domenica, 17 maggio 2009

Eulalia e lo splendido giardino XI

Esercizio di stile di edaltrestorie

http://edaltrestorie.splinder.com/

La mia storia inizia in questo splendido giardino. I pomeriggi estivi della mia infanzia, dopo la fine della scuola, li trascorrevo sempre nella casa in campagna, con i miei cugini, insomma con la banda di cui io mi ero autoeletta capo! I miei genitori credevano che io dormissi nella mia camera ma in realtà dopo qualche minuto mi alzavo, correvo a chiamare gli altri ed in fretta lasciavamo i nostri letti, giravamo i cuscini in verticale e ci mettevamo sopra la coperta, in modo che se ci fossero stati eventuali “controlli” sembrava che stessimo beatamente dormendo.

L’appuntamento era in giardino e lì la nostra fantasia di ragazzini divagava libera, come se per lunghi anni fosse stata imprigionata fra le briglie del sonnellino ristoratore pomeridiano e cominciavamo a giocare, a immaginare, a inventare…il fatto di farlo di nascosto rendeva i nostri giochi molto più avventurosi e il non rispettare le regole, ci faceva sentire “grandi”.

A volte fingevamo di essere i proprietari di un castello e dalla torre riusciamo a vedere i nostri vastissimi possedimenti, dove i cavalli si muovevano liberi, aspettando solo di essere cavalcati da noi. Altre volte ci intrufolavamo nella biblioteca di famiglia e ci arrampicavamo sulla scala fino allo scaffale più alto per scegliere un libro che non leggevamo mai, ma ci piaceva vedere l’immagine della copertina e la sensazione di fresco, come una leggera brezza, che si sentiva nello sfogliarne le pagine … quasi come fosse stato un ventaglio.

I pomeriggi di luglio nel paese erano molto caldi, a volte facevamo una capatina nella limonaia, sempre di nascosto, e brindavamo facendo tintinnare i bicchieri riempiti fino all’orlo di cedrata, di chinotto e di ghiaccio. Bere bibite ghiacciate, ecco un’altra cosa proibita che facevamo nei pomeriggi afosi, fregandocene degli ammonimenti che riecheggiavano lontani nelle nostre menti come tormentoni: “…non correte, non sudate, non bevete bibite ghiacciate, non fate il bagno dopo aver mangiato....etc…” .

A volte, sotto il pigiama, ci mettevamo direttamente il costume da bagno e appena usciti dal letto, lo nascondevamo bene bene e con addosso solo il costume scendevamo in piscina dove, seduti o stesi sul bordo, ci gustavamo una bibita e ci mangiavamo una fetta di torta di mele, rubata in cucina, che doveva essere la nostra merenda al risveglio.

Noi più avventurosi non disdegnavamo una bella passeggiata in bicicletta fino alla stazione….ci è sempre piaciuto stare a guardare la gente alla stazione ed immaginare la storia di ognuno: c’è chi parte da solo, un ragazzo accompagnato dalla famiglia non riesce a staccarsi dalla mamma, una coppia di fidanzati si bacia e continua a parlare dal finestrino anche quando lei è già salita sul treno…e c’è chi arriva, qualcuno è atteso e scompare nell’abbraccio di chi lo aspetta, qualcuno si guarda intorno e cerca chi non è venuto a prenderlo, altri scendono senza esitazioni e si dirigono verso l’uscita.

Poi quando si avvicinava l’ora di svegliarsi ritornavamo nelle nostre camere e come se niente fosse successo ci alzavamo e ci ritrovavamo tutti nel soggiorno dove il nonno finalmente poteva far suonare a tutto volume il suo grammofono e i vecchi dischi…ora che eravamo tutti svegli e che la musica non poteva disturbare il nostro sonnellino ristoratore pomeridiano …

lunedì, 27 aprile 2009

Eulalia e lo splendido giardino VI

Esercizio di stile di FKfrankcapra

http://apophenia.splinder.com

La mia storia inizia in questo splendido giardino. Ricordo la prima volta che attraversai il cancello della tenuta.

L'auto d'epoca mi era venuta a prendere davanti alla stazione, mentre mi guardavo attorno con aria sperduta. Salutai con gioia quell'uomo dai buffi baffi neri, suscitando in lui un certo imbarazzo, prima di capire che era solo l'autista. Incontrai il mio nuovo papà solo lì, in mezzo a quei fiori dai colori sgargianti. Abituata al freddo grigiore dell'orfanotrofio, nella mia mente, il caldo colore dei fiori si legò per sempre al volto segnato dal tempo dell'uomo che sarebbe divenuto mio padre. In quel momento quasi non feci caso al maestoso castello che si ergeva al centro del giardino, una casa ben diversa dalle modeste mura che mi avevano visto crescere. I miei occhi erano persi in quei colori. I fiori e gli alberi da frutto riempivano i miei sensi di profumi e vivaci tonalità. Era l'ora del tè. La prima cosa che mangiai arrivata in quella casa fu una fetta di torta di mele. Le rosse mele che crescevano tra gli alberi del giardino, quelle che scorsi dietro alla spalla di mio padre, Lord Albert, quando mi abbracciò per la prima volta.

Del rapporto con Nessa, seconda moglie di Lord Albert, non ho purtroppo ricordi felici. Non venne neppure ad incontrarmi quel giorno e rimise a mangiare nelle sue stanze. Il primo ricordo che ho di lei è di quando la vidi, il giorno seguente, dalla finestra della biblioteca. Sdraiata al bordo della piscina su un lettino di legno, indossava un costume nero piuttosto ardito. Era visibilmente più giovane di mio padre. La donna alzò la testa verso la finestra. I grandi occhiali neri incrociarono il mio sguardo. Alzai la mano per salutare. Lei si rigirò con indifferenza verso la piscina e sollevò un bicchiere ancora pieno a metà. Vicino a lei su un vassoio ne erano posati diversi. Quasi tutti erano ormai vuoti. Rimaneva solo il ghiaccio, la cui fredda luce pungente sembrava resistere al calore del sole.  Al tempo non avevo ancora capito quanto profondo fosse quel gelo.

Passarono gli anni e la mia vita all'orfanotrofio divenne solo un lontano ricordo. Passavo le mie giornate girando l'immenso giardino su una bicicletta. L'avevo fatta dipingere di rosso, come le mele così dolci del frutteto. Fu così che conobbi Bradley. Bradley era un ragazzo giovane e vivace. Da piccolo aveva avuto gravi problemi di salute, ma ora era guarito ed aveva sostituito il padre nel curare gli alberi da frutto di Lord Albert.  Durante l'estate portavo con me della limonata, fatta con i limoni coltivati nella tenuta. Lo guardavo lavorare, fino a quando egli non mi scorgeva e posava gli attrezzi da lavoro. Ci stendevamo sull'erba sotto l'ombra dei grandi cipressi e ridevamo assieme sorseggiando quell'aspro nettare. Con lui mi trovavo a mio agio.

Quando finì l'autunno, finì anche il lavoro di Bradley. Lui mi mostrò però un piccolo luogo dove avremmo potuto incontrarci in segreto. Era una limonaia, dove durante l'inverno venivano messe le piante di limoni per proteggerli dal freddo. Mancavano ancora due giorni al nostro incontro, ma andai lì presa dalla curiosità di scoprire questo posto nascosto, con il cuore ricolmo di trepidazione. Era una piccola serra tutta di vetro. La struttura di ferro battuto formava dei disegni, come fiori dai petali d'acciaio. Lasciai la bicicletta rossa appoggiata a tortuose foglie di metallo scuro.

All'interno oltre agli attrezzi ed alle piante, su un grosso tavolo sporco c'era un vecchio grammofono, e dei dischi in vinile. Con la mano scostai la polvere ed il terriccio che li ricoprivano. Musica col sapore di abiti di raso, fumo di sigari e film in bianco e nero. Sollevai Rapsodia in blu di George Gershwin e appoggiato a The Believer di John Coltrane trovai una lettera. Una busta ingiallita dal tempo. Una lettera d'amore? Forse anche Lord Albert si era trovato qui in segreto. La aprii. Era scritta a mano, ma la scrittura, poco elegante e confusa, non era quella di una donna e neppure di Lord Albert.

Milord,
so che eravate solito nelle notti di luna venire con vostra moglie lady Ellen, proprio in questo luogo dove avete chiesto la sua mano. Lascio dunque qui questa missiva. Se il ricordo di lei vi porterà di nuovo alla limonaia, forse la troverete.
Vi ho già dato le mie dimissioni e sto per partire. Non ho il coraggio di dirvi queste parole di persona, ma il mio senso di colpa è troppo grande perché io possa sopportare altrimenti. So di avervi riferito di aver visto lady Ellen lasciare la casa con i suoi bagagli, ma come forse avrete immaginato, questa assurda versione dei fatti non corrisponde al vero. Voi conoscete i problemi di salute che affliggono il mio giovane figlio. Ciò nonostante non capisco come io abbia potuto farmi irretire a tal punto dalle parole di quella donna e dalle promesse di una cura. Le parole non posso essere sufficienti per ottenere il vostro perdono, ma vorrei almeno che voi conosceste la verità. La signorina Nessa in cambio del rimedio per la rara malattia di mio figlio, mi chiese senza esitazione, né vergogna alcuna, di porre fine alla vita di vostra moglie lady Ellen. Che Dio mi perdoni, accecato dall'amore paterno o forse dalla follia io accettai. Io Daniel Mac Trevor confesso di aver quella mattina colpito a morte vostra moglie lady Ellen. Presi poi due valigie e riempitele con i suoi effetti personali le seppellii assieme al suo corpo, proprio qui di fronte a questa limonaia. Una parte di me spera che voi troviate questa lettera così che io possa ricevere la giusta punizione. Tuttavia forse vi sarà risparmiata questa dolorosa verità e la mia anima subirà il proprio castigo solo davanti agli occhi del Signore.
In fede,
Daniel

Quel giorno tornai a piedi dalla limonaia. Non ebbi il coraggio di riprendere la mia bicicletta rossa. Appoggiata a quel terreno che nascondeva un segreto così orribile. Avevo rimesso la lettera al suo posto. Ero incapace di giudicare se la vita di Bradley fosse o meno un prezzo abbastanza alto da giustificare la morte di quella lady Ellen che non avevo mai conosciuto. Ripensai all'inizio di quella lettera sporca di terra e di dolore: "Se il ricordo di lei vi porterà di nuovo alla limonaia, forse la troverete." La polvere aveva ormai ricoperto il vecchio grammofono. Allora forse era giusto così, che quella lettera rimanesse nascosta dai ricordi piacevoli di un amore romantico, tra Gershwin e Coltrane e che quel luogo rimanesse un tempio all'amore e non divenisse solo una tomba insanguinata. Io però non tornai più alla limonaia e quando Bradley si recò lì senza trovarmi, pensò alle fugaci promesse di un amore durato un estate.

T.B.Blaze

martedì, 06 gennaio 2009

Eulalia e il nuovo anno

Eulalia e' in perenne movimento .

Sospesa tra il mondo degli uomini e quello delle creature ultraterrene, viaggia nel piano della natura e in quello del fantastico.

Tra lo spazio profondo e gli abissi dell'anima, danza nelle notti di luna calante, tenendo in mano la torcia perenne della passione e del destino, e sebbene una gelida coltre bianca copra la terra e i sogni, Eulalia, novella Ecate, procede a passo spedito, con sicurezza.

 

Eulalia e' viva.

 

venerdì, 03 ottobre 2008

Eulalia e il treno in corsa

Ci sono persone la cui vita e’ un treno in corsa: partono, prendono velocita’ e viaggiano decise.
Sebbene non sempre si conosca la destinazione del viaggio, e talvolta non si riesca nemmeno a stabilire la direzione precisa in cui stanno andando, il loro procedere lungo binari dritti e lucidi trasmette una sensazione di forza e sicurezza non comuni, e, per questo, piena di fascino.
 
Queste persone possono avere due tipi di amici: quelli che corrono paralleli ai binari e saltano a bordo per condividere il viaggio, e quelli che si aspettano che il treno spenga i motori e il conducente si dedichi completamente a loro.

 
Eulalia appartiene alla prima categoria: per lei l’amicizia e’ fatta di condivisione, partecipazione e solidarieta’, percio’, quando incontra una persona lanciata come una locomotiva, non si aspetta che questa lasci ogni occupazione per dedicarsi a lei.
 
Certo, una pausa ogni tanto e’ salutare, ed Eulalia gioisce dei momenti che le vengono dedicati: l’attenzione esclusiva di una persona cara, il sentirsi al centro del suo universo, sono sensazioni impagabili che la riportano a momenti lontani, quando tutto sembrava piu’ semplice e chiudere gli occhi, isolandosi dal mondo circostante per assaporare un gelato alla vaniglia, era un’esperienza quasi ultraterrena.
 
Tuttavia, conscia dei limiti posti da una societa’ in cui il tempo libero a disposizione e’ il vero indicatore di ricchezza delle persone, accetta di buon grado di farsi trascinare in tourbillon di spostamenti, cene, uscite al cinema, incontri, attivita’ piu’ o meno ricreative, varie ed eventuali.
 
Lo fa con la leggerezza che le e’ propria : il peso di Eulalia in una casa e’ quello di una farfalla che si posa sui mobili senza appesantirli: apre le ali mostrando i propri colori, ma occupa lo spazio di un francobollo.
 
Le piace inserirsi nella quotidianita’ delle persone, anche quando questo comporta risvegli anticipati, notti passate in letti troppo piccoli o case troppo fredde, veglie prolungate, compagnie ingombranti e chiassose, pasti nella migliore delle ipotesi creativi e spostamenti impegnativi.
 
Non le importa del contorno.
Eulalia bada alla sostanza, ed accetta le persone per quel che sono; non pretende di stravolgerne le abitudini, ne’ di monopolizzarne la vita, anche se, a dire il vero, qualche volta ne ha la tentazione: le capita con la gente che vede di rado, e con la quale vorrebbe scambiare una scorta di energia ed affetto, da conservare per i tempi di carestia.



 

Eulalia partecipa fino in fondo alla vita degli altri: lo fa come e quando le e’ possibile, ma con la determinazione di chi vuole restare sul treno fino al capolinea: un po’ per fedelta’, un po’ perche’ e’ sempre curiosa di sapere come vanno a finire le storie.
 
Ora Eulalia e’ ferma alla stazione. Passano troppi treni, e lei non sa bene quale prendere.
Alla fine qualcuno decidera’: sara’ il destino, o il cuore di Eulalia, o forse il vento che spira da Nord.


Salira’ sulla prima carrozza e restera’ col naso incollato al finestrino per guardare il paesaggio e, quando sara’ il momento, portera’ un fiore al macchinista.
venerdì, 30 maggio 2008

Eulalia e il supermercato dell' anima

Una prugna secca appassisce, come stanco e oscuro fiore, in un barattolo sullo scaffale.
Tra le corsie del supermercato, ormai vicino all’ ora di chiusura, risuona una musica insipida, che nessuno ascolta.

Nel banco frigo, le carote invendute parlano con le zucchine del tempo, della famiglia, e della prossima vacanza, mentre un cespo d’insalata si suicida per noia, lanciandosi nel sacco nero.
Il riso thailandese racconta i propri viaggi, le amicizie esotiche, la miseria dei campi; intanto le ali di pollo si lamentano della separazione dal resto del corpo: mal comune nel reparto macelleria.

Frattaglie sparse cantano in coro la canzone della vaschetta di polietilene: ogni salsiccia la conosce a memoria, e le braciole intonano, a turno, splendidi assoli in falsetto.
 
E’ bello vedere la panna liquida ondeggiare voluttuosa nel tetrapak: sembra una ballerina col tutu’ bianco, e i frollini fanno la fila per un giro di valzer con lei.
Panini, pagnotte e grissini fanno la corsa nei sacchi, e i salumi improvvisano un albero della cuccagna pieno di mortadelle, prosciutti e insaccati gustosi.

Liquori e bevande gassate brindano tra loro, e il pecorino sardo canta una nenia piena di malinconia.
La nostalgia attanaglia anche le caciotte toscane e il parmigiano, che vorrebbero tornare a casa.

Eulalia, in ritardo sulla tabella di marcia, compra dei ravanelli particolarmente allegri e si fa contagiare dal buonumore delle focaccine.

Paga il conto, esce, e non si avvede di un pacchetto di patatine che piange, da solo, in un angolo.
giovedì, 22 maggio 2008

Eulalia e la Stella Pigra

Astronomia: scoperta stella pigra
 
Brilla grazie ad aiuto della sua compagna
ROMA, 20 MAG - Esiste una stella cosi' pigra che non riesce a brillare da sola ma ha bisogno dell'aiuto della sua compagna. L'ha scoperta un gruppo italiano dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. La stella pigra appartiene a un sistema doppio, composto da due pulsar che emettono raggi X. Una delle due pulsar emette raggi X solo grazie all'aiuto della compagna che periodicamente la investe con un intenso flusso di particelle e le fornisce cosi' l'energia necessaria per brillare.
 
 



Eulalia si rigira nel letto.

E’ tardi, ma ancora la voglia d’alzarsi non e’ arrivata, ed Eulalia segue, senza riluttanza, il richiamo del cuscino a nuvola, del lenzuolo perlato e della sottile noia, giunta da tempo ad increspare, come onda leggera, l’oscuro oceano del mal di vivere, che la sua barca solca da settimane.

 
Oggi non e’ giornata di sole, d’erba appena tagliata, di fiori che s’aprono con gioia alla luce: il cielo e’ grigio, come l’anima; la gente che passa per strada fa un rumore stridente di rabbia, miseria e solitudine che Eulalia non vuole piu’ ascoltare.

Eulalia ha bisogno di riposo: sono lontani i momenti in cui col suo fulgore rischiarava il cielo notturno ed incantava gufi, streghe e lupi.


Dimenticati, da tempo, i voli tra le nuvole e gli uomini, lasciate alle spalle le imprese coraggiose e gli abbracci alle altre creature, Eulalia, dalle ali ripiegate, si nasconde sotto le coperte, sperando di ritrovare nei sogni l’ energia perduta: le stessa con cui, nelle notti piu’ fredde, toglieva gli uomini dall’inferno e li riscaldava con la propria luce avvolgente.


E mentre il monitor, nella stanza bianca, mostra con impietosa precisione la linea piatta dell’anima, Eulalia, in bilico tra il tubo dell’ endovena e la sponda del letto, attende un gesto rivelatore da parte della pulsar gemella.

mercoledì, 23 gennaio 2008

Eulalia e l' Anno Nuovo

Eulalia apre la finestra. Un soffio d’aria gelida sussurra la notizia: un anno e’ morto, un nuovo anno ha preso il suo posto.
Il vento del Nord, foriero di pioggia, grandine e neve, annuncia, con voce stentorea, il tempo a venire: come antipasto, tre mesi freddi, tra gente che muore ammazzata senza motivo e malattie incurabili che esplodono improvvise, uomini pavidi coi sacchi di sabbia alle finestre e kamikaze in azione in pieno giorno.

A seguire, i giorni della fame e della sete, delle piaghe infette e del disfacimento dei corpi, giorni di lacrime nelle stanze, disperatamente bianche, dove le medicine vengono iniettate a forza:  al suono dei serpenti a sonagli, i pazzi e gli assassini balleranno con gli occhi sbarrati e i pensieri in fuga.
Per finire, nel delirio collettivo che seguira’, gli uomini disperati si caveranno gli occhi da soli, e la strada delle stelle sara’ coperta da un drappo nero.
 
 
Eulalia si veste, esce e cammina per le strade, per capire. Vuole parlare con i passanti, per chiedere loro cosa stia accadendo, ma non incontra nessuno: un silenzio innaturale attutisce il suono dei suoi stessi passi sul suolo gia’ ghiacciato, eppure non ancora bianco.
E’ buio, senza le stelle in cielo. La luna e’ fuggita gia’ da qualche giorno, ed Eulalia teme che il sole, ormai stremato, la segua lontano dalla propria orbita.
 
Eulalia guarda nelle case e intuisce cio’ che si trova dietro le tende avvizzite delle poche finestre illuminate: anziani soli, infreddoliti davanti a un fuoco che non si lascera’ riattizzare, bambini laceri con lo stomaco e l’anima ugualmente vuoti e gente senza nome, ne’ voglia di pensare a un domani.
 
Gli animali se ne sono andati da tempo; solo qualche insetto si attarda tra gli avanzi di infausti banchetti ormai decomposti, rovistando tra i rifiuti, in gara con i senzatetto affamati.
 
La colomba bianca, chiusa in gabbia, guarda mestamente il ramoscello d’ulivo. Una mano tremante si e’ avvicinata e ha aperto lo sportello, forse per pena, forse per distrazione. La creatura alata si alza di slancio e punta verso il cielo.
Sa che la lotta sara’ impari: dovra’ evitare i fucili dei bracconieri e le fionde dei teppisti, eppure non ha lasciato ancora ogni speranza, perciò non tutto e’ perduto.
 
Eulalia, dalle bianche piume, vola, sempre piu’ in alto, fino a quando la citta’ diventa un punto grigio inghiottito dalla tempesta.
Le strade sono fili neri, e le piazze paiono lacrime d’asfalto; da lontano, tutto puo’ sembrare poetico: basta volerlo.
Eulalia si sfila una remigante, la intinge in una nuvola, e inizia a vergare con eleganza versi e rime bianche su un cielo sorprendentemente blu.
Chissa’ : forse domani andra’ meglio.
lunedì, 24 dicembre 2007

Eulalia e la Cometa

UNA COMETA 'ITALIANA' CHIUDE UN 2007 DI SUCCESSI
 
ROMA - 24 dic. -Non poteva arrivare che a Natale la scoperta di una cometa e per di più con un nome italiano, quello dell'astrofisico Andrea Boattini. L'annuncio chiude in bellezza un 2007 particolarmente importante per lo spazio italiano, in cui è partito il più grande programma mai varato dall'Italia, Cosmo SkyMed, ed è stata un successo la missione dell'italiano Paolo Nespoli, che ha portato sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) il Nodo 2, realizzato in Italia. E il 2008 si annuncia già carico di attese. 

La Cometa
è stata scoperta nell'ambito di un programma finanziato dall'Asi e l'Unione Astronomica Internazionale ha appena ufficializzato il nome della cometa. La cometa è stata individuata nella costellazione della Vergine, utilizzando un telescopio da 1,5 metri di diametro dislocato in Arizona, a Mount Lemmon. La scoperta è stata confermata dalle osservazioni degli astrofili italiani Ernesto Guido e Giovanni Sostero, dell'osservatorio di Remanzacco (Udine).

OCCHI ITALIANI SU SISTEMA SOLARE: mentre l'antenna italiana della sonda Cassini da dieci anni continua a trasmettere immagini spettacolari da Saturno, le sue lune e i suoi anelli, i radar italiani Marsis e Sharad a bordo della sonda europea Mars Express continuano a cercare acqua e ghiaccio su Marte. Da Venus Express, lo spettrometro italiano Virtis riesce a penetrare l'atmosfera densissima di Venere. 


 

Eulalia e’ contenta: c’’e la Cometa, c’e’ il Natale, ci sono uomini che per una volta puntano gli occhi al cielo e non sul portafoglio.
E come nelle migliori tradizioni, Eulalia, con le sue renne, vola al Polo Nord, pronta a fornire il traino per Babbo Natale e la carta colorata per gli Elfi.

Poi andra' ad illuminare gli alberi con mille colori, e i cuori degli uomini con un pensiero di gioia, rivolto al futuro.


E’ tempo di vacanze: Eulalia, finite le ultime incombenze dell’anno, sale su un fiocco di neve che non si scioglie mai e prende il largo, per poi sparire all’orizzonte, lasciando una scia luminosa che qualcuno e’ riuscito a decifrare.

E’ un augurio per gli uomini, gli animali, le piante e i sassi: Buone Feste.
 
mercoledì, 19 dicembre 2007

Eulalia e i Delfini

Delfini: intelligenti e romantici
Corteggiano l'amata offrendole un mazzo di alghe

LONDRA, 6 DIC - Che i delfini fossero animali intelligenti si sapeva; ora grazie ad una ricerca britannica si scopre che sono anche romantici. Corteggiano l'amata regalandole un mazzo di alghe. Gli esperti hanno analizzato per 3 anni 6 mila gruppi di animali che attraversavano una foresta pluviale brasiliana.
In 221 gruppi vi era un maschio che trasportava in bocca alghe, ramoscelli o grumi d' argilla per persuadere la femmina all'accoppiamento.I delfini romantici erano piu' aggressivi degli altri.
 
 
ANCHE I DELFINI PARLANO E HANNO UN LINGUAGGIO
 
LONDRA – 19 DIC - I delfini sono in grado di parlare e hanno un proprio linguaggio. Lo sostiene l'esperta Liz Hawkins del 'Centro di ricerca delle balene' in Australia, che ha identificato 200 suoni diversi emessi dai mammiferi. Dal momento che i fischi con cui si esprimono sono collegati ad alcuni comportamenti, gli scienziati si sono fatti un'idea di quello che potrebbero dire.

 La Hawkins ha passato tre anni a studiare gli animali d'acqua, registrando 1.647 suoni provenienti da 51 coppie di delfini. I suoni sono stati raggruppati in 186 categorie, a seconda della frequenza con cui iniziavano e con cui finivano e della durata. Di questi, 20 erano molto comuni.

"Si tratta di una comunicazione molto complessa - ha spiegato Liz Hawkins alla rivista britannica 'New scientist' - e contestuale, quindi si può definire lingua". La ricercatrice ha classificato i suoni in cinque gruppi e ha scoperto che per ogni tipo di suono corrisponde un atteggiamento. Ad esempio quando le coppie viaggiano, usano un suono matematico, emesso in maniera simmetrica, cosa che invece non fanno quando si riposano o mangiano. Inoltre la Hawkins ha individuato un fischio che i delfini usano quando cavalcano le onde, riconducibile probabilmente ad un'espressione di euforia, come quelle dei bambini.

 "E' troppo presto - ha detto la ricercatrice - per capire se si dicono cose del tipo: 'dai sbrigati' oppure 'c'é del cibo li", ma è possibile che funzioni più o meno così. La loro comunicazione è molto più difficile di quello che credessimo". 


 
Eulalia corre, salta, vola. Va di fretta, rimbalzando come la pallina di un flipper tra mura di residenze storiche, angoli di quartieri alla moda, case di periferia. Rotola in salita, verso gli abitanti delle montagne, e poi scende, fino alla gente di mare.

A tutti, grandi e piccini, porta un mazzetto di alghe: lo porge con un sorriso, incurante degli sguardi increduli e perplessi, e poi riparte, alla volta di una metropoli o di una frazione di collina. Eulalia viaggia ai Poli e attraversa le fasce tropicali, rimbalza sulla linea dell’equatore e si spinge sopra ai crateri e sulle isole oceaniche.

E’ a buon punto: tra non molto avra’ terminato le consegne, e finalmente potra’ ripartire per lo spazio profondo, sperando che gli esseri umani comprendano il messaggio. Non e’ facile: per quanto chiaramente parli, Eulalia ha la netta sensazione che gli umani proprio non capiscano, eppure non demorde; prima o poi, qualche bipede avra’ un guizzo inaspettato dì’intelligenza, e tutto apparira’ in tutta la sua disarmante chiarezza.

 
Nel frattempo, volando verso Andromeda, Eulalia salutera’ la Terra con un cenno della mano,  sognando di tornare presto, e ritrovare una umanita’ migliore.

"So Long, and Thanks for All the Fish."
giovedì, 22 novembre 2007

Eulalia e il re dei topi

Solitudine abbassa difese da stress - Ricerca di due italiani negli Usa

ROMA, 13 NOV - La solitudine e' un attacco alle nostre difese naturali anti-stress e potrebbe essere l'origine di disturbi come ansia e aggressivita'. Lo hanno scoperto gli italiani Erminio Costa e Alessandro Guidotti con una ricerca presso l'Universita' dell'Illinois a Chicago, pubblicata sulla rivista PNAS: nei topi l'isolamento sociale impedisce la produzione dell'ormone anti-stress allopregnanolone.
Cosi' disturbi quali ansia e aggressivita' potrebbero essere ricondotti a quest'alterazione.

Eulalia sbuffa: ha in corso un difficile rinnovo contrattuale,  e’ ancora impegnata nella costruzione delle centrali di raffinazione dell’ ossitocitina, ed ecco che all’ improvviso  le arriva una ordinazione per un massiccio quantitativo di allopregnanolone.
 
Il re dei topi e’ stanco di sentirsi solo: non vuole passare le giornate a  fare lunghi discorsi alle croste di formaggio, ne’  a correre per ore nel solaio, in cerca di una compagna che esiste solo nella sua fantasia.
Da bravo sovrano, pensa anche al benessere dei sudditi piu’ sfortunati, ed e’ per questo che chiede  ad Eulalia di preparare quantita’ industriali di una sostanza in grado di risolvere i problemi delle tante anime, solitarie come la sua, che vivono senza nessuno al loro fianco.

 
Eulalia non  ha cuore di rifiutare l’incarico, cosi’ si mette a studiare nuove formule per creare la molecola perfetta. Passa notti insonni a ipotizzare, progettare e sperimentare, e finalmente riesce nell’intento: due sole gocce sotto la lingua, e i roditori saranno felici, dimenticando ansia ed aggressivita’.


 

Dopo la cura, i topi danzeranno in tutu’ rosa, tra cantine e solai, senza darsi pena per veleni, gatti e trappole. E ballando sulle note dello Schiaccianoci, faranno amicizia con i loro simili, organizzeranno feste piene di formaggio e porteranno i fiori a qualcuno di speciale, finche’ una sera, osservando un tramonto troppo rosso per i loro occhi, si abbracceranno e capiranno di non essere piu’ soli.

Da quel giorno, nessuno potra’ piu’ convincerli ad entrare in una gabbia. I  topi, intelligenti e sensibili, non rinunceranno per nessun motivo a stare con i propri simili: Eulalia e’ convinta che la vittoria finale sulla solitudine sia assolutamente alla loro portata. 
 
Sono gli uomini, quelli che la preoccupano.

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Utente: soffiodimaggio
Una brezza leggera tra le foglie. Un petalo di rosa. Un raggio di luna tra gli aghi di pino.

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