giovedì, 06 novembre 2008

Eulalia e l'autobus del giovedi'

 
Eulalia corre tra la gente. Attorno a lei, uno sciame di persone senz’ali s’agita e sgomita per tornare al proprio alveare.
Non c’e miele, ne’ profumo di fiori sull’ autobus che porta a casa le facce tristi del giovedi’ sera: solo volti tirati, barbe incolte, occhi scavati.
 
Eulalia prova un senso di nausea: sara’ per colpa del rollìo, oppure a causa dell’ enorme, ripugnante montagna di carne e grasso che si e’ seduta, sbuffando, accanto a lei.
 
Si tratta di un ubriaco, che regge in mano una bottiglia ormai quasi vuota.
Appena salito a bordo, si e’ scaraventato in uno dei pochi posti liberi; indossa abiti che non hanno provato l’emozione di un bucato da almeno sei settimane, ed emana un tanfo che mette a dura prova lo stomaco dei presenti.
 
Eulalia, pero’, non si muove, temendo di irritarlo: lo ha appena visto inveire contro un passeggero che aveva avuto l'ardire di trovarsi nelle vicinanze del posto libero, ed Eulalia non vuole scatenare alcun tipo di reazione in uno sconosciuto in grado di stendere una persona usando semplicemente il proprio alito.
 
L'ubriaco fissa Eulalia con insistenza e lei, per non sentirsi troppo a disagio, ma soprattutto per non cedere al desiderio dello stomaco, che vorrebbe rigettare il pranzo, inizia a concentrarsi sugli altri passeggeri.
Durante l'intero tragitto cerca di indovinare le storie dei presenti partendo da un qualsiasi dettaglio: un paio di occhiali dalla montatura rosso fuoco,un foulard a quadri verdi, un paio di scarpe con i lustrini o una giacca stretta e lisa.
 
Prima che l'autobus giunga alla destinazione di Eulalia, l'ubriaco si alza e va a discutere con la macchina obliteratrice,  che peraltro sembra ascoltarlo con maggiore interesse dei presenti.
Eulalia approfitta dell' inaspettata opportunita' per alzarsi e sgusciare via, in direzione della porta: ora il suo stomaco prova un grande sollievo, e anche il suo umore sembra risentire positivamente del cambiamento.


 
Solo in quel momento si avvede della presenza di un anziano, seduto accanto alla porta d'uscita, che prima era al di fuori della sua visuale.
Eulalia non e' molto brava ad attribuire l'eta' delle persone: l'uomo potrebbe avere settant' anni, come ottantacinque, ma cio' che non sfugge agli occhi di Eulalia e' la sua espressione.
 
L'anziano veste con cura, ma senza sfoggio di eleganza; porta un giaccone color kaki, imbottito e a prova di pioggia, non proprio nuovo, ma in ottime condizioni, ed indossa scarpe da ginnastica molto comode: alla sua eta', le esigenze del corpo superano di gran lunga quelle della vanita' personale.
 
Nel complesso, ad Eulalia sembra una persona tranquilla e posata, ma e' evidente che qualcosa non sta andando per il verso giusto.
Infatti, dopo due fermate, l'uomo prende dalla tasca un fazzoletto e si asciuga una lacrima.
Eulalia inizia a fare delle ipotesi: forse e' malato, oppure ha un problema che non puo'risolvere; in ogni caso, ha l'aria di qualcuno che sta affrontando qualcosa di nuovo e terribile.
 

I presenti voltano lo sguardo altrove: un uomo che piange in autobus, evidentemente, e'uno spettacolo poco gradevole.
Gli altri passeggeri, infatti, preferiscono fissare la propria borsa, tuffarsi nel giornale o fingere di leggere le pubblicita' sui cartelloni.
Eulalia, invece, decide che non e' il caso di ignorare il problema, ne' di fermarsi alle congetture, cosi' si avvicina all'uomo e gli chiede se stia bene e se ci sia qualche problema.
 
L' uomo la guarda un po' stranito, rinchiudendosi nella giacca come una tartaruga nel guscio, poi si decide a parlare.
In effetti, le cose non vanno affatto bene: poco prima ha ricevuto una telefonata che lo avvertiva del decesso della moglie, ed ora si sta recando in ospedale.
E' comprensibilmente scosso, ed Eulalia, quando arriva la sua fermata, decide di andare con lui.
 
L'uomo scende, visibilmente provato, ma ancora saldo sulle proprie gambe.
Sebbene continui a sostenere di non aver bisogno di essere accompagnato, Eulalia legge nel suo sguardo il bisogno, anzi, l'assoluta necessita' di un sostegno morale.
Cosi, scesa dall'autobus, lo affianca e percorre, in assoluto silenzio, un pezzo di marciapiede a fianco dell'anziano.
L'uomo, mentre cammina, la guarda, come per studiarla, poi inizia a raccontare.
 
E' stato in ospedale con la moglie fino all' ora di pranzo: lei era ricoverata da molto tempo, ma fino al giorno precedente le sue condizioni non avevano mai destato alcuna preoccupazione.
Al mattino, pero', la donna aveva iniziato a lamentarsi per un malessere diffuso: le era venuta la febbre ed aveva chiesto di essere visitata da un dottore.
L'uomo, che andava a trovarla tutti i giorni, sia al mattino che al pomeriggio, vedendola soffrire, aveva parlato con il medico di turno, che lo aveva rassicurato sulle condizioni della donna e lo aveva invitato ad andare, come di consueto, a pranzare a casa, sostenendo non ci fosse alcun pericolo.
 
Cosi', seppure un po' in ansia, era tornato alla propria abitazione e aveva iniziato a mangiare, con il proposito di tornare in ospedale nel primo pomeriggio, cosa che del resto faceva da anni, ma a meta' del piatto di pasta aveva ricevuto la telefonata dell'ospedale, e il mondo gli era crollato addosso.
 
Rimproverava a se stesso di non essere stato con la moglie al momento del trapasso, di aver ascoltato la voce del medico che minimizzava il problema, invece del proprio istinto, e si colpevolizzava per averla lasciata morire da sola.
Erano sposati da piu' di cinquant'anni, e malgrado la vecchiaia, le malattie e l'insesorabile scorrere del tempo, si amavano ancora.
 
Cammin facendo, l'anziano, con gli occhi lucidi, apre i forzieri in cui ha racchiuso i ricordi di una vita, raccontando ad Eulalia delle esperienze, delle gioie, dei problemi, delle difficolta' che i due hanno affrontato, nell'arco di mezzo secolo, sempre insieme.
 
Giunto all'ingresso dell'ospedale, l'uomo si lascia accompagnare fin sopra la scalinata d'ingresso, poi insiste per proseguire da solo, ed Eulalia comprende che e' giusto che sia cosi': il suo compito e' finito e sa bene che sara' l'anziano a dover affrontare, da quel momento, un percorso di solitudine proprio in quella fascia di eta' in cui si e' meno corazzati per farlo.
 
Lo saluta, accetta con piacere il ringraziamento ed il sorriso triste, ma sincero, dell' uomo, e lo lascia andare incontro ad un destino su cui Eulalia,  purtroppo, non ha alcun potere.
 
Proseguendo a piedi, lungo un marciapiede annegato da una pioggia sottile, Eulalia, privata della bacchetta magica, quasi rimpiange il rassicurante malessere provato accanto all'ubriaco: ora prova una gran nausea, che, ahimè, non svanira' scendendo da alcun autobus.
 
 



venerdì, 03 ottobre 2008

Eulalia e il treno in corsa

Ci sono persone la cui vita e’ un treno in corsa: partono, prendono velocita’ e viaggiano decise.
Sebbene non sempre si conosca la destinazione del viaggio, e talvolta non si riesca nemmeno a stabilire la direzione precisa in cui stanno andando, il loro procedere lungo binari dritti e lucidi trasmette una sensazione di forza e sicurezza non comuni, e, per questo, piena di fascino.
 
Queste persone possono avere due tipi di amici: quelli che corrono paralleli ai binari e saltano a bordo per condividere il viaggio, e quelli che si aspettano che il treno spenga i motori e il conducente si dedichi completamente a loro.

 
Eulalia appartiene alla prima categoria: per lei l’amicizia e’ fatta di condivisione, partecipazione e solidarieta’, percio’, quando incontra una persona lanciata come una locomotiva, non si aspetta che questa lasci ogni occupazione per dedicarsi a lei.
 
Certo, una pausa ogni tanto e’ salutare, ed Eulalia gioisce dei momenti che le vengono dedicati: l’attenzione esclusiva di una persona cara, il sentirsi al centro del suo universo, sono sensazioni impagabili che la riportano a momenti lontani, quando tutto sembrava piu’ semplice e chiudere gli occhi, isolandosi dal mondo circostante per assaporare un gelato alla vaniglia, era un’esperienza quasi ultraterrena.
 
Tuttavia, conscia dei limiti posti da una societa’ in cui il tempo libero a disposizione e’ il vero indicatore di ricchezza delle persone, accetta di buon grado di farsi trascinare in tourbillon di spostamenti, cene, uscite al cinema, incontri, attivita’ piu’ o meno ricreative, varie ed eventuali.
 
Lo fa con la leggerezza che le e’ propria : il peso di Eulalia in una casa e’ quello di una farfalla che si posa sui mobili senza appesantirli: apre le ali mostrando i propri colori, ma occupa lo spazio di un francobollo.
 
Le piace inserirsi nella quotidianita’ delle persone, anche quando questo comporta risvegli anticipati, notti passate in letti troppo piccoli o case troppo fredde, veglie prolungate, compagnie ingombranti e chiassose, pasti nella migliore delle ipotesi creativi e spostamenti impegnativi.
 
Non le importa del contorno.
Eulalia bada alla sostanza, ed accetta le persone per quel che sono; non pretende di stravolgerne le abitudini, ne’ di monopolizzarne la vita, anche se, a dire il vero, qualche volta ne ha la tentazione: le capita con la gente che vede di rado, e con la quale vorrebbe scambiare una scorta di energia ed affetto, da conservare per i tempi di carestia.



 

Eulalia partecipa fino in fondo alla vita degli altri: lo fa come e quando le e’ possibile, ma con la determinazione di chi vuole restare sul treno fino al capolinea: un po’ per fedelta’, un po’ perche’ e’ sempre curiosa di sapere come vanno a finire le storie.
 
Ora Eulalia e’ ferma alla stazione. Passano troppi treni, e lei non sa bene quale prendere.
Alla fine qualcuno decidera’: sara’ il destino, o il cuore di Eulalia, o forse il vento che spira da Nord.


Salira’ sulla prima carrozza e restera’ col naso incollato al finestrino per guardare il paesaggio e, quando sara’ il momento, portera’ un fiore al macchinista.
venerdì, 26 ottobre 2007

Eulalia e il ditirambo

Accanto al marciapiede, un' auto sta accostando. Dal finestrino s'intravede la sagoma del conducente.
Eulalia, che cammina per la strada, incrocia per un istante il suo sguardo; ha occhi porcini, incastonati in un viso aguzzo: una sottile barba a punta color setter irlandese ne sottolinea l'espressione ambigua.

L'uomo apre la portiera per uscire; appena posa il piede a terra, Eulalia nota con stupore che al posto delle scarpe indossa due zoccoli neri. Lo sconosciuto ha lunghe orecchie a punta, ride da solo ed alza il volto spiritato verso le nuvole.

Dopo di lui scende dalla vettura una donna dalla pelle diafana, non molto slanciata, vestita di foglie e tralci di vite. Tiene per mano una ragazza che le somiglia: forse una sorella, che esce ridendo dall' abitacolo. Subito dopo, altre figure sbucano dalle portiere; qualcuna e' vestita di rovi, altre sono coperte di pelli, grappoli d'uva e castagne.


Eulalia e' a pochi passi dal gruppo, ma nessuno fa cenno di notarla.
L'uomo, agitando la coda, estrae un piccolo flauto ed intona una melodia semplice, ma gradevole.
Intanto, dall'auto parcheggiata continuano a scendere persone in vesti stravaganti: donne in abiti succinti e ragazzi dai capelli ricci coperti da strisce di camoscio.
Sciolte le trecce ramate, una ragazza si cosparge le chiome di una mistura profumata, mentre una compagna s' appresta ad accenderle d' un fuoco destinato ad ardere tutta la notte.

Si balla al suono dei sistri, mentre dall'auto escono ceste di frutta, giovinetti imberbi e uomini tarchiati seminudi dalle strane gambe animalesche. Alcuni recano con se' dei capri neri, che scuotono la testa nervosi.
L'uomo che era al volante ride d'un riso sguaiato, ed e' a lui che due ragazze dai capelli cinabro offrono i seni strabordanti e la frutta matura. Lui prende tutto, con ingordigia, affondando un pugnale nel cuore di una mela, che si spacca a meta', liberando semi neri e profumo.
La morde, per bramosia piu' che per fame, ma e' gia' pronto a volgere la lunga lama affilata verso la gola del capro piu' vicino.


Eulalia inizia a sentirsi a disagio; qualcuno, forse intenzionalmente, l'ha urtata, facendola finire contro il muro.
Ragazze inghirlandate di foglie d'edera e serpenti danzano e ridono, col capo rovesciato all'indietro, al ritmo ossessivo dei tamburi di budello; sul fuoco acceso in mezzo alla strada vengono gettate pigne e rami che grondano resina.
Il delirio contagia i presenti, ebbri di vino e lascivia.


Nuove creature escono dal bagagliaio per unirsi alla festa lubrica, e sul selciato, gia'  coperto di foglie, si consumano con violenza i primi amplessi. Al ritmo del ditirambo gli invasati ballano e gridano, in preda a un'esaltazione che presto raggiungera' l'apogeo: e' l'ora della caccia rituale.

Occhi maligni guardano Eulalia, come si guarda una splendida preda selvatica da cacciare a mani nude e sbranare sul posto: fatta a brandelli, ancora calda e pulsante di sangue e terrore, Eulalia appare un nutrimento prezioso da ingoiare a fauci spalancate.

Eulalia, pero', ritiene di non dover pagare di persona il prezzo della festa.
Corre a perdifiato, col cuore in gola e mille stiletti alle spalle.
Eulalia ha gambe di cerbiatto e scatto da lepre: finalmente trova rifugio in un tempio, forse di Apollo.
La tragedia non le si addice, almeno per oggi.
 
domenica, 07 ottobre 2007

Eulalia e il gelataio a rotelle

Il gelataio a rotelle e’ tornato. Dall’altra parte del giardino, accanto alla fontana, elargisce sorrisi e scampoli d’estate in forma di cono.
Le mamme pagano, e mentre i piccoli assaggiano la fragola e il pistacchio, lui come resto da’ due monete e un arrivederci alla prossima stagione.
Intanto, sopra a un albero, una foglia verde come un ramarro decide di passare il fine settimana sul marciapiede, e si stacca dal ramo.
 
Tra non molto diventera’ gialla, e con lei appassira’ l’ultimo ritaglio di bella stagione.
Le altalene umide non vedranno bambini fino alla primavera, e il giardino, finalmente silenzioso, meditera’, insieme al passerotto affamato, sulla vanita’ del mondo.

 
Eulalia e’ indecisa: non ha voglia di mangiare il gelato, ma le spiace perdere l’ultimo treno per la coppetta del colore del sole.
Un cane abbaia: segno che e’ tempo di tornare a casa.
Eulalia guarda il carretto sorridendo, ma non cambia il percorso, e spreca l’occasione.
 
Da qualche parte spira gia’ il vento del nord. Eulalia non puo’ ancora sentirlo: si crogiola nel pomeriggio ancora caldo, come se il tepore non dovesse finire mai.
E quando verra’ il momento di infilare il cappotto, non si lamentera’, perche’ Eulalia sa bene che niente e’ per sempre.

*** *** ***

Un ringraziamento a StazioneTermini per questo post.
lunedì, 01 ottobre 2007

Eulalia e il Primo di Ottobre

Eulalia cammina. Il marciapiede e’ lungo, ma lei non se ne cura: e’ troppo occupata ad accarezzare con la memoria una cartella rossa di pelle, ornata da un rettangolo di cavallino pezzato.
 
Un tempo, quella cartella rappresentava per Eulalia la realizzazione di un sogno bellissimo: Eulalia camminava con il fardello ancorato alle esili spalle, immaginando di galoppare nelle praterie.
Per il cavallo, invece, la cartella di Eulalia aveva significato la fine di una pacata e solitaria esistenza trascorsa tra i pali di un recinto, ma questo Eulalia non lo sapeva: era ancora in quell’ eta’ in cui non si sospetta mai che il proprio benessere possa passare per la sofferenza di qualcun altro.
 
Cosi’, il primo ottobre di un anno qualsiasi, Eulalia, con la sua cartella di cavallino bianco a macchie rosso-arancio, aveva lasciato la mano della mamma per salire i gradini ed infilarsi silenziosamente in classe, dando inizio a una lunga sequenza di giorni apparentemente tutti uguali ed equamente suddivisi tra lezioni, passeggiate fino ai bagni e merende.
 
Non era stata lei a scegliere il banco: l’anziana maestra, per comodita’, aveva messo a sedere i bambini in ordine alfabetico, per poter memorizzare piu’ facilmente i loro nomi.
Eulalia non aveva scelto nemmeno il grembiule bianco, la cui misura troppo grande era finalizzata ad un utilizzo che si sarebbe protratto negli anni successivi, ne’ le due palline di velluto verde che le penzolavano del collo, una buffa via di mezzo tra un fiocco e un cravattino eccentrico di coda di topo e pon-pon.

Ma ad Eulalia tutto questo piaceva, cosi’ come le piacevano i compagni con gli occhiali, le finestre sul giardino e il vecchio banco di legno, che da tempo non aveva, ne’ avrebbe mai piu’ visto in vita sua un calamaio pieno d’inchiostro.

 

Su invito della maestra, in una classe in religioso silenzio, cosi’ diversa da quella che sarebbe diventata la societa’ negli anni a seguire, Eulalia aveva aperto un quaderno, e poco dopo aveva appoggiato sul lato destro del banco un foglio di carta assorbente colorata.

Il profumo dei fogli a righe blu copiativo e della colla (che inevitabilmente veniva usata per qualsiasi scopo, tranne quello per cui era stata messa nel barattolo di metallo grigio-argento), era la cosa che preferiva della scuola, dopo i pennarelli colorati, che occupavano un posto speciale nel suo cuore.
Eulalia si divertiva a riempirli d’alcool, appena mostravano segni di cedimento, per riempire i fogli con mille chiazze di colore. Provava un amore smisurato per quelli color verde pisello, gli azzurri e il ciclamino, e non capiva perche’ i suoi compagni si accanissero ad usare sempre quelli rossi.
 
In classe, quel giorno, molti piangevano e chiamavano a gran voce la mamma, ma Eulalia non era tra quelli che si disperavano.

Eulalia viveva e sognava tra i banchi, sospesa tra realta’ e fantasia, vergogna ed amore, paura e leggerezza: fin da quel primo ottobre, Eulalia aveva capito di essere diversa, e a nulla erano valsi i suoi sforzi per fingere di non saper leggere e scrivere, cercando di passare inosservata: era evidente perfino per i compagni di scuola che quella bambina non camminava, come gli altri, a passi incerti tra parole nuove e letture sillabate a fatica.
Eulalia era al di la’ della loro immaginazione.
 
Il suono di un clacson riporta velocemente il calendario al proprio posto. Eulalia deve attraversare la strada, e dato che non e’ buona cosa finire sotto a un camion per colpa dei ricordi, decide di lasciare la bambina del passato nel banco in terza fila, a destreggiarsi tra matite e temperini di un tempo che non tornera’ mai piu’.

Il semaforo sta gia’ virando al giallo: la piccola Eulalia saluta da lontano con una mano davvero molto piccola, e torna ad esercitarsi con aste e puntini, per cercare di somigliare agli altri bambini.
postato da: soffiodimaggio alle ore 23:46 | link | commenti (247)
categorie: pensieri, ricordi, scuola, sogni, amici, tempo, persone, , autunno, ottobre, eulalia
sabato, 22 settembre 2007

Eulalia e l'impermeabile

Eulalia, il 21 di Settembre, ha scritto un piccolo post qui.

Poiche' qualche amico che ne e' venuto a conoscenza  ha chiesto di poterlo leggere, ha pensato di rendere pubblico il link, per non escludere nessuno dalla  lettura.

Se lo desiderate, potete commentare anche su questo Blog.

Buon fine settimana a tutti.

 

 

mercoledì, 19 settembre 2007

Eulalia e l' equinozio d'autunno

Il sole sorge sempre piu’ tardi: sta per giungere il tempo in cui la notte e’ piu’ lunga del giorno, ed Eulalia, sentendo anzitempo un brivido di freddo, ha rubato alla spiaggia un pugno di rena.

Si e’ illusa di portare a casa un pezzo di spiaggia, per confondere il rumore del getto acqua nel lavandino con lo sciabordio del mare sotto la luna piena.
E’ il momento giusto per ripensare a una poesia, letta molti anni prima, e mai dimenticata:
 
 
Come scorrea la calda sabbia lieve
per entro il cavo della mano in ozio,
il cor senti' che il giorno era piu' breve.

E un’ansia repentina il cor m’assalse
per l’appressar dell’umido equinozio
che offusca l’oro delle piagge salse.
 
Alla sabbia del Tempo urna la mano
era, clessidra il cor mio palpitante,

l’ombra crescente d’ogni stelo vano
quasi ombra d’ago in tacito quadrante.


Ma la mano di Eulalia, benche’ serrata, non trattiene a lungo il soffice raccolto: l’ultimo granello di sabbia presto e’ caduto, senza rumore, ne’ un lamento.

Eulalia guarda il cielo, ancora azzurro, e poi la propria mano.
E’ vuota.

 


Chi sono

Utente: soffiodimaggio
Una brezza leggera tra le foglie. Un petalo di rosa. Un raggio di luna tra gli aghi di pino.

Commenti recenti

IosonoIo in Eulalia e lo splendi...
IosonoIo in Eulalia e lo splendi...
IosonoIo in Eulalia e lo splendi...
soffiodimaggio in Eulalia e lo splendi...
soffiodimaggio in Eulalia e lo splendi...
soffiodimaggio in Eulalia e lo splendi...
soffiodimaggio in Eulalia e lo splendi...
soffiodimaggio in Eulalia e lo splendi...

Archivio

oggi
maggio 2009
aprile 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Chocopets

Links

***Euland***
7 di 9
Amauroto Valmont
Amosgitai
Animagothica
Anneheche
Anotherday
Apophenia
Arciere - immaginare come un cieco e poi inciampar
Argenio Giuliana - Parole di vetro
Asariah
Asmodaeus - TERRA VIVA
Atir - Wonkas
Ayladelclan - a pelo d'acqua e fil di nuvola
Bonzo Corrotto
Borbonico - RIFONDAZIONE BORBONICA
Budo
Buffy86
Bukaniere - quando il molare è a terra...
Caffè letterario
Calzelunghe
Carlo Menzinger
Carlyssima - Quello che mi frega...
Cavaliere Inesistente - Podmork
Cavaliere Inseistente - Khu
Cercacoccole - Fiocchi di nuvole
Cercacoccole2 - Passaggi fra le nuvole e la terra
Ciumakella - Ventodalmare
Com'arrinesce si cunta!
Coprofilo - REFLUI UMANI
Cozzanengo - sognare la poesia
Crystel84 - Il mio angolo di vita da scoprire...
Cyrnano
Daniele Marzocchi
Daphnee - Sorrisi e leggerezza
Der blaue Engel
Dianthus - Pensieri fra l'erba alta
Diego D'Andrea
Different prospectives
Dodoc - Tre minuti
Emily
Endendros - Anemophoros - Nel Vento
Enochirios - il crepuscolo delle scintille
Enolafay - Plimae
Erikamorphy - L'essenziale è invisibile agli occhi
EufemiaG
Fataiaia - La casa delle Fate
FKfrankcapra - Apophenia
Flash6155 - realtafrantumata
Flinx
Forsithya - Dove portano i sogni...
Francyc2
FranMc - TheChroniclesOfMe
Galahadrys
Gattoblog
GenerALEinverno - A che punto è la notte
GhostOfFreedom
Goodnightmoon - Diario di una borderline
Graficnika
Grandaniele - largoaigiovani
Hariseldom
Il Blogg8: The Vampyr8's Blog
Il dubbio e' il padre del sapere
Il Gatto Silver
Il giardino segreto
Il Mondo di Riccardo
Iopensosempre
IoSonoIo - pensieriaparole
Jecklemot - per quando t'assale la noia
JollyyRoger - Il sonno della ragione si rigenera
Katiuccia - lucciolexlanterne
Keypaxx
Kirasakuya - Mondo Decadente..Florida Follia..
Korus - Cristallodiquarzo
Kuppotto
L'arte è la mia fantasia
L'Uva e l'Ozio
LaDurlindana Storie A Budget Minimo
Ladypazz2 - Un continuo decervellamento di stile
Laura et Lory
Lavoretti
Lemurakkia - Io sogno la luna
Lenor - Il Resto di Niente
Lestat
Libero83 - oltre la monnezza
Lily of the valley
Lo scarabocchio di Comicomix
Lujomama - mamalujo.splinder.com/
Lupoanziano
Maestrobuitre
Maghettablog
Malviso - Nevermore
MarcFranz - C'era una volta l'amore...
Mariadn - Cosa cucino oggi?
Marleneinnoir
Materiaostrika
Matto81 - La stanza del matto
MaxDemian
Mbarabba - Il MONDO INTERNO ESTERNO DELL'INTERNO
Merlinus
Micheblog
Milanbeppe - vita quotidiana
Miriblog
Mjertovjek
Monicamarghetti - Little Monica
MorfeoNetDevil
Naïf Super
Navigare a vista
Nel Vento
Nella tana di Jedredd
Novadiana
Novelas - Telenovelas
Nullacomesembra - bellezza assoluta...ritorna l'ardore!!!
Okcomputer - L' Occhio di Rovereto
Ombrellina
OrdMADNESS - *The ORDINARY MADNESS*
OroViola
Ossimoro - Apolide
Otka
Paniko 23 - Third Inconvenience
Paul Templar - Come eravamo
Paul Templar - Misteri,cronaca nera e ....altro
Pcube - radionowhere - note dissonanti
Pensieri Correnti
Pensierorumoroso
perlasmarrita
Phersephonae
Poesiaoggi - Fuori dal coro
Poetanotturno
Pyperita - Il tè nel deserto
Qualcunomingoi
RAinBOY
ram87 - epaterlesbourgeois
Rat-Man ... errare umanum est!!!
Rebelnymph
Romantic Tragedy - Opera al Nero
Ruika Hiwatari - scheletrinellarmadio
Scatterhead
Sen - spicchidiluna
Senzaspine
Serenacocco - La Sposa di Minerva...
Sergio Bottoni
Shelidon
Shoruel Puot-Pourri
Silo9 - storia di una pennuta
Simone Bocchetta
Skarbie
Socrate Aquilani
Soffio di Vento
SorNarciso
Sparkling Diamond - Io non so volare...
StatI transitorI
Stefano Massa - Il blog della comunicazione politica
Steger - get down tonight
Suffisso - instant karma
Supermoon - Spettegulesss!!!!!!
Surfstyle
The Tired Knight
Triana - e ora che faccio?
Tumbergia
Tuttascema - dolcimusetti
Ubaldo Riccobono - Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle
Valehime
Ventnoir
Veraslobosky
Violinistafolle
Vyoletta
Witchofoz
Wittelsbach
Yasu - Ricordare per dimenticare
Zeta 1977 - XYZeta

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

Partecipano

Foto recenti

Bottoni


Contatore

visitato *loading* volte

Copyright

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.5 Italy License.

Statcounter

BlogSearch

Feedburner

365 petali di fiori

Writing Blogs - BlogCatalog Blog Directory
Submit to Social Websites

Categorie

11 settembre
21 settembre

alieni
allopregnanolone
ambiente
amici
amicizia
amore
animali
attualita
attualità
auguri
autunno
avaro
beltane
caldo
candele
cani
caraibi
carnevale
cinema e film
citta
città
cocaina
colori
cometa
concerto
criptonite
cuore
cupido
curiosità
delfini
delusione
denaro
desideri
dinosauri
dioniso
ditirambo
donne
droga
eclissi
equinozio
esercizio di stile
estate
eulalia
fantascienza
fantasia
farfalle
fate
fauni
favole
fedro
ferragosto
festa
fiabe
fiori
gabbiani
galeone
gatti
gelati
genetica
genova
giardini
giovinezza
halloween
horror
imbolc
inconscio
informazione
ipocrisia
king
kryptonite
lago
lavoratori
lavoro
lestat
lettera
letteratura
libri
litha
luce
luna
lupi
mabon
maggio
magia
mare
memorial
meschinita
metafore
miseria
miti
mondo
montagna
morte
mostri
musica
natale
natura
nave
neve
notizie
nuvole
opera
ossitocitina
ostara
ottobre
paesaggio
parafrasi
pedofilia
pensieri
personaggi
persone
piante e fiori
pipistrelli
pirati
poesia
polena
porto
pride
primavera
primo
ricordi
ricordo
rinascita
rivelazioni
romanzi
sacrifici
samhain
san valentino
scimmie
scoperte
scrittori
scuola
segreti
selene
societa
sogni
soldi
solitudine
solstizio
speranza
spiderman
stagioni
stelle
streghe
sultura
superman
tempo
topi
tradimento
umanità
uomini
uomo ragno
vacanze
vampiri
vendetta
viaggi
visioni
wicca
yule
zen
zoo