una visione, seppure riduttiva ed incolore, di un mondo circostante che e’ fatto di lamiere, bitume ed automobili.


Nelle vetrine, le donne cercano di rivedere il proprio volto, ma non ricevono che immagini di abiti tropo corti e scarpe rosse dai tacchi vertiginosi.
Allora aprono le borsette, evitano accuratamente i fazzoletti, le agende elettroniche ed il rossetto, e afferrano il guscio d’ostrica sintetica che racchiude lo specchietto da trucco.

Si guardano, e non riescono a celare la delusione alla vista della calotta cranica liscia come un palloncino gonfio d’ elio, sotto la quale non si distingue nulla di definito: il naso, unico punto di riferimento, e’ ridotto a un paio di forellini piazzati tra gli occhi e il mento, e le orecchie, sorde ad ogni richiamo d’amore, sono nascoste chissa’ dove.
 
Eulalia, sfiancata dal caldo, siede al bordo del pozzo. Ha appena gettato un sassolino, che si e’ tuffato volentieri nell’acqua fresca e ora la saluta felice.
I cerchi concentrici della superficie si stanno diradando velocemente, ed Eulalia puo’ vedere nuovamente la propria immagine riflessa.
 
Intorno, la gente infelice la guarda con invidia e malizia, meditando di rasarle il cranio, come se la cosa potesse fornire una sorta di compensazione morale per la tristezza di una vita piatta e senza emozioni.
 
Eulalia scuote la chioma e, sorridendo, lascia le strade incolori piene di gente triste, tornando a divertirsi tra le violette e le nuvole rosa del tramonto.
 
venerdì, 27 giugno 2008

Eulalia e la finestra sui ricordi

Post pubblicato su Caffè letterario

Eulalia, seguendo una corrente ascensionale, fluttua fino all’ ultimo piano di una palazzo di citta’.
All’interno dell’appartamento d’angolo, una vecchia signora, intenta da ore ad osservare le lancette dell’ orologio, guarda dalla finestra e, forse sperando in un refolo di vento, apre le imposte.
 
E’ una giornata molto calda: come quella dell’estate del ’46, quando un bel giovane di nome Giovanni si era presentato in cascina, vestito di tutto punto, per chiedere la sua mano.
Inizialmente la famiglia di lui si era opposta, ma poi le cose si erano appianate e il matrimonio era stato felice fin dal giorno della cerimonia, che si era tenuta nella chiesa di campagna del paese, in una mattina di fine agosto.
Gli anni del dopoguerra erano stati incredibili; entusiasmo, fiducia e speranza avevano consentito alla coppia di superare i problemi economici e la difficolta’ di mantenere i quattro meravigliosi figli: sforzi premiati dalla soddisfazione di vederli laureare e formare a loro volta una bella famiglia.
 
Giorno dopo giorno, calendario dopo calendario, il tempo ormai e’ passato, senza rumore, ed 
oggi il mondo sembra diverso, forse perche’ visto attraverso occhiali dalle lenti spesse come fondi di bottiglia.
Giovanni dai capelli bianchi se n’e’ andato gia’ da tre anni, ma la vecchia signora continua imperterrita a guardare dalla finestra, verso l’ora di pranzo, sperando di vederlo rientrare.
 
L’uomo col cappello che ha appena svoltato l’angolo sembra proprio lui: peccato che prosegua oltre il portone.
D’altro canto, nel corso degli anni Giovanni si e’ fatto sempre piu’ distratto, ed oggi potrebbe aver dimenticato di fermarsi nel punto giusto.
 
La donna si sporge leggermente dalla finestra per chiamarlo, ma l’uomo non la sente: del resto, i problemi d’udito di Giovanni sono risaputi.
Presa dall’ansia di attirare la sua attenzione, la donna si sporge ulteriormente dalla finestra, rischiando di perdere l’equilibrio e cadere.
Per fortuna, qualcuno la trattiene per un braccio: e’ la vicina di casa, che viene a trovarla tutti i santi giorni da quando e’ rimasta vedova. 



La vecchia si siede, un po’ delusa, brontolando per la distrazione di Giovanni, per la sua sordita’ e per mille altri motivi.
 
Poi offre alla vicina, che ha gia’pranzato, un paio di biscotti ed un caffe’, e le racconta, per la millesima volta, la storia del suo matrimonio.
 
La vicina ascolta, annuendo ogni tanto: lei sa che l’ anziana signora non si e’mai sposata, ha sempre vissuto sola, e di tanto in tanto vaneggia, specie quando fa caldo, ma non ha cuore di contraddirla.
 
Eulalia, che ha osservato tutto dalla finestra, sente un alito di vento glaciale soffiarle sul collo.
Col cuore trafitto, lascia l’anziana signora alla felicita’ che solo la follia puo’ regalare e vola via, portando con se’ tutti i ricordi del mondo: anche quelli di cio’ che non e’ mai stato e che mai sara’.

 
Cervello: area dei "falsi ricordi"
Studio riportato sul Journal of Neuroscience
"Capita, per lo piu' in eta' avanzata, che ricordiamo d'aver fatto o detto qualcosa o aver vissuto un episodio che non ci e' mai accaduto". "Sono le fantasie create da una parte del nostro cervello che potrebbe essere battezzata: 'sorgente dei falsi ricordi', alla base dei quali - riporta il Journal of Neuroscience - ci sarebbe un 'talento impressionista' che ricostruisce un'impressione d'insieme di un certo evento e che proprio per questo potrebbe farci travisare o scombussolarci i ricordi".
giovedì, 22 maggio 2008

Eulalia e la Stella Pigra

Astronomia: scoperta stella pigra
 
Brilla grazie ad aiuto della sua compagna
ROMA, 20 MAG - Esiste una stella cosi' pigra che non riesce a brillare da sola ma ha bisogno dell'aiuto della sua compagna. L'ha scoperta un gruppo italiano dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. La stella pigra appartiene a un sistema doppio, composto da due pulsar che emettono raggi X. Una delle due pulsar emette raggi X solo grazie all'aiuto della compagna che periodicamente la investe con un intenso flusso di particelle e le fornisce cosi' l'energia necessaria per brillare.
 
 



Eulalia si rigira nel letto.

E’ tardi, ma ancora la voglia d’alzarsi non e’ arrivata, ed Eulalia segue, senza riluttanza, il richiamo del cuscino a nuvola, del lenzuolo perlato e della sottile noia, giunta da tempo ad increspare, come onda leggera, l’oscuro oceano del mal di vivere, che la sua barca solca da settimane.

 
Oggi non e’ giornata di sole, d’erba appena tagliata, di fiori che s’aprono con gioia alla luce: il cielo e’ grigio, come l’anima; la gente che passa per strada fa un rumore stridente di rabbia, miseria e solitudine che Eulalia non vuole piu’ ascoltare.

Eulalia ha bisogno di riposo: sono lontani i momenti in cui col suo fulgore rischiarava il cielo notturno ed incantava gufi, streghe e lupi.


Dimenticati, da tempo, i voli tra le nuvole e gli uomini, lasciate alle spalle le imprese coraggiose e gli abbracci alle altre creature, Eulalia, dalle ali ripiegate, si nasconde sotto le coperte, sperando di ritrovare nei sogni l’ energia perduta: le stessa con cui, nelle notti piu’ fredde, toglieva gli uomini dall’inferno e li riscaldava con la propria luce avvolgente.


E mentre il monitor, nella stanza bianca, mostra con impietosa precisione la linea piatta dell’anima, Eulalia, in bilico tra il tubo dell’ endovena e la sponda del letto, attende un gesto rivelatore da parte della pulsar gemella.

venerdì, 25 aprile 2008

Eulalia e il cuore assassino

Post pubblicato su  Caffe' Letterario

 

SPOSA VEDOVA SUO DONATORE CUORE, POI SI UCCIDE COME LUI
WASHINGTON - Un uomo che dodici anni fa aveva subito un trapianto di cuore - e che poco più tardi aveva sposato la vedova del suo donatore - si è tolto la vita nello stesso modo della persona da cui aveva ricevuto l'organo.
E' accaduto a Vidalia, nel sud-ovest della Georgia. Sonny Graham, di 69 anni, si è ucciso nel giardino di casa con un colpo di pistola alla gola, proprio come aveva fatto Terry Cottle, il 33enne che gli donò il cuore nel 1996. In seguito al trapianto che gli ha permesso di sopravvivere, Graham aveva iniziato a scrivere una serie di lettere alla famiglia del suo donatore, arrivando a conoscere personalmente la moglie di Cottle - Cheryl - allora 28/enne. Tra i due è nata una relazione così intensa che nel 2004 - dopo che lui è andato in pensione - si sono sposati e sono andati a vivere a Vidalia. Qui l'uomo, per motivi che non stati accertati, ha deciso di togliersi la vita nello stesso modo in cui fece dodici anni prima il suo donatore. Rendendo vedova per la seconda volta la stessa donna.



 
Eulalia, dritta come un fuso, osserva le attività frenetiche che si svolgono in sala operatoria.
Il chirurgo ha appena terminato il lavoro: un cuore umano, che sembra pulsare in modo innaturale, viene rinchiuso in un contenitore blu.
Non c’e’ tempo da perdere: tra pochi minuti, nella stanza in fondo al corridoio, un cardiopatico in fin di vita ricevera’ il dono inaspettato della seconda opportunita’.


Tornera’ a sorridere, parlare, camminare, fare le scale.
Andra’ a lavorare di nuovo, tornera’ a  seguire gli spettacoli al cineforum, mangera’ le patatine fritte e il venerdi’ sera frequentera’ un corso di ballo: imparera’ a ballare il tango, come aveva sempre sognato, e finalmente, nel secondo quadrimestre di lezione, incontrera’ la donna dei propri sogni.


Dopo una vita di attese, amori sbagliati, rinunce, rimpianti e liti furibonde, che lo avevano portato all’ infarto piu’ di una volta, capira’ di aver trovato il vero amore, che avra’ il viso dolce e triste di una quarantenne: un volto segnato profondamente dalla vita e dal tempo, ma non ancora appassito.
L’amera’, come nessuno ha mai amato prima, non dormira’ di notte per mesi interi, consumato dai dubbi e dal timore, fino al giorno in cui trovera’ il coraggio di dichiararsi e impazzira’ dalla gioia, scoprendo di essere ricambiato.

Ci sara’ un matrimonio, in un bel giorno di primavera;  le campane suoneranno a festa e gli stessi parenti che avevano pianto piu’ di una volta al suo capezzale, sorrideranno e lo abbracceranno, lanciando riso e benedizioni.
Passeranno gli anni, uno dopo l’altro, in pace ed armonia in una bella casa lungo la riva del fiume, e i ricordi delle stanze d’ospedale, dei giorni della paura e della speranza, della solitudine e del dolore, si faranno, giorno dopo giorno, sempre piu’ sfuocati.

Un bel giorno d’estate, lui camminera’ fino  all’argine, scendera’ fino al limitare dell’acqua, guardera’ i pesci, che tutto sanno e nulla dicono, e all’improvviso comprendera’ ogni cosa.

Tornera’ a casa con passo leggero, attraversera’ la grande sala arredata in legno d’acero e mettera’ nuova legna nel camino, perche’ il fuoco non si spenga.
Andra’ in cantina, per mettere a posto le vecchie fotografie del matrimonio ed estrarra’ dalla scatola di legno le piu’ belle, per guardarle l’ennesima volta. Vedra’ se’ stesso, con dodici anni in meno sulle spalle, e ammirera’ la bellezza della moglie, cosi’ solare, nonostante la doppia vedovanza che ne aveva funestato la vita, prima del loro incontro.


Sorridera’, rimettera’ a posto le foto e da un’altra scatola, di latta rossa, prendera’ una pistola e se la puntera’ alla gola.
Un colpo soffocato risuonera’ tra la polvere e i vecchi elettrodomestici sparsi per la cantina: lui morira’, ma il suo cuore sara’ salvo, pronto per un uovo ospite.

Tutto questo accadra’ senz’ altro: e’ una promessa segreta, un impegno da mantenere ad ogni costo.

Eulalia, inorridita, cerca di afferrare la scatola blu dalle mani del paramedico, che si e’ gia’ avviato in direzione dell’ altra sala operatoria, ma qualcuno la trattiene.

Mentre Eulalia cerca di divincolarsi, il cuore assassino viaggia verso la nuova vittima, cantando, sottovoce, una canzone d’amore.
 
 
mercoledì, 16 aprile 2008

Eulalia e la Fata Confetto II

La Fata si muove in punta di piedi; agile come una ballerina, danza fino a un piccolo specchio d'acqua.


Rimira, con un po’ di civetteria, il proprio riflesso: ora che la sua statura e’ pari a quella di un umano, si sente ancora piu’ bella.
L’acqua dello stagno, limpida e fresca, e’ cosi’ pura ed invitante che l’incantevole creatura non puo’ fare a meno di chinarsi per sfiorarla con la punta delle dita.
 
Dal punto in cui la sottile, tenera mano tocca l’acqua, partono cerchi concentrici: la superficie s’increspa appena; poi, un sottile strato di brina appare sopra agli steli d’erba che rasentano il bordo dello stagno.

Pochi istanti dopo, l’acqua si raffredda, trasformandosi in uno struggente ricordo invernale: un blocco di ghiaccio molto spesso, dentro al quale i pesci, impotenti spettatori, restano imprigionati, come accade a certi fiori, che finiscono la loro esistenza racchiusi nei fermacarte di vetro.


Gli anatroccoli, che nuotavano in fila indiana dietro la loro madre, non hanno migliore destino e, fermi in una immobilita’ fotografica, che nulla ha a piu’ a che vedere con la vita, punteggiano di giallo intenso la superficie disperatamente bianca dello stagno ammutolito.




La Fata, felice come solo gli esseri alati sanno essere, sorride, si rialza e cammina verso una radura.

Rose selvatiche ed anemoni sgargianti, timide margherite e spavaldi crocus, tintinnanti campanellini, primule rigogliose, denti di leone, primule e violette: dinanzi a lei, un paradiso di colori e profumi s’apre a perdita d’ occhio.

Una carezza ad un fiore, un soffio su una corolla, un tocco a uno stelo verde: la Fata si muove con grazia e dolcezza.
Le piante fremono, come scosse da una brezza che si fa via via piu’ intensa, poi si contorcono, ritraendo le foglie, riconoscendo, troppo tardi, un’ oscura minaccia.

I fiori si richiudono.
Sono piccoli scudi colorati la cui bellezza, purtroppo, non basta a garantire sufficiente protezione: infatti avvizziscono, prosciugati da una siccita’ innaturale, e poi soccombono. Fragili scheletri anneriti e piccoli cumuli di cenere grigia prendono subito il loro posto nel deserto creato dal nulla, e dei profumi mattutini non resta neppure il ricordo.

E mentra Eulalia, ancora incredula, cerca la forza per reagire, la Fata alza le spalle, un po' delusa per la breve ed effimera essenza dello spettacolo, e si avvia, a passo leggero, verso la citta' piu' vicina.


 


giovedì, 10 aprile 2008

Eulalia e la Fata Confetto


Eulalia, in volo mattutino, guarda l'alba dall'alto.

La Fata Confetto si stiracchia.
L’ involucro alieno, in cui e’ racchiuso il soffice letto di piume di cigno, sta per schiudersi: si avvicina l’ora di affacciarsi sul mondo.

 
Il grande fiore, di un delicato rosa pallido, spuntato da un seme caduto dallo spazio, e’ chiuso su se’ stesso. Sembra un enorme uovo di pasqua profumato e la rugiada mattutina che scende, in gocce minute, lungo lo stelo allungato, manda bagliori zuccherini e riflessi cangianti .
In pochi minuti il sole taglia il traguardo dell’orizzonte e si slancia verso il cielo: e’ primavera.

  
Il tempo di intiepidirsi ai raggi dorati, e la corolla finalmente si schiude, rivelando al mondo il prezioso contenuto.
La fata, ancora mezza addormentata, si alza con un sorriso, mentre un usignolo canta felice l’inno alla nuova stagione e le lumache, pigre ed indolenti, si trascinano alla ricerca dell’insalata novella.





L’eterea creatura spazzola con cura la fluente chioma bionda, sapientemente cosparsa di polvere lunare, poi si fa scivolare addosso un abito che sembra rubato alle lande delle aurore boreali.
 
Si passa compiaciuta le mani lungo i fianchi, accarezzando l’abito di tulle e taffeta’ che fascia, senza comprimere, la sua slanciata silhouette. Il leggero e grazioso tutu’, tutto trine e merletti, alterna toni cremisi e scarlatti, porpora e peonia, pesco e mandorlo: una specie di piccolo, leggiadro bouquet profumato, che si armonizza con i nastri di seta delle minuscole scarpette da ballerina dai riflessi perlacei.

La Fata apre gli occhioni da cerbiatta, mostrando le iridi di un celeste abbagliante; mentre le ali multicolori si asciugano al sole, sbatte le lunghe ciglia e si rimira, vezzosa, allo specchio.
 
E’ bellissima: il rossetto trasparente e il trucco delicato, fatto di polveri impalpabili, mescolate a un velo di cipria dorata, rendono il suo viso simile a una rosa tea nel pieno della fioritura.
 
Il mattino si apre, in tutto il suo splendore: le piante liberano i migliori profumi della stagione e gli animali escono dalle tane, senza piu’ temere pioggia e gelo.
 

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Una brezza leggera tra le foglie. Un petalo di rosa. Un raggio di luna tra gli aghi di pino.

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