lunedì, 27 aprile 2009

Eulalia e lo splendido giardino VI

Esercizio di stile di FKfrankcapra

http://apophenia.splinder.com

La mia storia inizia in questo splendido giardino. Ricordo la prima volta che attraversai il cancello della tenuta.

L'auto d'epoca mi era venuta a prendere davanti alla stazione, mentre mi guardavo attorno con aria sperduta. Salutai con gioia quell'uomo dai buffi baffi neri, suscitando in lui un certo imbarazzo, prima di capire che era solo l'autista. Incontrai il mio nuovo papà solo lì, in mezzo a quei fiori dai colori sgargianti. Abituata al freddo grigiore dell'orfanotrofio, nella mia mente, il caldo colore dei fiori si legò per sempre al volto segnato dal tempo dell'uomo che sarebbe divenuto mio padre. In quel momento quasi non feci caso al maestoso castello che si ergeva al centro del giardino, una casa ben diversa dalle modeste mura che mi avevano visto crescere. I miei occhi erano persi in quei colori. I fiori e gli alberi da frutto riempivano i miei sensi di profumi e vivaci tonalità. Era l'ora del tè. La prima cosa che mangiai arrivata in quella casa fu una fetta di torta di mele. Le rosse mele che crescevano tra gli alberi del giardino, quelle che scorsi dietro alla spalla di mio padre, Lord Albert, quando mi abbracciò per la prima volta.

Del rapporto con Nessa, seconda moglie di Lord Albert, non ho purtroppo ricordi felici. Non venne neppure ad incontrarmi quel giorno e rimise a mangiare nelle sue stanze. Il primo ricordo che ho di lei è di quando la vidi, il giorno seguente, dalla finestra della biblioteca. Sdraiata al bordo della piscina su un lettino di legno, indossava un costume nero piuttosto ardito. Era visibilmente più giovane di mio padre. La donna alzò la testa verso la finestra. I grandi occhiali neri incrociarono il mio sguardo. Alzai la mano per salutare. Lei si rigirò con indifferenza verso la piscina e sollevò un bicchiere ancora pieno a metà. Vicino a lei su un vassoio ne erano posati diversi. Quasi tutti erano ormai vuoti. Rimaneva solo il ghiaccio, la cui fredda luce pungente sembrava resistere al calore del sole.  Al tempo non avevo ancora capito quanto profondo fosse quel gelo.

Passarono gli anni e la mia vita all'orfanotrofio divenne solo un lontano ricordo. Passavo le mie giornate girando l'immenso giardino su una bicicletta. L'avevo fatta dipingere di rosso, come le mele così dolci del frutteto. Fu così che conobbi Bradley. Bradley era un ragazzo giovane e vivace. Da piccolo aveva avuto gravi problemi di salute, ma ora era guarito ed aveva sostituito il padre nel curare gli alberi da frutto di Lord Albert.  Durante l'estate portavo con me della limonata, fatta con i limoni coltivati nella tenuta. Lo guardavo lavorare, fino a quando egli non mi scorgeva e posava gli attrezzi da lavoro. Ci stendevamo sull'erba sotto l'ombra dei grandi cipressi e ridevamo assieme sorseggiando quell'aspro nettare. Con lui mi trovavo a mio agio.

Quando finì l'autunno, finì anche il lavoro di Bradley. Lui mi mostrò però un piccolo luogo dove avremmo potuto incontrarci in segreto. Era una limonaia, dove durante l'inverno venivano messe le piante di limoni per proteggerli dal freddo. Mancavano ancora due giorni al nostro incontro, ma andai lì presa dalla curiosità di scoprire questo posto nascosto, con il cuore ricolmo di trepidazione. Era una piccola serra tutta di vetro. La struttura di ferro battuto formava dei disegni, come fiori dai petali d'acciaio. Lasciai la bicicletta rossa appoggiata a tortuose foglie di metallo scuro.

All'interno oltre agli attrezzi ed alle piante, su un grosso tavolo sporco c'era un vecchio grammofono, e dei dischi in vinile. Con la mano scostai la polvere ed il terriccio che li ricoprivano. Musica col sapore di abiti di raso, fumo di sigari e film in bianco e nero. Sollevai Rapsodia in blu di George Gershwin e appoggiato a The Believer di John Coltrane trovai una lettera. Una busta ingiallita dal tempo. Una lettera d'amore? Forse anche Lord Albert si era trovato qui in segreto. La aprii. Era scritta a mano, ma la scrittura, poco elegante e confusa, non era quella di una donna e neppure di Lord Albert.

Milord,
so che eravate solito nelle notti di luna venire con vostra moglie lady Ellen, proprio in questo luogo dove avete chiesto la sua mano. Lascio dunque qui questa missiva. Se il ricordo di lei vi porterà di nuovo alla limonaia, forse la troverete.
Vi ho già dato le mie dimissioni e sto per partire. Non ho il coraggio di dirvi queste parole di persona, ma il mio senso di colpa è troppo grande perché io possa sopportare altrimenti. So di avervi riferito di aver visto lady Ellen lasciare la casa con i suoi bagagli, ma come forse avrete immaginato, questa assurda versione dei fatti non corrisponde al vero. Voi conoscete i problemi di salute che affliggono il mio giovane figlio. Ciò nonostante non capisco come io abbia potuto farmi irretire a tal punto dalle parole di quella donna e dalle promesse di una cura. Le parole non posso essere sufficienti per ottenere il vostro perdono, ma vorrei almeno che voi conosceste la verità. La signorina Nessa in cambio del rimedio per la rara malattia di mio figlio, mi chiese senza esitazione, né vergogna alcuna, di porre fine alla vita di vostra moglie lady Ellen. Che Dio mi perdoni, accecato dall'amore paterno o forse dalla follia io accettai. Io Daniel Mac Trevor confesso di aver quella mattina colpito a morte vostra moglie lady Ellen. Presi poi due valigie e riempitele con i suoi effetti personali le seppellii assieme al suo corpo, proprio qui di fronte a questa limonaia. Una parte di me spera che voi troviate questa lettera così che io possa ricevere la giusta punizione. Tuttavia forse vi sarà risparmiata questa dolorosa verità e la mia anima subirà il proprio castigo solo davanti agli occhi del Signore.
In fede,
Daniel

Quel giorno tornai a piedi dalla limonaia. Non ebbi il coraggio di riprendere la mia bicicletta rossa. Appoggiata a quel terreno che nascondeva un segreto così orribile. Avevo rimesso la lettera al suo posto. Ero incapace di giudicare se la vita di Bradley fosse o meno un prezzo abbastanza alto da giustificare la morte di quella lady Ellen che non avevo mai conosciuto. Ripensai all'inizio di quella lettera sporca di terra e di dolore: "Se il ricordo di lei vi porterà di nuovo alla limonaia, forse la troverete." La polvere aveva ormai ricoperto il vecchio grammofono. Allora forse era giusto così, che quella lettera rimanesse nascosta dai ricordi piacevoli di un amore romantico, tra Gershwin e Coltrane e che quel luogo rimanesse un tempio all'amore e non divenisse solo una tomba insanguinata. Io però non tornai più alla limonaia e quando Bradley si recò lì senza trovarmi, pensò alle fugaci promesse di un amore durato un estate.

T.B.Blaze

venerdì, 13 giugno 2008

Eulalia e la polvere di stelle

 
 
Oggetto sconosciuto vicino shuttle
 
Lo hanno notato gli astronauti, forse pezzo di ghiaccio
(ANSA) - NEW YORK, 13 GIU - Gli astronauti dello Shuttle hanno notato un oggetto non identificato sulla scia del traghetto spaziale. Indagano ora sulla sua natura. Lo ha annunciato la Nasa.

L'oggetto e' stato avvistato dopo che il Discovery aveva acceso i motori: potrebbe trattarsi di un pezzo di ghiaccio. Gli astronauti hanno notato anche una ammaccatura sulla coda della navetta. Il Discovery ha oggi avviato le procedure per il rientro a terra previsto domani.




 
 
Eulalia plana dolcemente sulla superficie del lago.
Alghe, trote ed anatre mandarine l’accolgono con un applauso: il tempo del ritorno era ormai giunto ed Eulalia e’ rientrata appena in tempo per svolgere il proprio compito.


Con delicatezza, apre il sacco argentato di fronte al pubblico pennuto: una sottile polvere di stelle si libra nell’aria, sollevata da un refolo di vento.
E’ un piccolo, meraviglioso regalo degli spazi siderali: ovunque si posi, l’ impalpabile sostanza porta vita, forza, ed amore.


Eulalia non ha potuto portarne a sufficienza: giusto quanto basta per far felici i daini, le aquile e gli anemoni di mare.
Eulalia ha in programma altri, numerosi viaggi, e spera che gli umani non la intercettino, rovinando tutto.
Loro non sono ancora pronti a ricevere il dono celeste, ma sono piu’ che attrezzati per rovinare la vita agli esseri con cui dividono il pianeta.


Eulalia ha deciso di non pensarci: sparsa l’ultima manciata di polvere, rimette il sacco in spalla e riparte, in direzione dello spazio profondo.
giovedì, 10 aprile 2008

Eulalia e la Fata Confetto


Eulalia, in volo mattutino, guarda l'alba dall'alto.

La Fata Confetto si stiracchia.
L’ involucro alieno, in cui e’ racchiuso il soffice letto di piume di cigno, sta per schiudersi: si avvicina l’ora di affacciarsi sul mondo.

 
Il grande fiore, di un delicato rosa pallido, spuntato da un seme caduto dallo spazio, e’ chiuso su se’ stesso. Sembra un enorme uovo di pasqua profumato e la rugiada mattutina che scende, in gocce minute, lungo lo stelo allungato, manda bagliori zuccherini e riflessi cangianti .
In pochi minuti il sole taglia il traguardo dell’orizzonte e si slancia verso il cielo: e’ primavera.

  
Il tempo di intiepidirsi ai raggi dorati, e la corolla finalmente si schiude, rivelando al mondo il prezioso contenuto.
La fata, ancora mezza addormentata, si alza con un sorriso, mentre un usignolo canta felice l’inno alla nuova stagione e le lumache, pigre ed indolenti, si trascinano alla ricerca dell’insalata novella.





L’eterea creatura spazzola con cura la fluente chioma bionda, sapientemente cosparsa di polvere lunare, poi si fa scivolare addosso un abito che sembra rubato alle lande delle aurore boreali.
 
Si passa compiaciuta le mani lungo i fianchi, accarezzando l’abito di tulle e taffeta’ che fascia, senza comprimere, la sua slanciata silhouette. Il leggero e grazioso tutu’, tutto trine e merletti, alterna toni cremisi e scarlatti, porpora e peonia, pesco e mandorlo: una specie di piccolo, leggiadro bouquet profumato, che si armonizza con i nastri di seta delle minuscole scarpette da ballerina dai riflessi perlacei.

La Fata apre gli occhioni da cerbiatta, mostrando le iridi di un celeste abbagliante; mentre le ali multicolori si asciugano al sole, sbatte le lunghe ciglia e si rimira, vezzosa, allo specchio.
 
E’ bellissima: il rossetto trasparente e il trucco delicato, fatto di polveri impalpabili, mescolate a un velo di cipria dorata, rendono il suo viso simile a una rosa tea nel pieno della fioritura.
 
Il mattino si apre, in tutto il suo splendore: le piante liberano i migliori profumi della stagione e gli animali escono dalle tane, senza piu’ temere pioggia e gelo.
 

martedì, 01 aprile 2008

Eulalia e l' elefante II

venerdì, 28 marzo 2008

Eulalia e l’acceleratore di particelle

 
ROMA, 28 MARZO - Fisica: denunciato acceleratore Lhc
Secondo due fisici e' 'possibile causa di apocalisse'

Il piu' grande acceleratore di particelle al mondo e' stato citato in giudizio in quanto 'possibile causa di apocalisse e catastrofi cosmiche'. Il Large Hadron Collider, che sta per essere completato a Ginevra, oltre ai problemi tecnici che hanno costellato la sua costruzione, deve affrontare una minaccia inaspettata.
 
Due fisici americani, riferisce il sito della rete Usa Nbc, ne hanno chiesto lo stop fino a che non sara' verificata la possibilita' che al suo interno avvengano reazioni devastanti.

 

Eulalia ascolta il suono del tempo che passa, sull’ argine del fiume.

Il senso di un’incombente Apocalisse aleggia nell’aria, ma Eulalia, fiore tra i fiori, guarda i narcisi, le nuvole in viaggio, i riflessi multicolori delle ali di libellula e le prime uova dell’anatra che si schiudono al tepore primaverile.
lunedì, 17 marzo 2008

Eulalia e la farfalla

GB: maxi- rifugio per le farfalle
L'inquinamento le annienta, una cupola le proteggera'

LONDRA, 13 MAR - La Gran Bretagna ha iniziato a costruire il piu' grande rifugio per farfalle al mondo, per proteggerle dall'inquinamento e dall'estinzione.
Butterfly World, una cupola del diametro di circa 100 metri sara' anche una grande attrazione turistica.

I lavori sono iniziati ieri nell'Hertfordshire.
Il progetto (25 milioni di sterline) e' stato lanciato col sostegno di alcuni dei maggiori ambientalisti britannici. Butterfly world aprira' i battenti tra giugno 2009 e maggio 2011.
 
 


La tempesta elettrica si e’ spostata lungo l’orizzonte degli eventi.
Il grande uovo striato rotola dalla cima del monte: il nido in vetroresina e cemento e’ stato spazzato via dal vento, e ora il condor di metallo vola in cerchio, sperando di avvistare la progenie chiusa nel guscio di vanadio.

Donnole in titanio si aggirano nei pressi dei pollai in lamiera, sperando in un lauto pasto, ma le galline in plastica, ormai sfornano solo globi di polietilene.
Sul terreno di cenere, rari ciuffi d’erba sintetica brillano di un verde innaturale nella semioscurita’ dell’ eclissi permanente.
E in tutto questo, automi stanchi e pallidi, cercano, senza speranza, un cenno di primavera.
 
Una farfalla blu e violetta vola su un narciso.
Non vi e’ nulla di piu’ sublime di un battito d’ali, lontano dalla cappa di gas venefici e metalli pesanti.

Una barriera trasparente, forse di cristallo, protegge, come uno scudo, cio’ che resta di un mondo ormai relegato nella dimensione onirica.
Guardare un fiore, sentirne il profumo e fermarsi ad osservare le capricciose evoluzioni di un lepidottero dai colori sgargianti, sapendo di non sognare: questa e’ la nuova frontiera di una umanita’ vicina al punto di non ritorno.


Eulalia, protetta dalla cupola, vola zigzagando, senza soluzione di continuita’.
giovedì, 21 febbraio 2008

Eulalia e il nero

CREATO IL COLORE NERO PIU' NERO CHE C'E'
 
WASHINGTON - E' stato creato in un laboratorio di ricerca dello Stato di New York il nero più nero che c'é, capace di annullare in modo assoluto l'effetto riflessione. Assorbe cioé il 99,9% della luce da cui viene colpito.

Il più nero materiale che esista al mondo è stato 'inventato' in un laboratorio di un politecnico di Troy ed è fatto di microscopiche fibre concave dello spessore di un atomo, non di più. A crearlo sono stati gli scienziati del Rensselaer Polytechnic Insitute, che hanno così superato il "nero più nero" creato nel 2003 sempre negli Stati Uniti, in un altro laboratorio e che era capace di di riflettere solo lo 0,17% della luce.
Questo nero, invece, annulla praticamente la riflessione: trattiene la luce visibile per il 99,955%.


 
 
Eulalia fissa il quadro appeso al muro color pece; la cornice, finemente intagliata, attira la sua attenzione: riccioli d’ebano, foglie e fiori notturni si rincorrono nel legno.
 
Eulalia si concentra sul dipinto: su un fondale nero come il fondo di un pozzo, due persone camminano affiancate.
 
Sono nell' ombra, percio’ non e’ possibile distinguerne le fattezze, ma Eulalia sa per certo che una di loro altri non e’ che il Principe delle tenebre.
 
Il Re del caos, padrone del nulla, si veste coi colori del lutto e della disperazione.
A lui appartengono il senso di assenza, il caos, il vuoto primordiale: e’ il principio e la fine di tutto, che nasce dall’inconscio e porta in se’ un’ incognita minaccia.
Indossa un mantello di oscurita’ ed una veste ricamata con i simboli di Saturno, con cui rivendica il proprio potere assoluto, ostentando il proprio disprezzo per cio’ che e’ giovane e vitale. 
Accarezza, senza affetto, una cornacchia dalle piume lucenti che gli si e’ appollaiata su un braccio, e intanto cammina lentamente verso un cono d’ombra.
 
Al suo fianco, una Strega dall’ abito color carbone guarda l’orizzonte.
Nella mano sinistra tiene un amuleto d’onice; nella destra, lo scettro della notte, di cui e’ regina, e col quale compie sortilegi oscuri e malefici. Dai capelli corvini escono misteriosi anelli di fumo maligno; gli occhi impenetrabili e privi di luce nascondono il senso di abbandono e di impotenza di fronte alla fine del tutto.
 
Eulalia, per la prima volta da molto tempo, prova un senso di sgomento.
Distolto lo sguardo dal quadro, si dirige verso il lato opposto della grande stanza, mentre un lupo nero, comparso da chissa’ dove, la segue con lo sguardo.
Eulalia attraversa a passo leggero la sala, sfiorando appena il pavimento ricoperto di piastrelle color inchiostro di china.
 
Sulla parete di fondo, un trono di ossidiana la sta attendendo.
Eulalia si siede, abbandonando la propria disperazione, pronta a sprigionare una luce abbagliante: dopo la notte, deve nascere un nuovo giorno.

Piccolo esperimento insensato per la creazione di un mondo migliore:
 
mercoledì, 23 gennaio 2008

Eulalia e l' Anno Nuovo

Eulalia apre la finestra. Un soffio d’aria gelida sussurra la notizia: un anno e’ morto, un nuovo anno ha preso il suo posto.
Il vento del Nord, foriero di pioggia, grandine e neve, annuncia, con voce stentorea, il tempo a venire: come antipasto, tre mesi freddi, tra gente che muore ammazzata senza motivo e malattie incurabili che esplodono improvvise, uomini pavidi coi sacchi di sabbia alle finestre e kamikaze in azione in pieno giorno.

A seguire, i giorni della fame e della sete, delle piaghe infette e del disfacimento dei corpi, giorni di lacrime nelle stanze, disperatamente bianche, dove le medicine vengono iniettate a forza:  al suono dei serpenti a sonagli, i pazzi e gli assassini balleranno con gli occhi sbarrati e i pensieri in fuga.
Per finire, nel delirio collettivo che seguira’, gli uomini disperati si caveranno gli occhi da soli, e la strada delle stelle sara’ coperta da un drappo nero.
 
 
Eulalia si veste, esce e cammina per le strade, per capire. Vuole parlare con i passanti, per chiedere loro cosa stia accadendo, ma non incontra nessuno: un silenzio innaturale attutisce il suono dei suoi stessi passi sul suolo gia’ ghiacciato, eppure non ancora bianco.
E’ buio, senza le stelle in cielo. La luna e’ fuggita gia’ da qualche giorno, ed Eulalia teme che il sole, ormai stremato, la segua lontano dalla propria orbita.
 
Eulalia guarda nelle case e intuisce cio’ che si trova dietro le tende avvizzite delle poche finestre illuminate: anziani soli, infreddoliti davanti a un fuoco che non si lascera’ riattizzare, bambini laceri con lo stomaco e l’anima ugualmente vuoti e gente senza nome, ne’ voglia di pensare a un domani.
 
Gli animali se ne sono andati da tempo; solo qualche insetto si attarda tra gli avanzi di infausti banchetti ormai decomposti, rovistando tra i rifiuti, in gara con i senzatetto affamati.
 
La colomba bianca, chiusa in gabbia, guarda mestamente il ramoscello d’ulivo. Una mano tremante si e’ avvicinata e ha aperto lo sportello, forse per pena, forse per distrazione. La creatura alata si alza di slancio e punta verso il cielo.
Sa che la lotta sara’ impari: dovra’ evitare i fucili dei bracconieri e le fionde dei teppisti, eppure non ha lasciato ancora ogni speranza, perciò non tutto e’ perduto.
 
Eulalia, dalle bianche piume, vola, sempre piu’ in alto, fino a quando la citta’ diventa un punto grigio inghiottito dalla tempesta.
Le strade sono fili neri, e le piazze paiono lacrime d’asfalto; da lontano, tutto puo’ sembrare poetico: basta volerlo.
Eulalia si sfila una remigante, la intinge in una nuvola, e inizia a vergare con eleganza versi e rime bianche su un cielo sorprendentemente blu.
Chissa’ : forse domani andra’ meglio.
giovedì, 29 novembre 2007

Eulalia e il lupo

SINCOPE CANI SI CURA CON PACEMAKER
A Varese clinica usa impianto contro la bradiaritmia
MILANO, 28 NOV - I sintomi della sincope che colpisce i cani si possono curare. Come? Impiantando un pacemaker. E vicino Varese, a Samarate, c'e' una clinica veterinaria dove vengono impiantati i pacemaker che pongono rimedio alle bradiaritmie, che nel cane sono le cause aritmiche all'origine della sincope, cioe' della perdita globale di coscienza. Le razze Schnauzer nano e West High Land Terrier sono le piu' colpite da questa malattia.
 
SPAGNA: SI RIAPRE LA CACCIA AL LUPO
Dopo 20 anni di protezionismo torna il rischio estinzione
 
MADRID, 27 NOV - Si riapre la caccia al lupo nella regione spagnola di Castilla y Leon. La Commissione Europea, d'accordo col ministero spagnolo dell'ambiente, ha dato la sua approvazione. La decisione, secondo gli ambientalisti, pone fine a venti anni di protezionismo. La caccia e' stata riaperta in una regione chiave per la sopravvivenza del lupo proprio quando il lupo cominciava a riprendersi dopo decenni di quasi scomparsa.

Eulalia, che stava ululando alla luna, scuote la testa, disapprovando: com' e’ possibile che sul martoriato pianeta degli umani, alcuni canidi vengano curati con amore, mentre altri finiscono trucidati per divertimento?
Eppure accade, e continuera’ ad accadere, di questo Eulalia e’ consapevole: la cosa le provoca rabbia e dolore. Inutilmente, pero’: per il momento, non puo’ intervenire.
 
Eulalia e’ pronta a volare in Spagna per parlare con i lupi: consigliera’ loro di nascondersi e travestirsi da barboncini nani. O da tappeti persiani, se necessario: tutto e' lecito per sfuggire alla barbarie degli uomini.


 
I lupi resteranno nascosti nelle caverne e nei libri di fiabe,  fino a quando l’umanita’ non decidera’ di rinunciare alla propria schizofrenia zoologica, ammesso e non concesso che questo possa avvenire: gli uomini tendono ad infierire sui piu’ deboli e sugli indifesi, indipendentemente dalla specie di appartenenza.

I lupi pagano colpe di altri, perseguitati senza motivo in un mondo in cui i cacciatori sleali sparano con la mitraglia e le pecore, prodotte in serie, non fanno addormentare nemmeno gli androidi.
Da animali nobili, quali sono, non si sono piegati alla medaglietta di metallo, al cappottino griffato e al guinzaglio pieno di strass.

Si sono rifiutati di farsi fotografare mentre occhieggiano bamboleggianti dalla borsetta dell’ ereditiera di turno, non hanno accettato di farsi acconciare come siepi, ne’ si sono esibiti con pellicce rosa antico, azzurro polvere o verde tundra mutate chimicamente dal coiffeur, in un ardito accostamento cromatico destinato ad enfatizzare le curatissime chiome della proprietaria, o i tendaggi nuovi della sua casa elegante.
 
Eulalia sa che rifiutare di farsi mettere collare e guinzaglio e’ molto pericoloso: lei stessa ha imparato che la liberta’, quasi sempre, si paga a caro prezzo.


 
giovedì, 12 luglio 2007

Eulalia e la fenice d'asfalto.

Eulalia e’ stanca.

Si trascina per la strada, tornando a una casa che secondo le sue gambe e’ troppo distante, e intanto guarda accaldata l’asfalto lungo il viale alberato.
Il tacco a spillo di una ragazza immagine ha lasciato una traccia profonda.


Dalla piccola ferita sul selciato nero inizia a salire un filo di fumo verdastro.
L’asfalto si fa fluido e inizia girare su se stesso, formando un piccolo vortice.

Eulalia osserva rapita il movimento a spirale e l’espansione del turbine color ematite, che somiglia a un’ astratta galassia bituminosa.
Senza preavviso alcuno, dall’ occhio del piccolo e denso ciclone spunta qualcosa di bello e inaspettato: un fiore.

 
Rosso, carnoso, estremamente improbabile nella sua eleganza che mal si addice al paesaggio metropolitano, sale sinuoso dal marciapiede stupefatto, fino all’altezza del ginocchio di Eulalia, che si china per osservarlo da vicino.

Il grigio lascia il posto a un verde intenso.
Ma come per rivalsa contro tanta poesia, dal centro del placido tornado d’asfalto fiorito si sollevano rovi intricati e carichi di lunghe e impietose appendici acuminate.

Il fiore si ripiega su se stesso e soffoca. Chiede aiuto con voce flebile, ed e’ gia’ sopraffatto, prima che Eulalia possa giungere in suo soccorso.
Un raggio di sole piu’ caldo dell’afa estiva trafigge i rovi, trasformandoli in una corona di spine asciutta e fragile, che finira’ in polvere prima del tramonto.

Eulalia versa una lacrima sul fiore: forse, al calare della notte, rinascera’ dalla cenere, sotto diverso sembiante.
 

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